Rime di Favole. Da Jean De La Fontaine. Traduzione di Emilio De Marchi. Terzo Bastimento 03

Rime di Favole. Da Jean De La Fontaine. Traduzione di Emilio De Marchi. Terzo Bastimento 03
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Traduzione di Emilio De Marchi
Messa in voce di Gaetano Marino

Il grande erede di Fedro e della Favola Esopica in un capolavoro intramontabile di Poesia, stile, saggezza, eleganza, moralità, adatto a tutte le età e culture. Veri e propri racconti in Poesia, le Favole del genio francese, hanno vissuto nei suoi straordinari versi un’identità e una vita come mai vissuta prima. Fluidità, ironia, tecnica sublime unita a una raffinata e squisita semplicità, fanno delle sue Favole un’opera senza precedenti, consegnando il Poeta all’immortalità, mentre in Italia, la grande fama delle sue Favole è indissolubilmente legata alla magnifica opera di traduzione del grande Emilio De Marchi.


BASTIMENTI
RIME DI FAVOLE
PRIMO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine
RIME DI FAVOLE
SECONDO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine
RIME DI FAVOLE
TERZO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine
RIME DI FAVOLE
QUARTO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine
RIME DI FAVOLE
QUINTO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine
RIME DI FAVOLE
SESTO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine
RIME DI FAVOLE
SETTIMO BASTIMENTO
Jean De La Fontaine

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2 commenti

  1. Largot Jean-Charles

    Il desiderio di tradurre le Favole di Jean De La Fontaine è straordinario, e lodevole è ogni tentativo in tale senso. Mi ha commosso! Premetto che sono francese, che capisco molto bene l’italiano e che l’opera del geniale Poeta La Fontaine mi ha sempre accompagnato.
    Ho ascoltato le tre prime traduzioni e tengo a dire quanto segue: non trattasi di traduzione “quanto più fedele possibile” (sostanza, senso, tono, ecc., ecc.) ma, ahimè, di traduzione in ampia libera interpretazione dei mirabili testi di La Fontaine. 😬
    Conosco bene le mille difficoltà inerenti all’Arte del Tradurre, e quelle più grandi ancora quando i testi da tradurre sono poesie o poetici… Ma no, non si può cambiare così tanto un testo oppure bisogna informare la gente che trattasi, appunto, di “totale libera traduzione”.
    L’opera proposta in italiano è certamente volonterosa ma non somiglia (almeno per le prime tre favole) che da lontano al testo francese e solo da lontano rispecchia il suo mirabile sapore, il suo incredibile valore.
    Non trattasi, credo, di insufficiente capacità del traduttore quanto di cattiva impostazione, cattiva scelta del tipo e del livello di traduzione; delle scelte secondo me errate.
    Infine, contesto altrettanto fortemente la lettura eseguita. Le Favole di Jean De La Fontaine sono testi prima di tutto molto seri, anche se pure tanto divertenti. Pertanto non dovevano assolutamente essere lette in modo così buffonesco.
    L’humour che contengono in francese è un humour altamente sottile per il 80% e teatrale soltanto per il 20%…, non il contrario!
    Mi dispiace tantissimo che tanto lavoro, tanta buona volontà, tante energie, impegni e tempo di tante persone, traduttore per primo, abbiano seguiti percorsi non giusti, troppo alternativi, …offrendo un risultato finale ben poco corrispondente alla realtà, al valore e al gusto, entrambi straordinari, dell’originale. 🤔

    • Gentilissimo Signor Largot. La ringrazio per il commento. Il suo pare un così arguto esporre che troverei assolutamente condivisibile se fossimo in una portale web d’altro contesto e natura scientifica, o stile. Vede, noi siamo un umile portale che principalmente si rivolge ai bambini e alle famiglie. Dove la parte “buffonesca”, così come lei la chiama forse in modo offensivo, la fa da principe. Mi pare di ricordare che i buffoni di corte, i giullari, fossero assai graditi nelle corti di Francia, Italia, Inghilterra, Spagna, e mi pare di ricordare inoltre che De La Fontaine fosse pure un cacciatore di protezione, prebende, “gentiluomo servente”, un po’ come lo siamo noi tutti artisti, o presunti tali. Quindi in quanto ad onestà intellettuale meglio non discendere, mi creda.
      Sollazzo, leggerezza, grottesco, lessico in rima falsa, assurdo, ritmo e suono sincopato, persino grugniti. La lingua italiana si presta assai bene a questo scopo e al gioco ludico della scena/parola. La sua no, probabilmente, la nostra sì. Nemmeno Jonesco. Proprio per questo abbiamo “tagliato gran parte di alcune favole, perché datate al periodo, “pilotate” verso i signori del tempo dell’autore. Ma per noi, Parole di Storie, quel De La Fontaine “scientifico” che lei chiede, – suo diritto sacro – non risulta attinente allo stile del nostro lavoro, alle nostre esigenze.
      Probabile che lei trovi altre edizioni in qualche sito specializzato ad uopo. Inoltre, ricordi, che la traduzione è Di Emilio De Marchi, pieno 800; eppure mi son tanto divertito nel gioco ludico della parola “antica”, come raramente capita (commedia dell’arte).
      L’autore scrive e noi si sta in piazza a recitare, questa è la funzione principe del nostro lavoro. Il testo non appartiene più a chi scrive (Pirandello docet). Eppure in questo caso nulla è stato modificato (dalla traduzione) perché questa era la nostra scommessa, e pare che, dagli ascolti ricevuti si stiano accostando tanti bambini, ragazzi, (e non solo) e famiglie a questo autore, di cui francamente non molto si sapeva, se non negli scaffali delle biblioteche o istituti, o qualche sporadica lettura teatrale di nicchia.
      Infine, mi duole dirle, che quel suo dispiacersi di “tanto lavoro, tanta buona volontà, tante energie, impegni e tempo di tante persone, traduttore per primo, abbiano seguito percorsi non giusti, troppo alternativi, …offrendo un risultato finale ben poco corrispondente alla realtà, al valore e al gusto, entrambi straordinari, dell’originale”, caro signor Largot, abbiano invece compiuto il nostro scopo, che è il nostro sopravvivere. E chi ascolta, e perde il suo tempo prezioso stando con noi, ha sempre ragione. Il resto è solo una pura formalità. Spero di riaverla ancora tra noi. Gaetano Marino

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