Il cigno, l’oca e il cuoco. Una favola di Esopo

Il cigno, l’oca e il cuoco. Una favola di Esopo
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il cigno, l’oca e il cuoco
Nel grande giardino di un castello vivevano tantissimi uccelli. Uccelli di ogni razza. Alcuni erano liberi di volare dappertutto, da un albero all’altro e di cantare felici, altri erano uccelli domestici, che razzolavano sul terreno e attendevano il loro turno per finire in padella. Un cigno e un’oca bianca, che s’incontravano ogni giorno nelle acque di un laghetto del parco, fecero grande amicizia. Nuotavano spesso fianco a fianco, e da lontano parevano quasi fratelli, ma da vicino appariva subito che il cigno era di buona razza regale. Aveva forme più eleganti, mentre quelle dell’oca erano goffe e grassottelle. Il cigno era ritenuto da sempre un ospite nobile e distinto del giardino, mentre l’oca si sapeva destinata a finire in pentola non appena fosse arrivato qualche ospite al castello. La differenza fra i due si notava ancor di più quando aprivano il becco: il cigno aveva un canto armonioso, mentre l’oca non sapeva fare altro che starnazzare stonata e sgraziata. Nonostante tutto l’oca, stando sempre fianco a fianco al cigno, finì col credersi lei pure un nobile animale. E in segreto sperava che quando fosse venuta l’ora di finire in pentola, il cuoco si sbagliasse e tirasse il collo al cigno, anziché a lei. E questo perché erano amiche. E avvenne proprio che un giorno il cuoco, un po’ sbronzo, scambiò il cigno coll’oca e lo afferrò per il collo. Ma il cigno si lamentò con un canto tanto dolce che il cuoco, stupito, si accorse dell’errore ed esclamò: Oh, mamma mia, cosa stavo facendo! Non sia mai che io tagli la gola a chi sa servirsene così bene! E lo lasciò libero. L’oca invece finì in pentola, tra le patate e le verdure.

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