Il falco e il gallo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

IL FALCO E IL GALLO
Un maestoso falco fu preso in custodia e addomesticato dal suo padrone: Appena il padrone lo chiamava il falco volava dritto dritto, per andare a posarsi sulla mano del suo padrone.
Invece il gallo, quando il padrone gli si accostava, fuggiva spaventato. E fu così che il falco si rivolse al gallo: – Poveretti. Voi galli non sapete cosa sia la riconoscenza; Servi, siete nati servi e morirete servi. Non avete nessuna dignità. Solo quando sentite la fame vi accostate ai vostri padroni. Noi, invece, che siamo di razza selvatica, ben altra cosa siamo; Abbiamo così tanta forza, abbiamo gli artigli mortali, e siamo gli uccelli più rapidi di ogni altra specie. Eppure non fuggiamo gli uomini, nessuno di noi dimentica che il nostro padrone ci nutre e ci cura, perciò, quando ci chiamano, andiamo a posarci sulle loro mani. Noi simao nobile razza, non dimentichiamo e siamo riconoscenti.
Il gallo rispose al grande falco: – Eh, mio caro falco possente, sappiamo bene che voi non scappate dagli uomini, perché non ne avete bisogno, d’altronde nessuno ha mai visto un falco arrosto. Ma quando il padrone decide di farsi un bel pollo arrosto, e ne vediamo tutti i giorni, le cose stanno in modo meno piacevole, per noi, credimi.

A volte bisognerebbe trovarsi nella pelle degli altri per comprendere certe scelte e certe necessità!

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