Il leone e il moscerino. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un moscerino s’avvicinò quatto quatto al naso di un leone. Il re degli animali socchiuse le palpebre degli occhi, vide l’insetto proprio davanti ai suoi occhi.
-Oh! Oh! Tu, insignificante moscerino! Come puoi avere il coraggio di starmi sul naso, e davanti agli occhi.
-Ma tu chi ti credi di essere?- rispose il moscerino.

  • Ma tu forse non sai chi sono io, vedo! disse il leone.
  • No che non lo so. Rispose il piccolo insetto.
  • Ah, non lo sai, dunque?
  • Ma che sei sordo, leoncino caro. t’ho detto che non lo so.
  • Io sono, o miserabile insignicante e maleducato moscerino, Io sono il re degli animali, sono il re leone, il possente sovrano. Mai sentito parlare? Guarda quanto sono grosso, forte, implacabile con i miei artigli e le mie zanne.
    Il leone mostrò le sue zampe, gli artigli e le poderose zanne, e infine ruggì.
  • Mamma mia che alito fetido che ti ritrovi, eh?
  • Che hai detto? Disse il leone rizzandosi sulle quattro zampe. Non vedi quanto io sono possente?
  • E tu, e tu che credi di farmi paura perché sei grosso e grande? O perché dici di essee il re di tutti gli animali. Ah Ah Ah!
  • Bada, citrullo moscerino, che se mi monta la rabbia…
    E che succede se ti monta la rabbia? Pucci pucci, mi fai la bua? Ahahahah… smonta smonta, caro belllo.
  • Ma tu guarda sto cosetto.
  • Senti leonaccio caro, mi sa che sto cosetto allora deve darti una belle lezione.
  • Ma lasciami perdere, va!
  • Bene, cosino cosino, non proprio prima di averti dato una bella lezione, ti lascerò perdere. Ti mostro io chi è il più forte tra noi due! Vediamo se mi acchiappi!
    Fu così che il temerario e improvvido insetto prese lo slancio e si lanciò in picchiata contro la fronte del leone, il quale provò ad acciuffarlo, ma inutilmente. Scagliava le zampe armate d’artigli poderosi sula fronte, nel tentativo di acciuffare il moscerino, ma l’insetto fu velocissimo nello scansare i colpi. Il leone sgraffiava e ruggiva, tirava gli artigli sulle proprie orecchie, il mento. L’unico guaio fu che colpiva solo se stesso, e colpiva forte con tutta la rabbia. Si rotolava su se stesso, infilzava come una furia gli artigli sulla propria pelle, la strappava dalla ferocia, sinché si ridusse ad una belva insanguinata, stanca, sfiancata, con la bava alla bocca e con gli occhi infiammati.
    Il moscerino intanto aveva già da un po’ abbandonato il collo del leone e si godeva lo spettacolo standosene seduto su di un ramoscello. Eh sì, il moscerino aveva vinto, senza nemmeno tanta fatica.
  • Povero leoncino, pensavi d’essere tu il più forte, e invece, guarda come ti sei ridotto. Disse il moscerino. – Sono io ormai il più forte. Ciao ciao. E il moscerino, tronfio e borioso volò via ad annunciare al mondo la sua vittoria.
    Ma fece poca via, ahimé, perché… Pataspakette, finì su una ragnatela, che esso non aveva visto in tempo; tanto era premuroso nel fare lo sbruffone. E finì nella trappola di un ragno.
    -Toh, guarda guarda chi è venuto a farci visita: un misero moscerino!- disse il ragno che stava tra i suoi fili.
    -Peccato, speravo di catturare un animale più grosso. Ma pazienza, bisogna essere umili, oggi questo c’è e questo ci mangiamo, meglio di nulla, domani si vedrà.
    E il ragno, in un solo boccone, divorò il moscerino

A volte si combatte con forza e ingegno contro i più forti e si vince; ma mai bisogna credersi forti per sempre, perché altre volte si diventa vittime di insignificanti avversari, e si perde con umiliazione.

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