Il lupo e la capretta. Una fiaba di Esopo

Il lupo e la capretta. Una fiaba di Esopo
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una capretta sventurata si era allontanata dal resto del gregge. Smarrì la strada e si mise a belare belare come una disperata, nella speranza che la mamma capra potesse ritrovarla. Ma non ci fu niente da fare. Quel suo belare forte, ahimé, attiro l’attenzione di un lupo, il quale lupo la stava seguendo per trasformar quella bestiolina di capra in uno stuzzichino. Ma la capretta coraggiosa si voltò verso il lupo e gli disse: – Caro lupo, io lo so che stai pensando di mangiarmi. – Io? – Che ti credi che non lo sappia? – Ah, lo sai, dunque. Beh, mi dispiace, avanti cosa vuoi che di te mangi per primo? – Aspetta signor lupo, se devo morire, ti prego, lasciami esprimere un ultimo desiderio. – Ma che dici? – Sì è sempre generosi con chi sta per essere divorato. – Avanti, capretto, sbrigati, quale desiderio? – Mi suoneresti il tamburello? – Il tamburello, vuoi che io suoni il tamburello, e perché? -Cosi potrò danzare almeno un pochino, prima che finisca nelle tue fauci e morire. – D’accordo, ma sbrighiamoci.
Mentre il lupo batteva sul tamburello e la capretta danzava, i cani che stavano lì d’intono sentirono quel fracasso e si avvicinarono. Appena videro il lupo subito si misero a rincorrerlo. Il lupo, scappò correndo a perdifiato, ma si voltò un momento per dire alla capretta: – Accidenti, a te. Ecco, ben fatto a me. Me lo merito, proprio! Ho voluto fare il musicista quando non sono altro che un misero macellaio!

E così, chissà quanti non tengono conto di quel che già possiedono, mentre agiscono senza considerare con attenzione inganni e circostanze; per poi perdere inevitabilmente quel che già stringevano tra le mani.

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