Il pescatore e il pesciolino. Una favola di Esopo

Il pescatore e il pesciolino. Una favola di Esopo
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un pesciolino distratto, andandosene in giro per il fiume, una mattina si trovò preso, prima ancora di accorgersene, all’amo di un pescatore. Cercò in tutti i modi di liberarsi, ma fu inutile: l’amo a cui aveva abboccato lo portava fuori dall’acqua. Il pescatore appena vide il pesciolino pensò: -Com’è piccolo, ma anche il poco però serve- e mise il pesciolino nella cesta. Il pesciolino intanto pensava a come salvarsi. Si rivolse al pescatore: -Oh mio buon pescatore, dimmi, che te ne fai di un pesciolino come me? Io sono così piccolo che non ti basto neppure per solleticare l’appetito. Non tenermi nella cesta. Lasciami andare. Non mi ci vorrà molto per crescere. Tu vieni sempre da queste parti a pescare e ci daremo un appuntamento. Perché ti prometto che quando sarò un bel pesce, grosso e gustoso tornerò ad abboccare al tuo amo. Allora si che sarò un bel boccone per te, e così potrai fare un bel pranzo! Insomma, buon pescatore, Ti giuro che se mi lasci andare tornerò. Il pescatore continuava a pescare cercando di prendere qualche altro pesce, e frattanto rispose al pesciolino: -Tu credi di essere furbo, caro il mio pesciolino. Ma io sono più furbo ti te e ti mangerò anche se sei piccolo e di scarso sapore. Non sono certo tanto stupido da pensare che se ti liberassi, domani ti lasceresti prendere all’amo ancora una volta. Meglio avere in mano un pesce piccolo oggi, ma sempre sicuro, anziché sperare di averne uno grosso domani. Io mi accontento del poco che riesco a prendere all’amo ogni giorno: quello che ho già nella cesta almeno è sicuro, e domani, chissà.

La favola dimostra che sarebbe grande incosciente colui, per la speranza di un bene più grande, lasciasse andare quello che ha già in suo possesso, seppure più piccolo, perché nessuno può sapere cosa riservi il destino.

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