La MammaDraga. Una fiaba di Luigi Capuana

*** dai 9 anni in su

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Sì dentro, perché intanto, come d’incanto malefico, Costantina era stata intrappolata dentro la villa, subito si sentì un frastuono di chiavistello che serrava la porta.
Quella stregaccia era una MammaDraga terribile, che si nutriva di bambini e bambine.
Costantina sentì il cuore impazzire dalla paura e gridò:
— Anellino, aiutami tu!
— Uh! Uh! Che buon odore!
La Mammadraga la fiutava tutta, ma non poteva toccarla per via dell’anellino. Tanto che dalla rabbia si mordeva le labbra, sputando qualche dente marcio.
— Che ci hai addosso? Fammi vedere. Perché nascondi le mani?
Costantina, tutta tremante, le mostrò le mani.
— Oh, che brutto anello! È di rame. Te ne darò uno d’oro.
— Questo mi piace e mi basta.
La Mammadraga le voltò le spalle e la lasciò sola.
Dentro quella villa s’apriva una spleonca che pareva una grotta immensa. Le pareti apparvero affumicate e un puzzo di carne bruciata inondava di marcio l’aria. Sulle seggiole stavano gatti neri che facevano le fusa, e per terra rospi untuosi che saltellavano; e sui massi sporgenti, gufi appollaiati con gli occhioni luccicanti, la testa che girava di continuo, e il becco insanguinato.

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