L’uccellino e il pipistrello. Una favola di Esopo

L’uccellino e il pipistrello. Una favola di Esopo
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uccellino se ne stava tranquillo e sereno nella sua gabbia, appesa accanto alla finestra. Al calar della notte, l’uccellino cinguettava il suo canto, prossimo alla buona dormita.
Nel frattempo Un pipistrello lo vide e lo senti cantare. Gli si avvicinò per domandargli perché cantasse solo la sera, quando il buio stava per dominare ogni cosa, e mai mai di giorno.

  • So il fatto mio, caro pipistrello, – replicò l’uccellino. – Vedi, quando fui acciuffato e messo in questa gabbia, io cantavo tanto, e cantavo bene, ma tanto tanto tanto, eccome, ma di giorno, alla luce del sole, mi scoprirono e fui catturato. È stata una lezione che non scorderò mai.
  • Ma a che ti può servire ora tanta prudenza? – disse il pipistrello. – Avresti dovuto averne prima di prudenza.

La favola ci dimostra che a nulla serve pentirsi o recriminare dopo che s’è verificata una disgrazia

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