Piramo e Tisbe. Un amore in fuga. Una leggenda dalle Metamorfosi, di Ovidio. Babilonia, Persia

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Nella casa vicina c’era una fanciulla di nome Tisbe, che Piramo aveva notato solo da poco tempo, perché era da appena un anno che la sua famiglia era venuta ad abitare lì.
Non solo era più bella di tutte le ragazze del quartiere, ma aveva anche una grazia particolare che la faceva sembrare una principessa nonostante fosse figlia di un contadino. I suoi occhi erano del colore dell’Eufrate quando alla luce dell’alba non sapresti dire se è blu, se è verde o se è viola.
Insomma, bastava vederla per non dimenticarla più. Passa un giorno, passa un altro, quella bella fanciulla colpi talmente il cuore di Piramo, che una sera, poco prima di addormentarsi, egli si disse: “Questa è la donna che ho sempre sognato. Sarei disposto a dare tutto l’oro del mondo per conquistarla”. Detto fatto, cominciò a corteggiarla: correva a prenderle l’anfora dell’acqua, perché non si affaticasse a portarla; per lei raccoglieva bellissime rose; e cominciò a mandarle messaggi d’amore. […]

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