Orsetto pancione. Una favola di Massimo Fancellu

Messa in voce di Gaetano Marino

Massimo Fancellu, sito webAgape Consulting

C’era una volta un piccolo orso che viveva in una famiglia di orsi, con il papà, la mamma e altri tre fratelli. L’orsetto è il più piccolino di tutti e fa molta fatica a stare dietro ai suoi fratelli, che stanno già imparando a pescare, cacciare e procacciarsi il cibo. Ma il nostro piccolo orsetto sta ancora attaccato alla mamma: tutti i giorni, gli dà tanto latte e l’orsetto cresce sano e robusto… tanto da aver messo su una bella pancia. […]

La talpa e l’improvvisa luce. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il falcone e l’anatra. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

L’asino che derise il cinghiale. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

I tordi e la civetta. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

La volpe e il taglialegna. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

Il lupo e l’agnello. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

La scimmia e l’uccellino. Una favola di Leonardo da Vinci.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il cardellino e la libertà. Una favola di Leonardo da Vinci

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

03 – Rime di Favole di Jean de La Fontaine. L’asino carico di spugne, l’asino carico di sale e altre storie.

Traduzione di Emilio De Marchi. Messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Jean de La Fontaine sono undici raccolte di storie in versi, in cui gli attori vengono rappresentati da animali. Egli è il continuatore delle favole di Esopo e Fedro, dove il suo linguaggio predilige spesso la satira e il grottesco, insieme ai giochi di parole ben tradotti in italiano da Emilio de Marchi. Sono favole in rima che non danno scampo ai più deboli; senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli sconfitti. La natura umana del più forte vince, ma spesso trova la sua rivincita nel coraggio di chi lotta contro l’ordine della natura, e tutto si risolve in una situazione ridicola e buffa a scapito dei più forti.

Il cigno e l’ultimo canto. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il ragno nella buca. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione. Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

L’ermellino e la volpe. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il toro e l’inganno dei pastori. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il pavone e la fame. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

La legge della vita e altre favole. Scritte da Virna Chessari e adattate da Gaetano Marino

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un grosso ragno peloso che attendeva un moscone nero standosene a testa in giù, immobile e ben piazzato nella propria tela. Quel moscone nero, che sembrava intontito, da un po’ di tempo gli svolazzava intorno.
“Cadrà sicuramente nella mia trappola, i miei fili invisibili lo agguanteranno e non avrà scampo”. Pensò il ragno peloso, mentre già pregustava il nutriente pasto. […]

02 – Rime di Favole di Jean de La Fontaine. I calabroni, le api e altre storie.

Messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Jean de La Fontaine sono undici raccolte di storie in versi, in cui gli attori vengono rappresentati da animali. Egli è il continuatore delle favole di Esopo e Fedro, dove il suo linguaggio predilige spesso la satira e il grottesco, insieme ai giochi di parole ben tradotti in italiano da Emilio de Marchi. Sono favole in rima che non danno scampo ai più deboli; senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli sconfitti. La natura umana del più forte vince, ma spesso trova la sua rivincita nel coraggio di chi lotta contro l’ordine della natura, e tutto si risolve in una situazione ridicola e buffa a scapito dei più forti.

01 – Rime di Favole di Jean de La Fontaine. La cicala, la formica e altre storie.

Traduzione di Emilio De Marchi. Messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Jean de La Fontaine sono undici raccolte di storie in versi, in cui gli attori vengono rappresentati da animali. Egli è il continuatore delle favole di Esopo e Fedro, dove il suo linguaggio predilige spesso la satira e il grottesco, insieme ai giochi di parole ben tradotti in italiano da Emilio de Marchi. Sono favole in rima che non danno scampo ai più deboli; senza però trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli sconfitti. La natura umana del più forte vince, ma spesso trova la sua rivincita nel coraggio di chi lotta contro l’ordine della natura, e tutto si risolve in una situazione ridicola e buffa a scapito dei più forti.

La volpe e la gazza. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il lupo e il cane. Una favola di Fedro

Adattameno e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

La volpe e il caprone. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

La volpe dal ventre gonfio. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

La volpe e la scimmia che discutevano sulla loro nobiltà. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

L’ammalato e il medico. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

Il cervo alla fonte. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

La volpe e lo scimpanzè scelto come sovrano. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

Il cavallo e il cinghiale. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il ragazzo ladro e la madre. Una Favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

Il cane fedele. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il pescatore e i pesci grossi e piccoli. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

I pescatori e il tonno. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il pastore e il lupo allevato con i cani. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

I due cani. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il leone, la volpe e il cervo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

I cani affamati. Una favola di Fedro

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il gracchio e gli uccelli. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

Il porcellino e le pecore. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il fanfarone. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri

La donnola e i topi. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il contadino e il serpente che ne uccise il figlio. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

L’aquila e la cornacchia. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il contadino e i suoi figli. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

La volpe senza coda. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il contadino e i suoi cani. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

L’aquila e la volpe. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

La donnola e l’uomo. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il cavallo, il bue, il cane e l’uomo. Una favola di Esopo

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

Il regno del leone. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

I tre buoi e il leone. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

I due scarabei. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

La volpe e l’uva. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il corvo e la volpe. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

La rosa solitaria. Una favola/fiaba di Giovanni Farina

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una rosa solitaria. Essa bramava giorno e notte che gli insetti andassero a visitare i suoi petali. Mentre nessuno la notava, ogni notte sognava che insetti numerosi come le stelle del cielo si piegavano sino a lei e la baciavano teneramente. Continuò a sognare per tante notti, e tutti i giorni schiudeva all’alba i suoi petali. La luna una notte le domandò “ non sei stanca di aspettare?” Lei rispose di si, ma doveva continuare a lottare, se si arrendeva e non apriva i suoi petali all’alba sarebbe appassita per sempre.
Morale: quando ti attanaglia la solitudine che distrugge ogni bellezza, l’unica maniera per sopravvivere è lottare, prima o dopo qualcuno si accorgerà di te. Giovanni Farina

Il corvo superbo. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce da Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il leone invecchiato, il cinghiale, il toro e il somaro. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il leone spaventato da un topo e la volpe. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico tra storie e vicende provenienti dalla saggezza popolare, e sempre ricco di insegnamenti al fine di raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il lupo e il pastore. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura restiamo immersi in un viaggio fantastico ricco di insegnamenti per raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il lupo e l’asino. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura in un viaggio fantastico ricco di insegnamenti per raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il lupo e la gru. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Fedro per tutti. Dal mondo degli animali e della natura in un viaggio fantastico ricco di insegnamenti per raccontare e comprendere la storia degli uomini.

Il pollastro e la perla. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno, in un letamaio, un pollastro stava cercando qualcosa da poter beccare. Finalmente e con somma sorpresa trovò una perla. – Tu, – disse il pollastro, – così bella e preziosa sei qui abbandonata in un luogo così indegno e puzzolente! Se qualche avido ti avesse notato prima di me, tu saresti gia’ tornata, da un pezzo, al tuo vecchio splendore. […]

Il contadino e la pianta. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un contadino che aveva un campo. Nel suo campo cresceva una pianta che purtroppo non portava frutti, ma serviva solamente da riparo ai passeri e alle cicale con il loro canto. […]

Il capraio e le capre selvatiche. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le favole di Esòpo per tutti. Scrittore greco, padre della favola per eccellenza. Le sue opere ebbero, e hanno ancora, una grandissima influenza sulla cultura occidentale. Le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Esòpo è una figura immersa nella leggenda. Non si conoscono con certezza le vicende della sua vita, non si sa nemmeno se sia vissuto nel settimo o sesto secolo a.C. Nei suoi racconti, storielle e raccolte di favole, emerge la sua intelligenza e il suo ingegno. Soprattutto le favole di Esòpo furono riscritte, spesso imitate, da Fedro e altri scrittori moderni.

La pulce e l’uomo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Chi fa danni deve essere preparato a subirne le conseguenze

La scrofa e la cagna che si insultavano. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

La favola mostra come un abile parlatore possa astutamente mutare in elogi gli insulti ricevuti dai nemici.

Il ragazzo e il leone dipinto. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Questa favola di Esopo ci insegna che nessuno può sfuggire al proprio destino.

Il topo e la rana. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quando si decide di legarsi a qualcuno con un vincolo d’amore o di amicizia bisogna ricordare che ogni persona ha esigenze diverse dall’altra ed è il più possibile necessario assecondare i desideri di entrambi

L’ammalto e il medico. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Così molte volte gli uomini sono ritenuti felici dagli altri erroneamente e superficialmente per qualche fatto che nel loro intimo è invece causa delle più gravi sofferenze

Due ragazzi e il macellaio. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

I falsi giuramenti non smetteranno mai di essere tali anche se sembrreranno essere veri

Il naufrago e il mare. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Così dunque bisogna che anche noi, quando subiamo ingiustizie, non accusiamo quelli che le operano, se sono stati comandati da altri, bensì coloro che hanno ordinato tali ingiustizie.

Lo scoiattolo e il lupo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

lo scoiattolo si arrampicò sull’albero e dall’alto gli disse: – Tu sei triste e annoiato, perché sei cattivo. La tua cattiveria ti brucia il cuore. Invece noi siamo felici, perché siamo buoni e non facciamo del male a nessuno.

Lo scherzo del pastore povero. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Chi mente sempre non è più creduto anche quando dice la verità

I pescatori che pescarono pietre. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Vista la mutevolezza della vita, non rallegriamoci eccessivamente di una condizione stabile, ma piuttosto consideriamo che dopo molta “bonaccia” si possa scatenare anche la tempesta.

Vista la mutevolezza della vita, non rallegriamoci eccessivamente di una condizione stabile, ma piuttosto consideriamo che dopo molta “bonaccia” si possa scatenare anche la tempesta.

Due muli e i loro mulattieri. Una favola di Fedro

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

La povertà a volte rende la gente sicura, mentre le grandi ricchezze a volte sono esposte a gravi pericoli.

Le rane chiedono un re. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quando si cerca di cambiare la propria condizione di vita bisogna essere sicuri che si cambi in meglio.

Le lepri e le rane. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Se ci guardiamo attorno, possiamo accorgerci che c’è sempre chi sta peggio di noi è che in fondo siamo fortunati, rispetto ad altri.

Le Gru. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento messa in voce di Gaetano Marino

Un famoso re era conosciuto per la sua saggezza e bontà. Ma ahimè, l’invidia d’altri re gli aveva creato intorno molti nemici, assassini, crudeli e spietati. Le gru, sue fedeli e leali guardie da sempre, stavano in pensiero per lui. Era la notte che dava più pensieri, specialmente quando le difese apparivano più deboli nell’oscurità, e i nemici potevano entrare di nascosto a palazzo.
— Che fare? — si domandarono le gru. — I soldati, invece di fare la guardia, si addormentano; sui cani, sempre a caccia e sempre stanchi, non c’è da fare alcun affidamento. Dunque, tocca a noi, le fedeli gru, sorvegliare il palazzo e far dormire al nostro re sonni tranquilli e sicuri.
E così le fedeli gru decisero di trasformarsi in sentinelle: si divisero in gruppi, e distribuirono in gruppi i vari turni di guardia, assegnando a ciascuna gru una zona d’intorno al castello.
Il gruppo più numeroso si distribuì lungo il grande prato che circondava il palazzo dove il re alloggiava con i suoi cari; un altro gruppo si mise davanti alle tante porte d’ingresso; un terzo, infine, decise di stabilirsi nella camera del re per sorvegliarlo a vista.
— È se ci prende il sonno? — domandarono alcune.
— Contro il sonno — rispose la gru più anziana — prenderemo tutte un sasso dello stagno, lo stringeremo forte con un piede, che terremo alzato quando stiamo ferme. Se qualcuna di noi si dovesse addormentare, il sasso le cadrebbe per terra e col suo rumore la sveglierebbe.
Da quel giorno, le gru stando ferme su una gamba fanno la guardia al re. E nessuna, ancora, ha lasciato cadere il suo sasso.

La Lumerpa. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Nelle immense montagne dell’Asia, dove la solitudine appare meraviglia e vita piena, vive un uccello che sa di magia: straordinario e meraviglioso. Il suo canto è dolcissimo e amabile, il suo volo è maestoso. Il suo corpo non fa ombra perché le sue piume e le sue penne risplendono così tanta luce da essere uguali alla luce del sole.
Anche quando la vita abbandona il suo corpo, da morto questo uccello straordinario appare magicamente vivo. Niente e nessuno può spegnerlo; il suo corpo non getta ombra, non si consuma, non deteriora, né marcisce, e le sue penne lucenti continuano a risplendere, proprio come quando era vivo. Se però qualcuno prova a staccargli una penna per farsi luce, questa si spegne subito. Questo uccello rarissimo si chiama lumerpa; ed è simile alla fama e al ricordo di alcuni uomini; esso rimane grande, intatto, e nessuno e niente possono distruggerlo.

La fenice, una favola di Leonardo da Vinci.

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Volando e volando, fluttuando nell’aria calda tra il deserto ed il mare, la fenice, un’aquila possente e straordinariamente forte, vide in lontananza il fuoco di un grande accampamento, doveva essere una tribù sconosciuta. Fu Allora che la Fenice capì che il tempo della grande prova era finalmente giunto.
Doveva aver fiducia, doveva abbandonarsi sicura e tranquilla al suo destino.
Il destino del tempo senza tempo, dove il principio non aveva una fine. Dove ogni cosa accadeva senza uno scopo, accadeva e basta.
La Fenice si librò solenne e decisa nell’aria, ad ali ferme, robuste e tese, e salì salì salì sin oltre le nuvole, poi chiuse gli occhi, e con larghe ruote, iniziò la sua poderosa discesa.
Era la più grande di tutte le aquile conosciute al mondo, la più bella, per il ricco e vivido piumaggio di mille colori.
Quando fu sopra al fuoco del bivacco sentì la fiamma sfiorarle le piume e, fedele a se stessa e al suo destino segnato, si lasciò cadere sulle fiamme.
Ma quando il fuoco si spense, dal mucchio delle ceneri si sprigionò una fiamma piccola azzurra; fluttuò nell’aria, libera, e si levò in alto aprendosi come se avesse le ali.
E le ali s’allargarono quasi all’infinito: Era la fenice che riprendeva vita, respiro, luce, e rinasceva dalle sue ceneri per vivere nel cielo altri cinquecento anni. Sempre così: era il suo compito: morire sul fuoco e rinascere.

La zanzara e sua maestà il leone. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Coloro che son troppo sicuri di sé riescono, a volte, a superare gli ostacoli più grossi ma inciampano spesso nelle piccole difficoltà.

La volpe, il leprottino e il rovo di spine, una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una graziosa volpe dal manto marrone e lucente che viveva in una piccola casetta in mezzo al bosco. Un bel mattino di primavera l’animale uscì dalla propria abitazione con l’intenzione di procurarsi una preda per il pasto di mezzodì.
Vagando per la brughiera fischiettando allegramente, la volpe attirò l’attenzione di un ingenuo leprottino il quale, incuriosito, le si avvicinò per osservarla meglio. L’astuta volpe non si lasciò sfuggire l’occasione e sorridendo al cucciolotto gli disse: “Buongiorno a te mio piccolo amico. Cosa fai tutto solo in questi boschi?” Il leprotto divenne improvvisamente diffidente di fronte a tutto quell’interessamento e, indietreggiando piano rispose: “Oh, niente, proprio niente. Anzi, adesso che ci penso, dovevo tornare a casa”.
Ma la volpe non aveva alcuna intenzione di lasciarsi scappare un bocconcino cosi prelibato. Quindi, con un abile balzo si gettò sull’animaletto per afferrarlo. Fortunatamente il piccolino riuscì a sfuggire alla volpe con salto un veloce. Indietreggiò e fuggì verso il confini del del bosco. La volpe lo seguì fino a quando non si trovò sull’orlo di un grosso precipizio. Per evitare di cadere nel vuoto l’animale di aggrappò ad una siepe di Rovo di spine pungenti, graffiandosi e pungendosi con le sue spine in tutto il corpo. La volpe abbandonò l’inseguimento al piccolo leprotto, e rimase seduta dolorante di fronte al Rovo di spine leccandosi le ferite.
“Che stupida che sono stata!” disse la volpe fra sé “Mi sono aggrappata alla prima cosa che ho trovato per non cadere nel precipizio e mi sono punta e graffiata, e chissà forse, lanciandomi forse avrei anche acciuffato il leprottino, o chissà cosa avrei trovato laggiù“.
Per quel giorno ormai la volpe non poteva più far niente e camminando piano per il male, se ne tornò a casa sconsolata.
Spesso la paura dell’ignoto ci costringe a indietreggiare ed a fermarci anche se questo, a volte, può essere meno vantaggioso.

La volpe e la pantera. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Al di là di un boschetto di frassini profumati vi era un bellissimo laghetto dalle acque limpide e cristalline davanti al quale, due giovani animali accarezzati da un lieve venticello primaverile, stavano ammirando, rimirando ciascuno il proprio portamento fiero, e il colore del pelo. I due giovani animali erano una graziosa pantera e una volpe ugualmente graziosa.
“Perdonami, gentile signorina volpe, vuoi forse mettere la mia figura con la tua?” Disse la pantera all’amica.
“Tu sei goffa e piccola io invece sono snella, slanciata e flessuosa. Il mio portamento è tale che perfino gli uomini usano il mio nome per indicare certe donne dal fascino aggressivo!”
La volpe, dopo avere ascoltato in silenzio rispose;
“Io sarò forse meno bella e più piccola ma sono comunque più piacente e più simpatica. E poi il mio pelo è senza dubbio più folto e più caldo del tuo. A proposito di donne, se tu andassi in città vedresti quante signore si fanno belle indossando la mia pelliccia morbida, a volte rossa e altre volte argentata”.
Sempre più altezzosa, la pantera ribatté: “Oh beh, ohiboh, in quanto al pelo, si, è vero, il mio è più corto ma è più lucido e splendente, inoltre nella mia famiglia c’è da sbizzarrirsi nella scelta dei colori. So di non peccare di vanità dicendo di essere molto più bella di te! Mia cara.”
Solo in quel momento la volpe si rese conto di essere stata al gioco di quella frivola compagna la quale badava solamente al proprio aspetto tisico, così concluse:
“Cara amica, sicuramente tu sei ammirata da tutti per la tua bellezza esteriore. Io invece sono molto più apprezzata per la mia intelligenza e la mia furbizia. Ti assicuro che sono queste le doti più importanti e non le scambierei mai con nessuna altra qualità!”
A quelle parole la pantera non fu in grado di ribattere e non le rimase altro che tacere di fronte all’evidenza dei fatti.
L’intelligenza e la bontà sono doti interiori molto più apprezzabili della bellezza fisica.

La volpe e la cicogna. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno la volpe volle invitare ad una cena l’amica cicogna. La cicogna, onorata e felice dell’invito accettò, e la sera si presentò a casa della volpe. I due presero posto a tavola. Quella sera la volpe volle preparare un gustosissimo brodo di rape, per il quale la cicogna andava ghiotta. Ma quando ella vide vide che il suo brodino stava dentro una ciotola, che era troppo larga, scoprì che non riusciva proprio ad assaggiare nemmeno un piccolo sorso di quel brodino. Il suo becco era troppo lungo e ogni sforzo appariva inutile; intanto la volpe sghignazzava.
Quando poi fu la cicogna ad invitare la volpe a cena, essa, a cicogna, preparò con cura un pranzetto dai mille profumi di arrosto.
Ma, ahimè, alla volpe il cibo fu servito a spezzatino sul fondo di un vaso dal collo stretto e lunghissimo.
La cicogna mangiava con tutta facilità infilando il becco nel vaso, ma la volpe, affamata, poteva solo guardare. In quel recipiente così lungo e stretto, non riuscì a infilare neppure la punta del naso.
Vedi, amica volpe, mia cara, ho fatto quel che tu hai fatto con me, ho seguito il tuo esempio generoso, amica volpe.- disse la cicogna.
E, sghignazzando e beffarda, con grande gusto, la cicogna divorò anche l’ultimo boccone. Come dire, chi la fa l’aspetti.

L’aspide e l’Icneumone, una favola di Leonardo da Vinci

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una favola donata da Mamma Tiziana e Papà Nino alla piccola Bianca.

L’aspide è un serpentello pericolosissimo per il suo veleno mortale. Al morso dell’aspide non c’è altro rimedio che di tagliare subito le parti morsicate. Eppure, questo pestifero animale ha un tale desiderio di compagnia che si muove sempre insieme a qualcuno della sua specie, maschio o femmina che sia.
Se, per disgrazia, uno dei due viene ucciso, l’altro, con incredibile velocità, corre dietro all’uccisore: da quel momento egli non ha che uno scopo, vendicare il compagno, e per sete di vendetta vince ogni avversità. Se l’uccisore è un soldato, l’aspide passa in mezzo all’esercito senza far male a nessuno finché non trova il colpevole; non c’è ostacolo che possa fermarlo, supera ogni difficoltà, e da lui scampa soltanto chi fugge
velocissimo o chi si butta al di là di un corso d’acqua.
Ha gli occhi infossati nella testa e grandi orecchi; più che la vista è l’udito finissimo che lo aiuta a muoversi.
Come ogni animale pure l’aspide terribile ha un suo mortale nemico: è un topo, un grosso topo che vive sulle rive del fiume Nilo, in Egitto, che si chiama Icneumone.
Quando vede un aspide vicino alla sua tana, l’icneumone corre fino alla sponda del fiume e s’immerge nel fango. Ma non è per paura o per nascondersi alla vista dell’aspide. No. Dopo essersi completamente immerso nel fango, l’Icneumone, riemerge e dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso. Appena il fango s’asciuga e secca, l’icneumone si immerge nuovamente nel fango lasciando la piccola testa fuori, poi riemerge e ancora dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso, sopra l’altro fango secco, e poi lo fa ancora, e si fa seccare, e ancora si tuffa nel fango. Così, uno sull’altro, si fa fare dal fango e dal sole, tre o quattro vestiti di fango secco, che diventano duri come una corazza di bronzo.
A quel punto l’icneumone affronta l’aspide a testa alta, e come un eroe in battaglia, tiene testa ai suoi attacchi, restando in attesa del momento propizio all’attacco finale. Quando il serpente spalanca le fauci enormi per uccidere l’icneumone coi denti pieni di veleno, il topo, con un balzo veloce, gli schizza dentro fin giù nella gola, e si piazza lì, proprio, in mezzo alla gola dell’Aspide, e lo soffoca.

Il granchio ingannatore e i pesciolini. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una favola donata ai piccoli Gabriele e Federico dalla nonna Adriana e dal nonno Graziano

Il granchio ingannatore e i pesciolini
Un granchio si accorse che molti pesciolini, anziché avventurarsi nel fiume, preferivano aggirarsi prudenti intorno ad un masso. L’acqua era limpida come l’aria, e i pesci nuotavano tranquilli godendosi l’ombra e il sole.
Il granchio attese la notte, e quando fu sicuro che nessuno lo avrebbe visto, andò a nascondersi sotto il masso.
Da quel nascondiglio, come un orco dalla sua tana spiava i pesciolini, e quando gli passavano vicino li acciuffava e li mangiava.
Non è bello ciò che stai facendo – brontolò il masso – Approfitti di me per uccidere questi poveri innocenti.
Il granchio non ascoltò nemmeno. Felice e contento seguitava a catturare i pesciolini trovandoli di un sapore prelibato.
Ma un giorno, all’improvviso, venne la piena. Il fiume si gonfiò, investì con grande forza il masso, che rotolò nel letto del fiume, schiacciando il granchio che gli stava sotto.

Il ragno e l’ape. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fresca mattina di primavera un’ape operaia andava in un prato rigoglioso svolazzando di fiore in fiore, in cerca di polline. All’improvviso, uscendo dalla corolla di una campanula, finì intrappolata nella rete di un ragno. Nascosto dietro una grande foglia di fico, il piccolo ragno si rallegrò e corse verso la sua preda.
— Sei un traditore! — gli gridò l’ape. — Tendi le tue trappole per uccidere chi lavora! —
Il piccolo ragno si avvicinò ancora di più, e l’ape, voltandosi, cercò di infilzarlo sfoderando dall’addome il lungo e pericolosissimo pungiglione.
Ma il ragno si scansò appena in tempo e saltando addosso all’ape le disse tenendola ben stretta.
— Ape, ma con quale diritto osi tu giudicarmi? — Tu sei come l’inganno e la frode: hai il miele in bocca, ma di dietro porti il veleno con il tuo pungiglione.

Una fresca mattina di primavera un’ape operaia andava in un prato rigoglioso svolazzando di fiore in fiore, in cerca di polline. All’improvviso, uscendo dalla corolla di una campanula, finì intrappolata nella rete di un ragno. Nascosto dietro una grande foglia di fico, il piccolo ragno si rallegrò e corse verso la sua preda.
— Sei un traditore! — gli gridò l'ape. — Tendi le tue trappole per uccidere chi lavora! —
Il piccolo ragno si avvicinò ancora di più, e l’ape, voltandosi, cercò di infilzarlo sfoderando dall’addome il lungo e pericolosissimo pungiglione.
Ma il ragno si scansò appena in tempo e saltando addosso all’ape le disse tenendola ben stretta.
— Ape, ma con quale diritto osi tu giudicarmi?  — Tu sei come l’inganno e la frode: hai il miele in bocca, ma di dietro porti il veleno con il tuo pungiglione.

I dragoni e le anatre. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In quella palude, d’improvviso, tutte le anatre si levarono in volo: qualcuno le aveva avvertite appena in tempo, prima che i dragoni le attaccassero.
Dall’alto, esse videro infatti, sulla riva, un gran numero di serpenti: avevano tutti una cresta e grosse zampe munite di artigli.
I dragoni decisero di attraversare la palude per andare in cerca di cibo sull’altra sponda; ma non sapevano nuotare.
Allora incrociarono e intrecciarono gli uni agli altri i loro lunghi corpi, si disposero come la trama di una rete, facendo una sola superficie che sembrava un enorme trappola, e tenendo tutti la testa fuori dall’acqua attraversarono insieme la palude come se fossero su una zattera prodigiosa.
“Lo vedete?” gridò l’anatra più anziana alle compagne. “Vedete che cosa si può fare stando uniti?” Tutti per uno, uno per tutti!

Il nibbio. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un nibbio, che aveva fatto un nido sulla cima di un altissimo pino, ruotava nel cielo ad ali aperte facendosi condurre dal vento.
Con la sua vista acutissima egli scorgeva i pesci guizzare a fior d’acqua nello stagno luccicante come uno specchio: ma, anche quel giorno, decise di lasciare a digiuno i suoi figlioli. Ma non era egoismo o cattiveria. No. Il nibbio, infatti, quando tornò nel nido, i piccoli affamati spalancarono come sempre il loro becco, ma lui li beccò forte sulle
costole e li guardò adirato negli occhi.
— No, cari figliluoli, oggi non vi darò nulla da mangiare — disse. — Siete troppo grassi. Siete ingordi. Sappiate che il nibbio, la nostra razza, è un uccello che batte poco le ali e deve cercare sempre il corso favorevole o contrario del vento; se il vento regna in alto, il nibbio deve salire in alto; se il vento domina in basso, il nibbio deve scendere in basso. Ma se il vento non c’è, il nibbio deve fluttuare in alto a forza di battere le ali e, di lassù, poi, planare lento, e poi tornare su in alto, con fatica, e discendere
ancora.
E chi è grasso come voi non ce la può fare, di sicuro, e rischierà di morir di fame. E dunque, ecco perché pure oggi, vi terrò a digiuno! Per il vostro bene.

Il coccodrillo e l’icnèumone. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un coccodrillo, dopo aver ucciso un uomo che dormiva sotto una palma, versò molte lacrime. – Vedi – disse un icnèumone a suo figlio – il coccodrillo è un ipocrita, perché ora piange e fra poco divorerà la sua vittima. –
Infatti, dopo un po’, il coccodrillo si mise tranquillamente a mangiare la sua preda. Finito il pasto si addormentò sulla sponda del fiume, a bocca aperta, per consentire ad un uccellino suo amico, chiamato Trochilo, di entrar dentro a beccare gli avanzi rimastigli tra identi.
Stuzzicato piacevolmente dal diligente uccellino, il coccodrillo, nel sonno, apri ancora di più le sue poderose mascelle.
Allora l’icnèumone disse a suo figlio:

  • Ora stai bene attento. E così che si uccidono i traditori. –
    E, presa la rincorsa, si precipitò nella bocca del coccodrillo infilandosi alla svelta giù per la gola. Da quella passò nello stomaco, glielo sfondò con i denti aguzzi, quindi entrò nell’intestino facendo altrettanto.
    Il coccodrillo, svegliato di soprassalto, incominciò a rotolarsi per terra in preda al dolore, urlò sentendosi strappare le viscere, finché, dilaniato dall’icnèumone, restò a pancia all’aria, morto e stecchito.

Il Macli, una favola-leggenda di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Nella lontana Scandinavia, su, al nord, tanto tempo fa, c’era una bestia piuttosto strana, chiamata Macli. Aveva la forma di un cavallo, ma era più grande. Ed era diverso dal cavallo, perché aveva il collo e gli orecchi straordinariamente lunghi.
Il Macli si nutriva di erbe, ma pascolava andando all’indietro. Proprio così, all’indietro. Perché il suo labbro superiore era lunghissimo, talmente lungo che, se fosse andato in avanti, quel labbro gli avrebbe coperto l’erba e chiuso la bocca.
Il Macli aveva le gambe tutte d’un pezzo, e perciò, quando voleva dormire, stava appoggiato ad un albero.
Correva con una velocità incredibile, slanciando avanti le gambe possenti, lunghe e diritte.
I cacciatori non riuscivano a catturarlo. Avevano provato a inseguirlo con i più determinati cani destrieri, avevano cercato di prenderlo al laccio, con imboscate, al varco, circondando i luoghi dove era solita pascolare, ma senza alcun risultato.
Niente! Quella bestia strana e scontrosa era davvero irraggiungibile.
Una notte di luna, alcuni cacciatori sorpresero il Macli nel sonno, e con grande stupore si accorsero che dormiva in piedi per via di quelle lunghe gambe che non poteva piegare.
Allora, senza farsi udire, si allontanarono.
La mattina seguente segarono quasi tutto il tronco di quella pianta e la sera si nascosero dietro ai cespugli vicini.
Il povero Macli, dopo il tramonto, tornò al suo solito albero; si appoggiò per dormire; il tronco si spezzò, la bestia cadde e i cacciatori lo catturarono.

Il pellicano e il serpente. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quando il pellicano parti per andare in cerca di cibo, un serpente, ben nascosto fra i rami, cominciò a muoversi verso il nido.
I piccoli dormivano, tranquilli.
Il serpente si avvicinò, e con un lampo malvagio negli occhi iniziò la strage. Un morso velenoso a ciascuno, e i poveretti passarono immediatamente dal sonno alla morte. Soddisfatto il serpente ritornò nel suo nascondiglio, per godersi il ritorno del pellicano.
Infatti, di lì a poco, l’uccello ritornò.
Alla vista di quella strage incominciò a piangere, e il suo lamento era così disperato che tutti gli abitanti della foresta lo ascoltavano commossi.

  • Che senso ha ora la mia vita senza di voi? – diceva il povero padre guardando i suoi figli uccisi. – Voglio morire anch’io, come voi! –
    E col becco incominciò a lacerarsi il petto, proprio sopra il cuore. Il sangue sgorgava a fiotti dalla ferita, bagnando i piccoli uccisi dal serpente.
    Ma,’ ad un tratto, il pellicano, ormai moribondo, trasalì. Il suo sangue caldo aveva
    reso la vita ai suoi figlioli; il suo amore li aveva resuscitati. E allora, felice, diede l’ultimo respiro e morì.

Il Basilisco. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Nella lontana Cirenaica vive un animale pericolosissimo che si chiama basilisco. è un piccolissimo animale. Non è più lungo di dodici dita e ha una grande macchia bianca sulla testa cresposa che sembra un diamante. Al temuto Basilisco basta anche solo un fischio per mettere in fuga ogni serpente, anche se molto più grande di lui.
Invece di muoversi strisciando a spirale, come tutti i serpenti, il Basilisco corre veloce e dritto sollevando in aria il busto. Come fosse un guerriero fiero e possente.
È un animale terribile e velenosissimo. Accadde un giorno che un cavaliere tornasse al suo castello dopo un faticoso torneo, quando, all’improvviso il suo cavallo, s’imbizzarrì. Scansò da un lato, e si mise a nitrire spaventatissimo: veva visto il terribile Basilisco. Il cavaliere, che aveva la lancia in mano, subito colpì il velenoso serpente e lo uccise. Ma il Basilisco, prima di morire ebbe appena il tempo di mordere la lancia del cavaliere. Subito il veleno potentissimo del rettile incominciò a salire su per le fibre dell’asta, raggiunse la mano del cavaliere, e l’uomo e il cavallo morirono in un istante tra terribili sofferenze.
In quel momento arrivò un altro Basilisco, il quale, non potendo più uccidere nessuno, soffiò contro l’erba e contro i cespugli: così che l’erba e i cespugli inaridirono e seccarono, e i sassi si sbriciolarono come fosse sabbia.

Il testamento dell’aquila. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una vecchia aquila reale, che viveva da molti anni solitaria sopra un’altissima roccia, sentì che l’ora della morte era vicina. Con un grido possente chiamò i suoi figli che vivevano sulle rocce sottostanti, e quando furono tutti riuniti intorno a lei li guardò uno per uno e disse:

  • Io vi ho nutriti ed allevati perché, fino da piccoli, siete stati capaci di guardare il sole. Ho lasciato morire di fame i vostri fratelli che non sopportavano la sua vista. Perciò voi siete degni di volare più in alto di tutti gli uccelli. Chi non vuol morire non si accosti mai al vostro nido. Tutti gli animali devono temervi, e voi
    non farete alcun male a chi vi rispetta, ma gli lascerete mangiare gli avanzi delle vostre prede.
    Ora io sto per lasciarvi, ma non morirò qui nel mio nido. Volerò in alto, fin dove mi porteranno le ali; mi protenderò verso il sole come se dovessi andare da lui. I suoi raggi infuocati bruceranno le mie vecchie penne, precipiterò verso la terra, cadrò dentro l’acqua.
    Ma da quell’acqua, per miracolo, rinascerò un’altra volta, ringiovanita, pronta a ricominciare una nuova esistenza. Così è la natura delle aquile, il nostro destino. –
    Detto questo l’aquila reale spiccò il volo: maestosa e solenne ruotò intorno alla roccia dove stavano i suoi figli; poi, all’improvviso, puntò diritta verso l’alto, per bruciare nel sole le sue ali ormai stanche.

Gratitudine. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quella mattina le due vecchie ùpupe, un maschio e una femmina, una coppia di uccelli che vivevano da sempre insieme, non se la sentirono proprio di volare. Non avevano più forze. Un velo davanti agli occhi impediva loro di guardare il mondo; il cielo era sereno, ma loro vedevano una specie di nebbia bianca che le disorientava. Erano vecchie e malate. Le penne delle ali e della coda incominciavano a intristire, perdevano il colore e la luce, si inaridivano come rami secchi e cadevano.
Le due ùpupe decisero, così, di non muoversi più e di aspettare insieme la morte, che tanto non avrebbe tardato ad arrivare.
Ma, invece, arrivarono i loro figli. Giovani e forti ùpupe della foresta. Prima uno, che passava di lì per caso; si accorse subito che i suoi genitori erano gonfi e stavano male, e ripartì immediatamente in cerca dei suoi fratelli.
Quando furono tutti lì, il maggiore di essi disse:
— Noi abbiamo ricevuto da nostro padre e da nostra madre il dono meraviglioso della vita; essi ci hanno protetti, nutriti e allevati, dedicandoci tutto il loro affetto. Ora sono malati, son diventati quasi ciechi e non possono più volare per andare in cerca di cibo. Spetta a noi ora nutrirli e curarli.—
A queste parole senza nemmeno un cinguettare, tutti si mossero. Alcuni si misero a fare un nido nuovo, altri andarono in cerca d’insetti, altri, ancora, partirono verso la foresta.
In breve tempo il nido fu pronto e i genitori vi furono adagiati con delicatezza; per riscaldarli, alcuni figli li coprirono col loro corpo come fanno le femmine quando covano le uova; altri li imboccarono, altri, col becco, li ripulirono staccando le vecchie e tristi penne inaridite.
Finalmente tornarono anche quelli che erano andati nella foresta a cercare una foglia curatrice capace di rendere la vista. Masticarono la foglia curatrice e col succo di quella foglia medicarono gli occhi inariditi e spenti dei genitori. Poi attesero con pazienza. Poco dopo il padre e la madre aprirono gli occhi, si guardarono intorno e riconobbero tutti i loro figlioli. Li aveva guariti il loro affetto, la loro gratitudine.

Il ragno e l’uva. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il ragno e l’uva
Un ragno, dopo essere stato per molti giorni ad osservare il movimento degli insetti, si accorse che le mosche accorrevano specialmente verso un grappolo d’uva dagli acini grossi e dolcissimi.

  • Ho capito. – disse fra sé.
    Si arrampicò, dunque, in cima alla vite, e di lassù, con un filo sottile, si calò fino al grappolo installandosi in una celletta nascosta fra gli acini. Da quel nascondiglio incominciò ad assaltare, come un ladrone, le povere mosche che cercavano il cibo; e ne uccise molte, perché nessuna di loro sospettava la sua presenza.
    Ma intanto venne il tempo della vendemmia. Il contadino arrivò nel campo colse anche quel grappolo, e lo buttò nella bigoncia, dove fu subito pigiato insieme agli altri grappoli.
    L’uva, così, fu il fatale tranello per il ragno ingannatore, che morì insieme alle mosche ingannate.
    Insomma, chi la fa l’aspetti.

Gli uccelli e la Cerasta. Una leggenda di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

— Vieni a vedere! — gridò un uccellino al suo compagno. — Ci sono quattro teneri vermicelli che giocano sopra una foglia! —
Infatti, proprio ai quattro lati di una foglia, stavano quattro piccoli vermicelli, che si drizzavano dimenandosi e contorcendosi.
Quell’uccellino non poté resistere alla tentazione di mangiare quei vermi, tanto teneri e ben nutriti da sembrare squisiti, e così si precipitò giù per catturarli, beccarli e divorarli.
L’altro uccellino lo vide puntare dritto e deciso verso la foglia, poi lo sentì cinguettare disperato; e subito vide le penne del suo compagno arruffate, le sue ali sbattere forte forte a vuoto: la foglia si arrotolò a poco a poco intorno all’uccellino suo compagno, finché, di sotto la foglia, apparve la terribile Cerasta.
La Cerasta è una vipera, assai feroce e spietata. Ha gli occhi su quattro piccole corna mobili, e quando si vuol sfamare, nasconde sotto le foglie tutto il corpo, tranne quei minuscoli quattro cornetti; e muovendoli fa credere agli uccelli che siano vermicelli saporiti, e quando quei poveretti pennuti ignari si precipitano giù per catturarli, subito la Cerasta li stringe forte a se e li divora.

Il bruco e la virtù. Una favola da Leonardo da Vinci.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Eppure, stava lì, in attesa, fermo e ben saldo sul palmo di una foglia, il piccolo teneroso bruco. Il vermicello dai tanti e tanti piedini guardava con i suoi occhietti in ogni parte e in ogni dove, e girava intorno nei suoi pensieri. C’era chi sorrideva, chi salutava, chi cantava, chi saltellava, chi correva in ogni dove, e soprattutto c’era volava. Tutto era gioioso intorno, ogni cosa si muoveva e vibrava di vita felice. Solo lui, povero bruchino, non riusciva quasi più a muovere il suo corpo, non aveva mai avuto voce, né poteva muoversi veloce come gli altri, ma soprattutto, non sapeva cosa volesse dire volare. Ogni suo passaggio da una foglia all’altra gli pareva un lungo stanco e infinito viaggio.
Eppure non invidiava nessuno. Sapeva di essere un bruco, e che i bruchi devono imparare a filare una bava sottilissima per tessere, con grande arte maestra, preziosa e meravigliosa, la propria piccola casa. Perciò, con molta pazienza e dedizione, iniziò il suo ultimo lavoro.
In breve tempo il bruco, stanco e lento, si trovò chiuso in un banco, tiepido bozzolo di seta, una crisalide, assai lontana e isolata dal mondo.
“E adesso che faccio?” si domandò.
“Ora devi saper aspettare, mio dolce bruchino” gli rispose una vocina segreta e misteriosa, dolce voce di una mamma mai conosciuta. “Ancora un po’ di pazienza e vedrai, e sentirai”.
E il bruco attese, attese con fiducia il prodigio di madre natura.
Poi fu il suo giusto momento, e senza che suonasse la sveglia, il bruco aprì gli occhi, e sentì che non era più un bruco stanco e lento. Sentì qualcosa di morbido e candido che lo teneva al caldo, avvolto in un tenero abbraccio. Aprì con le nuove zampette raschiose e taglienti un varco nel bozzolo, si sbrigliarono fuori due grandi veli leggeri leggeri. E uscì fuori alla luce del sole. Non aveva più i suoi mille piedi, non aveva più quel corpo ingombrante, né cadde pesante al suolo. Ora s’accorse di avere due ali grandi, leggere e bellissime, ricche di mille colori variopinti e luminescenti al sole. Come d’istinto, come madre natura volle, il nuovo essere batté le ali, e subito si librò nell’aere, su, in alto in alto, nel cielo infinito.
Così appare la virtù, leggera e maestosa, e se ben paziente essa attende ad ogni cosa e premia la pazienza.

La volpe e l’uva. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una volpe, furba e presuntuosetta. Capitò che un giorno, mentre gironzolava per i campi in cerca di cibo, si ritrovasse in una vigna. Era settembre inoltrato e la vigna era ben fornita di uva gonfia di sole e ben matura; pronta al taglio. La volpe s’addentrò ancora più nel bel mezzo della vigna proprio per non essere vista, e quando fu certa che nessuno la vedesse spiccò un grande salto per afferrare qualche grappolo di uva dolce. Ma, ahimé, quella vigna aveva i tralicci, da dove pendevano i grappoli d’uva, alti, troppo alti. Per un po’ l’animale provò ad afferrare i grappoli con qualche salterello. Ci riprovò saltando con più forza, spingendo sulle zampe con quanta più determinazione potesse, ma non c’era niente da fare.
“Calma, devo stare calma” si disse la volpe, “Non posso arrendermi, proprio ora, non sia mai che il mondo mi derida per un qualche chicco d’uva. Avanti riproviamoci!” Ma nonostante tutti gli sforzi che la volpe praticasse per cogliere quei grappoli che pendevano dai tralicci, non ci fu modo per raggiungerli. Finché, esausta, la volpe furba e presuntuosetta disse: – Ma sì, ma sì, pazienza, pazienza, si vede che non è ancora matura, e poi non mi va di sprecare fatica per un frutto acerbo”. E si allontanò mestamente e fischiettando.
Svilire ciò che non si è in grado di fare è tipico del borioso, a volte una sana umiltà aiuta a vivere meglio.

La volpe e il corvo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un corvo aveva rubato un bel pezzo di carne, e se ne stava sul ramo più alto di un faggio.
Passò una volpe e vide quel magnifico pezzo di carne.
Si fermò sotto l’albero e disse: – Oh, come sei bello, signor corvo! Le tue piume sono nere come la notte buia lucidata dalla luna! E che coda superba che hai! Un vero fiore! Un vero campione di eleganza. E le ali imponenti! Ma chi… Ma chi dice che l’aquila abbia le ali più belle di tutti i volatili, non ha mai visto le tue, caro corvetto superbo d’ogni! Ma tu, accidentaccio, potresti essere il re degli uccelli… ma che dico, il re di tutti gli animali, se non ti mancasse…
Qui la volpe tacque, d’improvviso. Il corvo, lassù in cima al faggio, chinò il capo e guardò in basso impaziente. Avrebbe voluto chiedere che cosa gli mancasse per essere il re degli animali e di tutto, ma, avendo la carne nel becco, non poteva parlare.
La volpe sospirò e sospirò ancora e disse:

  • eh sì, potresti davvero essere il re degli animali, se solo potessi parlare, ma la voce ti manca, ti manca, carissimo corvetto! Che ingiusta cosa è a volte la natura di certi uccelli. Pazienza, dobbiamo accettare e guardare avanti.
    Il corvo si tormentava sul ramo, nervosissimo. Da sotto, la volpe seguitava a sospirare accarezzando l’erba con la sua grande coda.
    Alla fine il corvo aprì il becco e gracchiò:
  • Cra! Cra! Cra! Cra! Ma chi dice che mi manca la voce? Chi lo dice? Cra! Cra! Cra! E Cra!-
    E proprio in quel momento il gustosissimo e bel pezzo di carne si staccò dal becco del povero corvo e cadde giù.
    La volpe fu velocissima: addentò la carne caduta dal becco del corvo e si allontanò deridendo il corvo:
  • Ma sì masì, la voce tu ce l’hai, mio caro corvetto. Quel che però mi pare ti manchi per essere il re degli animali è il cervello! Stammi bene messer corvetto.

Non bisogna mai cedere alla vanità, anche se qualcuno ci riempie di lodi e complimenti, perché potrebbe non essere sincero e avere uno scopo malvagio.

La volpe con la pancia piena. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

L’inverno era ormai alle porte. Gli alberi non avevano più foglie e non offrivano più un riparo sicuro e i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po’ di cibo. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue prede si erano rifugiate nelle proprie tane nutrendosi con le scorte di cibo raccolte durante l’estate, ed era impossibile stanarli. Così, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica.
All’improvviso sentì un profumo delizioso che le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui proveniva il profumo e finalmente vide un enorme pezzo d’arrosto ben sistemato nell’incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore.
L’animale si introdusse nella cavità della quercia, riuscendo ad entrarvi seppure con molta fatica.
Quando fu all’interno della quercia poté divorare la carne in un boccone. Trascorsero alcuni minuti, e appena finito di mangiare l’arrosto, la volpe, decise di uscire dall’incavo della quercia. Ma appena tentò di uscire dal buco da cui era entrata, la povera bestia scoprì di non potercela fare, non ci passava proprio! La volpe aveva mangiato troppo, tanto che la sua pancia oramai era diventata spaventosamente grande, troppo grande. Spaventatissima si sforzò cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nell’incavo della quercia, e piena di ferite!
Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto fosse accaduto disse: “E’ inutile strillare, amica mia. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta fino a quando la tua pancia non fosse tornata come prima. Invece l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e ora dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato”. Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia.
La pazienza e il tempo sono degli ottimi alleati per affrontare le difficoltà.