Il leone e il topo. Una favola di Esopo

Il leone e il topo. Una favola di Esopo
Favole

 
 
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Un favola donata al piccolo Fabio da nonna Piera e nonno Fabio

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il leone quel giorno stava facendo il suo solito riposo pomeridiano. Un topo transitò velocissimo sulla sua pelliccia. Ma il leone si destò rapido e agguantò il topo. Dilatò leggermente la bocca per ingoiarlo, quando la bestiolina lo implorò:
Ti scongiuro amico leone, ti scongiuro, non mangiarmi, vedi quanto sono piccolo, e che vuoi che sia per il tuo pancione. Lasciami andare ti prego. Se non mi mangerai io potrò esserti utile un giorno, credimi.
Ah ah ah ah… tu, potresti essermi utile?
Beh, non si può mai dire, signor leone.
Il leone si fece ancora una bella risata e disse:
Mi sei simpatico topastro, oggi voglio essere buono e ti lascio libero.
Trascorsero giorni e qualche settimana. E avvenne che alcuni cacciatori metessero in trappola il leone. Lo legarono ben bene ad un albero e attesero la spedizione per portarlo via, destinato era ad un circo.
Nell’attesa il leone si disperò, ma non poteva fa nulla. Quel topo a cui aveva donato la libertà sentì da lontano il ruggito di dolore, di rabbia, disperato dell’amico leone, e subito si precipitò da lui. Con grande determinazione addentò le funi che tenevano prigioniero il leone e le rosicchiò, finché si spezzarono. Il leone non aveva parole per ringraziare l’amico topo. E proprio il topo gli disse:-

  • Ora fuggi, scappa, signor leone. Ti ricordi, amico leone? Tu avevi sorriso quando dissi che io avrei potuto un giorno esserti utile, ecco, vedi? quel giorno e giunto, e ora puoi vederlo bene anche tu, che anche da un topo può giungere del bene. Scappa, scappa!

Con il cambiare degli eventi e delle circostanze, anche i più potenti finiscono per aver bisogno dei più deboli

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