Un grido nella notte. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Tre vecchioni a cui l’età e forse anche la consuetudine di star sempre assieme han dato una somiglianza di fratelli, stanno seduti tutto il santo giorno e quando è bel tempo anche gran parte della sera, su una panchina di pietra addossata al muro d’una casetta di Nuoro.
Tutti e tre col bastone fra le gambe, di tanto in tanto fanno un piccolo buco per seppellirvi una formica o un insetto o per sputarvi dentro, o guardano il sole per indovinare l’ora. E ridono e chiacchierano coi ragazzetti della strada, non meno sereni e innocenti di loro.
Intorno è la pace sonnolenta del vicinato di Sant’Ussula, le tane di pietra dei contadini e dei pastori nuoresi: qualche pianta di fico si sporge dalle muricce dei cortili e se il vento passa le foglie si sbattono l’una contro l’altra come fossero di metallo.

Le tredici uova. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Nel popolo, che ha la sua nobiltà e la sua plebe, vi sono, come nelle classi elevate, famiglie decadute che cercano di risollevarsi facendo fare buoni matrimoni ai loro figliuoli, e giovani di bassa stirpe che credono di nobilitarsi imparentandosi con tali famiglie, e fanciulle che si sacrificano e parenti interessati che non mancano mai di pescare qualche cosa nel torbido.
La famiglia Palas, un tempo assai benestante e rispettata, dopo lunghi anni di decadenza sperava appunto di rinnovare le proprie sorti combinando un buon matrimonio per la figlia Maddalena.
Sedute al sole, nel cortiletto sterrato che pareva un angolo di viottolo, Maddalena e la matrigna cucivano le ghette d’orbace pei loro uomini e parlavano spesso del sognato matrimonio.

Poveri. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Vivevano in una grotta, come la Sacra Famiglia, padre madre bambino.
Solo che il padre era così infermo da non potersi muovere e il bambino idiota camminava carponi, brucava l’erba, mangiava la terra; e la madre provvedeva ai bisogni di tutti cogliendo erbe che parte servivano per cibo, parte per impiastri o beveraggi al marito. Tutto questo avveniva nell’anno che corre, sull’orlo dello strascico verde di Roma ricamato dalle greche di granito dei marciapiedi che disegnano le nuove grandi strade cittadine.

Il sicario. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Nessuno, fra quelli che sapevano del suo terribile mestiere, e più o meno si erano serviti o contavano di servirsi di lui, lo chiamava con questo nome; anzi tutti lo consideravano, almeno superficialmente, come un giustiziere; perché in realtà egli non si prestava alle richieste esecuzioni se non in casi eccezionali, quando cioè si trattava di una giusta vendetta o di levar di mezzo un individuo nocivo alla pace di un uomo o di una famiglia.

Il cinghialetto. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Appena aperti gli occhi alla luce del giorno, il cinghialetto vide i tre più bei colori del mondo: il verde, il bianco, il rosso, sullo sfondo azzurro del cielo, del mare e dei monti lontani. In mezzo al verde delle querce le cime dei monti vicini apparivano candide come nuvole alla luna, ma già intorno al nido del cinghialetto rosseggiava il musco fiorito, e i macigni, le chine, gli anfratti rocciosi ne eran coperti come se tutti i pastori e i banditi passati lassù avessero lasciato stesi i loro giubboni di scarlatto e anche qualche traccia del loro sangue. Come non essere arditi e prepotenti in un simile luogo?

Zia Jacobba. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Questa che parrà una storiella da focolare (così noi chiamiamo le fiabe), è invece una storia vera, accaduta in un villaggio della Baronia di Sardegna.
Quando avrò detto che ai tempi di Tolomeo questo villaggio, – ora fra i più miseri del Nuorese, – era fra le città più opulente delle colonie romane, forse ne saprete qualche cosa.
Quando aggiungerò che il nostro governo ha già messo all’asta quasi tutte le case e i terreni di questo villaggio, per l’imposta che i miseri abitanti non riescono a pagare, voi che nei giornali avete letto la strepitante notizia di un comune sardo messo all’asta, ne saprete quanto me.

Il muflone. Un racconto tratto dal romanzo Cosima, di Grazia Deledda.

Messa in voce di Gaetano Marino

Il servo era un uomo dei paesi: si chiamava Proto.
Basso e tozzo, con una gran barba rossiccia quadrata e gli occhi verdognoli, aveva un aspetto quasi fratesco; e infatti era molto religioso e semplice, di una innata bontà francescana; raccontava sempre storie di Santi, sebbene Andrea e la stessa Cosima preferissero leggende o racconti briganteschi: ma questi egli li lasciava all’altro servo, che era amico dei latitanti ed anche dei banditi.
Per contentare i padroncini Proto narrava certe lunghe favole che sembravano romanzi.
— Questa, — diceva quella sera, — non è inventata: è proprio vera, ed è accaduta quando io ero bambino.

Il vecchio servo. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

  • Basile, ti deruberanno. – No, babbo Ara, non mi deruberanno; babbo grande caro, mandatemi – supplicava il piccolo Basilio, accarezzando il nonno. – Va bene, ma non tirarmi la barba: tu sai che la barba si tira solo ai caproni. Io ti manderò, ma senti, Basilio, tu sai che mamma Ara è avara come il pugno d’un morto. Se ti derubano, mamma Ara mi sgriderà, ed io ti bastonerò come un cane.
  • Non mi deruberanno, ecco, ve lo dico io, babbo grande – ripeté Basilio, con una serietà che faceva ridere.
  • Eh, non basta che lo dica tu! Vedremo.

La regina delle tenebre. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

A venticinque anni, bella, ricca, fidanzata, senza aver mai provato un dolore veramente grande, un giorno Maria Magda si sentì improvvisamente il cuore nero e vuoto.
Fu come il principio d’un malore fisico, che andò di giorno in giorno aumentando, allargandosi, spandendosi.
Ella era felice in casa sua, e un’altra felicità l’aspettava. Ma per raggiungere la nuova felicità, doveva abbandonare l’antica, e le sembrava che allora il rimpianto della famiglia lontana, della dolce casa paterna, della libertà perduta, della patria abbandonata, le avrebbero dato una indicibile nostalgia, avvelenandole la nuova felicità. C’erano ore nelle quali, specialmente di notte, al buio, ella provava una profonda angoscia, vivendo nel futuro.

Il mago. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Vivevano in fondo al villaggio, uno dei più forti e pittoreschi villaggi delle montagne del Logudoro, anzi la loro casetta nera e piccina era proprio l’ultima, e guardava giù per le chine, coperte di ginestre e di lentischi a grandi macchie.
Filando ritta sulla porta, Saveria vedeva il mare in lontananza, nell’estremo orizzonte, confuso col cielo di platino in estate, nebbioso in inverno: cucendo presso la finestra scorgeva una immensità di vallate stendentisi ai piedi delle sue montagne, e sentiva il caldo profumo delle messi d’oro ondeggianti al sole, e il sussulto del torrente che scorreva fra le roccie e i roveti montani.

Il dono di Natale. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

I cinque fratelli Lobina, tutti pastori, tornavano dai loro ovili, per passare la notte di Natale in famiglia. Era una festa eccezionale, per loro, quell’anno, perché si fidanzava la loro unica sorella, con un giovane molto ricco. Come si usa dunque in Sardegna, il fidanzato doveva mandare un regalo alla sua promessa sposa, e poi andare anche lui a passare la festa con la famiglia di lei. E i cinque fratelli volevano far corona alla sorella, anche per dimostrare al futuro cognato che se non erano ricchi come lui, in cambio erano forti, sani, uniti fra di loro come un gruppo di guerrieri.

Il vecchio Moisè. Un racconto di Grazia Deledda

Messa in voce di Gaetano Marino

Quand’ero ragazzetta, avevamo in casa nostra un vecchio servo della Barbagia chiamato Moisè. Era il suo vero nome? Non credo; forse era un soprannome, perché realmente il vecchio rassomigliava al profeta Mosè, alto e bruno in viso com’era e con una lunga barba a riccioli; o piuttosto perché fra le altre cose egli sapeva fare certi scongiuri contro il malocchio, contro le malattie del bestiame, contro le formiche che rapiscono il grano dall’aia, contro i bruchi, le cavallette e i vermi, contro le aquile per impedir loro di rapire i porcellini, gli agnelli ed anche i bambini; e in quasi tutti questi scongiuri (in dialetto chiamati verbos , cioè parole misteriose) c’era un’invocazione a Mosè.

Il cervo. Una favola di Esopo

Messa in voce di Gaetano Marino

Quel giorno un cervo si accostò al fiume per dissetarsi. Mentre ristorava la propria sete, scoprì la sua immagine riflessa. Il cervo iniziò a lodare le proprie corna, che erano ben fatte, solide, diramate e grandi; ma quando si osservò le zampe disse: – Oh mamma, come sono esili e brutte le mie zampe! D’improvviso, da dietro un cespuglio comparve un leone che si lanciò contro il povero cervo. Il cervo fuggì per la pianura, riuscendo a scampare dalla furia del leone, ma appena giunse nel bosco, le sue corna si imbrogliarono malamente tra i cespugli e non riuscì più né a muoversi né a sbrigliare il proprio corpo; ogni tentativo di liberarsi fu vano. Giunse il leone che lo afferrò forte con gli artigli possenti. Mentre sentiva prossima la fine il cervo si disse: – Sono stato uno stupido! Le mie zampe che credevo brutte e inutili son quelle che mi hanno fatto scappare, ed invece le corna, che credevo così belle e ben fatte mi hanno portato alla morte.

Le cose che ci sembrano inutili, a volte, si rivelano più utili di quanto si potessero immaginare.

La scimmia e il cammello invidioso. Una favola di Esopo

Messa in voce di Gaetano Marino

Quello era un giorno davvero importante.
Dalla foresta arrivava un messaggio che invitava tutti gli animali in assemblea. Quando furono riuniti, il Re leone prese la parola:

-Cari sudditi siamo qui convenuti per sottoscrivere la pace tra tutti noi. Do-vremo rinunciare ad ogni conflitto e ad ogni invidia, se vorremo vivere tranquilli e senza paura.
Il discorso continuò a lungo, con applausi di gioia e consenso. Al termine dell’assemblea, ogni animale partecipò al grande pranzo. Quando tutti furono sazi, chiesero alla scimmia di intrattenerli con qualche spettacolo buffo e divertente.
Senza farsi pregare, la scimmia salì sui tavoli e con agilità e simpatia diede inizio a un numero spassosissimo: saltò come un acrobata, fece capitomboli e danze stupefacenti. L’applauso generale fu grandioso.
L’unico che rimase in silenzio fu il cammello, il quale, ingelosito per il successo ottenuto dalla scimmia, decise di esibirsi anche lui.
Tra gli applausi salì sui tavoli, ma questi, ahimè, scricchiolarono e cedettero per il gran peso dell’animale. Risero tutti, pensando che fosse un effetto comico ricercato.
Ma quando il cammello si mise a danzare, fu talmente goffo, sgraziato e impacciato, che non divertì nessuno. Tutti lo inondarono di fischi e lanci di ortaggi. Il cammello fu costretto a ritirarsi e corse a nascondersi dietro una roccia.
Comprese allora che per restare tutti uniti e amici, egli doveva rinunciare alla propria invidia.

Quello era un giorno davvero importante.
Dalla foresta arrivava un messaggio che invitava tutti gli animali in assemblea. Quando furono riuniti, il Re leone prese la parola:
- Cari sudditi siamo qui convenuti per sottoscrivere la pace tra tutti noi. Do-vremo rinunciare ad ogni conflitto e ad ogni invidia, se vorremo vivere tranquilli e senza paura.
Il discorso continuò a lungo, con applausi di gioia e consenso. Al termine dell'assemblea, ogni animale partecipò al grande pranzo. Quando tutti furono sazi, chiesero alla scimmia di intrattenerli con qualche spettacolo buffo e divertente. 
Senza farsi pregare, la scimmia salì sui tavoli e con agilità e simpatia diede inizio a un numero spassosissimo: saltò come un acrobata, fece capitomboli e danze stupefacenti. L’applauso generale fu grandioso.
L'unico che rimase in silenzio fu il cammello, il quale, ingelosito per il successo ottenuto dalla scimmia, decise di esibirsi anche lui. 
Tra gli applausi salì sui tavoli, ma questi, ahimè, scricchiolarono e cedettero per il gran peso dell’animale. Risero tutti, pensando che fosse un effetto comico ricercato.
Ma quando il cammello si mise a danzare, fu talmente goffo, sgraziato e impacciato, che non divertì nessuno. Tutti lo inondarono di fischi e lanci di ortaggi. Il cammello fu costretto a ritirarsi e corse a nascondersi dietro una roccia.
Comprese allora che per restare tutti uniti e amici, egli doveva rinunciare alla propria invidia.

Dal nulla del kaos al regno degli dei. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

In un tempo assai lontano, di un tempo senza tempo, c’era il nulla. O meglio: in quel tempo senza tempo non c’era nulla. O forse c’era solo un grande disordine. E il disordine significa il kaos. Ebbene, in quel grande kaos senza tempo c’erano cose che non avevano forma, né un colore, né un odore, nemmeno un rumore si poteva udire. Tutto quel nulla appariva senza senso, appeso, sospeso in qualche parte del buio, e soprattutto non serviva proprio a nulla.

L’uomo crudele e sua moglie. Una fiaba dall’Africa

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un uomo e sua moglie che vivevano in una casa con un bel giardino, distante alcune miglia dal villaggio. Una sera venne un giù un gran temporale, la pioggia si sentiva battere forte sul tetto della casa e il vento soffiava all’impazzata, tanto che pareva volesse portare via ogni cosa. Appena l’uomo e sua moglie accesero il camino e si sedettero per scaldarsi, si sentì battere piano alla porta.

L’ermellino e la volpe. Una favola di Leonardo da Vinci

Messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il mugnaio. Una fiaba di Luigi Capuana

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un mugnaio che aveva due belle figliuole. A una avea dato nome Rota, all’altra Tramoggia.
La gente che andava a macinare, vedendo le due ragazze, domandava:
— Compare, ma quando maritate queste figliuole?
— Quando ci sarà chi le vuole.
— E che dote gli date?
— Dote niente. Rota la regalo, Tramoggia la do per
nulla.
— Furbo siete, mugnaio!

Il lupo mannaro, una fiaba di Luigi Capuana. * dai sette anni in su

  • dai sette anni in su

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un Re e una Regina che non avevano figliuoli e pregavano i santi, giorno e notte, per ottenerne almeno uno. Intanto consultavano anche i dottori di Corte. – Maestà, fate questo. – Maestà, fate quello. E pillole di qua, e beveroni di là; ma il sospirato figliuolo non arrivava. Una bel giorno ch’era freddino, la Regina s’era messa davanti il palazzo reale per riscaldarsi al sole. Passa una vecchiarella: – Fate la carità! E la regina rispose: – Non ho nulla. La vecchiarella andò via brontolando. – Che cosa ha brontolato? – domandò la Regina. – Maestà, ha detto che un giorno avrete bisogno di lei.


Tre piume in volo. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un re che aveva tre figli: due erano intelligenti e furbi, mentre il terzo figlio stava sempre zitto, dimostrava un carattere mansueto e semplice, e per questo lo chiamavano Tontolone. Quando il re giunse alla tarda età sentì la fine oramai prossima, e ragionava su quale figlio contare per affidargli l’eredità del trono.

La Mamma Draga. Una fiaba di Luigi Capuana. *da 11 anni in su.

Messa in voce di Gaetano Marino

(da 11 anni in su)

La donna-lupa tornò a casa e infilò la porta. Il marito spaventato, cominciò a tirarle addosso qualsiasi cosa trovasse per le mani: sedie, stivali, pentole, tavoli, ferri da stiro e fornelli; poi, afferra un bastone grosso di ginepro, e giù colpi da orbo.
“Oh… Sono io, marito mio! Sono io, marito mio!”
Credeva di parlare la donna malvagia, e invece abbaiava, ululava, ringhiava. Proprio come fanno i lupi. Colui, che la vedeva in forma di lupa con tanto di bocca spalancata, aveva paura d’essere sbranato; e perciò dava botte che rompevano le ossa.

Dioniso, il dio del delirio. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Dioniso, il dio incomprensibile e ammaliante, si faceva beffe di ogni ordinamento e convenzione, sconvolgeva le coscienze, sgretolava regole e inibizioni riconducendo gli uomini, attraverso il delirio, al loro stato di purezza primordiale. Ma chi era, e cosa combinò questo dio, adorato e temuto, e che sconvolse ogni regola?

La principessa incantata. Una favola di Ludwig Bechstein.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un povero calzolaio che aveva due figlioli: il maggiore si chiamava Almerigo ed era cattivo e prepotente; l’altro si chiamava Giovanni e aveva un carattere buono e mite. Il padre, chissà perché, aveva scambiato la prepotenza di Almerigo per coraggio, mentre la la bontà di Giovanni gli sembrava soltanto stupidità. Perciò stimava moltisso Almerigo, mentre si vergognava di Giovanni. […]

Il toro e l’inganno dei pastore. Una favola di Leonardo da Vinci

Messa in voce di Gaetano Marino

Leonardo fu anche scrittore di favole ricche di grande impegno morale. Esse mettono in guardia dai pericoli dell’ignoranza, dell’invidia, della superbia e della presunzione.
Sono storie brevi, dove le vicende della natura e degli animali, in tutte le loro forme, reali e mitologiche, aiutano a comprendere meglio la storia degli uomini. Un significativo esempio della capacità di Leonardo di parlare di temi universali con un linguaggio ricco e pungente. “La vera saggezza nasce dalla conoscenza della Natura e da una vita in armonia con essa” (LdV)

Il mito, i suoi misteri e i suoi epigoni – la grande fiaba dell’uomo

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Che cos’ è il mito, quali sono i suoi misteri e i suoi epigoni? Possiamo dire che il mito è una piccola parola che racchiude in se il trascorrere di migliaia e migliaia d’anni raccolti in un susseguirsi di eventi straordinari fissati in un tempo senza tempo. Nella parola mito tutto appare già in una frase posta al principio di ogni storia, che è poi la storia del mondo, e che comincia con quel “c’era una vola”.

L’amore del Ciclope Polifemo per la ninfa Galatea, figlia del mare. Mitologia

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Per un attimo Polifemo restò muto, incantato da quella altera e furibonda bellezza. Mai nessun essere umano aveva osato parlargli a quel modo. Mai nessun mortale si era rivolto a lui con tali minacce, senza restare morto o bastonato. Anche gli dei, conoscendo la sua suscettibilità, lo trattavano con miglior garbo, rispetto al resto, consapevoli della sua forza e della sua audacia! Eppure quella fanciulla, apparentemente così fragile e delicata, osava minacciarlo e deriderlo, osava disprezzarlo ed insultarlo, senza timore alcuno. Polifemo ne restò ancora più ammaliato. Messosi in ginocchio, davanti a lei, su quell’incantevole spiaggia, avvicinò la faccia alla bianca figura, candore di latte e […]

Cassandra, il passato può attendere. Mitologia

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino. Musiche di Ennio Santaniello

Storie dalla Mitologia, lettura e messa in voce delle storie degli dei, eroi, guerre, amori e inganni. Da Occidente a Oriente. Avventure fantastiche dalle tradizioni culturali e religiose dei popoli di tutto il mondo. Come il piacere di un misterioso ritorno alle origini.

Storia della Principessa Ifigenia e del suo sacrificio. Mitologia

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…]La divina Artemide non lascerà partire nemmeno una nave, se tu, generale dei generali, Agamennone, non le avrai prima offerto un sacrificio.” I comandanti presenti si guardarono l’un l’altro ponendosi domande tra gli sguardi silenziosi. “Quale sacrificio?” Domandò Agamannone. “ Dimmi, o Calcante. Io sono pronto a qualunque sacrificio.” “La potente dea Artemide, vuole Ifigenia!” “Ifigenia? Mia figlia?!” Domandò Agamennone con uno sguardo di stupore disperato. “Dice la dea: ‘Quando Agamennone avrà offerto a me la sua figlia Ifigenia, sacrificandola sul mio altare levandole la vita, allora io perdonerò il suo orgoglio. Solo allora la tempesta cesserà e le navi potranno partire’.”[…]

Artemide innamorata. Nascita della Costellazione di Orione. Mitologia

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Accadde una notte che li sorprese Apollo, un dio vanitoso, arrogante e geloso, ma soprattutto, dispettoso. Apollo vide la sorella Artemide che se ne andava per il mare aperto dirigendosi verso un’isola. Il dio la seguì e quando giunse sull’isola, si nascose in un anfratto di roccia, in attesa. Poi vide giungere dal mare un uomo, che nuotava proprio verso quell’isola. Quando giunse sulla spiaggia, Artemide gli corse incontro, si abbracciarono e subito una nuvola di lucciole li avvolse; poi scomparvero. […]

L’anatra bianca e la strega. Una fiaba dalla Russia.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta uno Zar grande e potente, che sposò una bellissima principessa. Non c’era al mondo una coppia più felice di loro, ma la loro luna di miele fu ben presto interrotta, poiché lo Zar fu chiamato in una spedizione di guerra contro un paese nemico, ed essi furono costretti a separarsi. La giovane sposa pianse amare lacrime, e il marito cercò di consolarla e prepararla al distacco dandole dei consigli. Le raccomandò sopratutto di non allontanarsi mai dal castello, di non dare confidenza agli estranei, di guardarsi sempre dai cattivi consiglieri e specialmente dalle donne strane. […]

Pesce piccolo e pesce grande, amici inseparabili. Fiaba. Prima puntata

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Tanto tanto tempo fa viveva, in un grande mare sconosciuto, un pesciolino, che si chiamava Crisponcello. Era un pesce molto piccolo, con tantissime pinne e pieno di colori. Crisponcello nuotava veloce veloce nel grande mare alla ricerca di un posto sicuro, perché i pesci più grandi di lui volevano mangiarselo. Eh sì. Questa è la legge dura della natura: pesce grande mangia pesce piccolo. Un giorno Crisponcello incontrò un grande pesce. Un enorme predatore squalo, era talmente più grande di lui che non valeva nemmeno la pena d’essere mangiato. Figuriamoci! Al grande squalo quel cosino con le pinne poteva sembrare una nocciolina da gustare, ma solo una, e che certamente non lo avrebbe sfamato per niente.

Caccia alle streghe Alitus Fetusum Sisters. Seconda puntata.

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

E dunque, quel coso o quella cosa, grande o piccola che fosse, era un animale vivo. Pareva un roditore topo gigante, no, forse era un castoro, ma aveva una coda grossa e lunga, allora sicuramente era una Nutria, sì, una Nutria Bianca… Bianca? Una Nutria Bianca, sì, che le inseguiva come fosse una belva feroce. Ma appena vide gli altri nel corridoio, ella si arrestò, si guardò intorno, furtiva, si avvicinò ansimando al gruppo e domandò:

  • Le avete viste?
  • Le abbiamo viste.
  • Quelle erano le tre streghe!

Caccia alle streghe Alitus Fetusum Sisters. Prima puntata.

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Ma chi poteva avere il coraggio di avventurarsi per una notte intera in quella vecchia casa? Un rudere, che non possedeva più nemmeno un nome, posto in fondo al viale dei cipressi, e di cui molti temevano la sua storia, anche solo a raccontarla.
Dunque, secondo voi, chi poteva entrare, furtivi come ladri, e correre tra buie stanze e lunghi infiniti corridoi spettrali, per andare a caccia di… streghe? Facile indovinare: solo Adriano e i suoi amici fedelissimi, Marta e Filippo, potevano avere l’incoscienza di farlo

Notte paura, notte di storie e d’altre tenere creature. Seconda puntata

Scritto e meso in voce da Gaetano Marino

Certo che si chiama GiovanPisché, la maga strillona. Strillona! Grida, grida talmente tanto da fare sordo persino un elefante. Ma è l’unica maga che io conosca. Ed è l’unica maga che io sopporti. Una vera nobildonna di maga, garantito. Amici di vecchio tempo, e siamo pure compari. Eh sì, eh sì… E poi paga bene quando gli porto qualche cadavere dal cimitero per i suoi esperimenti di maga, proprio! O qualche cervello, o del fegato, polmoni, a volte anche qualche braccio, o una mano o un paio di gambe, quello che capita, oppure una solo gamba. E vengono da cadaveri caldi, sai, caldi caldi, o freschi freschi, oh, dipende dai gusti.

Notte paura, notte di storie e d’altre tenere creature. Prima puntata

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Eppure, fu un disastro. Eh sì, perché quella tela di ragno, seppure fosse schifosamente appiccicosa di bava schiumosa, tanto che non aveva mai mancato una preda, si ridusse miseramente in frantumi. Da sempre quella trappola stava ben incastrata tra i battenti della piccola finestra di quella vecchia casa. Casa buia, dove il silenzio si faceva spettrale ed era l’unico padrone superstite. Oramai un rudere abbandonato, era quella casa, lugubre e piena di strane ombre, che comparivano improvvise e funeste, così da far venire i peli dritti dalla paura, persino ai lupi mannari: i figli randagi delle notti di luna piena, che infestavano da sempre la contea.

Filottete, l’eroe arciere. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

La storia di Filottete, è legata in principio alla morte di Eracle, l’eroe della forza invincibile per eccellenza. Una vicenda fatta di amori, amanti, tradimenti, dolore, disperazione e morte.

La fuga di Enea da Troia e l’ncontro con la regina Didone. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Quella notte stessa, in cui i greci uscirono dal cavallo di legno ingannatore, Enea, principe dei Dardani, figlio di Afrodite e di Anchise, cugino alleato di Priamo, vide in sogno Ettore, il figlio di Priamo caduto morto nell’ultimo duello con Achille. Ettore, in un’orribile visione, apparve con il corpo sanguinante e straziato dal carro di Achille, annunciando ad Enea l’inevitabile caduta di Troia.

Adone, il fanciullo nato dalla mirra e amato da Afrodite. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Ogni cosa ebbe inizio con la madre di Smirna, Cancreide, moglie di Cinira; una donna arrogante, alla quale non mancò la sfrontatezza di sostenere la bellezza di sua figlia da non temere confronti con qualsiasi altra donna sulla terra. “Smirna, mie care amiche, è persino più bella di Afrodite. E dato che i frutti non cadono mai lontani dal proprio albero, la stessa Smirna, si rifiutò di celebrare i sacrifici in onore della dea Afrodite, la dea della bellezza e dell’amore. Fu un sacrilegio che fece adirare assai Afrodite, tanto da far pagare a Cancreide un caro prezzo.

Raperonzolo. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

Passarono gli anni, Raperonzolo divenne la più bella bambina del regno, ma non appena compì dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre. Una torre altissima, che non aveva né una scala né una porta, ma solo una minuscola finestrella, che stava su in cima. Quando la maga voleva salire da Raperonzolo chiamava: “Oh Raperonzolo, sciogli ora i capelli d’oro, che per salir lassù io mi servirò di loro.”

Pollicino. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un contadino povero che una sera se ne stava seduto vicino al camino ad attizzare il fuoco, mentre sua moglie filava. A un certo punto disse:
“Moglie mia, che cosa triste è non aver bambini! E’ così silenziosa la nostra casa, mentre dagli altri c’è tanto chiasso gioioso e allegria!”
“Hai ragione marito mio,” rispose la donna “Anche se fosse un solo bimbo, uno solo e pure se piccino piccino, dio solo sa quanto sarei contenta.”

Pgmalione, un amore d’arte. Mtologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Ma Pigmalione, come tanti straordinari geni dell’arte, aveva alcune strane pretese, insieme a parecchie bizzarre necessità. Evitava di frequentare le donne, o di aver con loro qualche storia d’innamoramento. Tutte le ragazze, egli pensava, non è che non gli piacessero, anzi, ma erano noiosissime, come la sua sorellina. Egli non le capiva proprio, le donne. Come pensassero, cosa pensassero, che cosa volessero.

Tantalo, l’ingannatore degli dei. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Tantalo, uno dei figli di Zeus, regnava a Sipilo, in Frigia, ed era assai ricco e famoso. Se mai gli dèi dell’Olimpo abbiano stimato e onorato un mortale, questi era lui. A causa della sua discendenza, egli si conquistò la loro amicizia e da ultimo gli fu permesso di banchettare alla tavola di Zeus, partecipando di tutto ciò che gli immortali discutevano fra loro. Ma la sua superba natura umana non seppe mantenersi all’altezza di quella fortuna ultraterrena, e in diversi modi egli prese a commettere empietà e sacrilegi contro gli dei.

Una fatica di Sisifo. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Sisifo fu persino un ricattatore senza pietà, né scrupoli; nemmeno di fronte a Zeus ebbe ritegno. Accade una mattina. Sisifo se ne stava, come sempre, in agguato al solito posto, sul colle. Quando d’improvviso gli passò dinanzi agli occhi un aquila che volava velocissima verso la costa del mare. Il rapace teneva tra i suoi artigli la preda. Ma Sisifo intuì subito che quella non era un’aquila solita, e ciò che teneva imprigionata tra artigli non era una preda da cibo, come di solito poteva essere un leprotto, o un vitello o una marmotta. No, quell’aquila era Zeus, che aveva preso le sembianze di un aquila – ed era questa una sua vecchia abitudine – e quella preda non era un animale; eh no, quella era una fanciulla, la ninfa Egina, la giovane figlia del dio fiume Asopo.

Nascita e sorte di Ihknòs, isola delle meraviglie. Racconto

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

In principio comparvero certi pescetti, che pareva camminassero, proprio, come se avessero zampe. Questi pescetti zampettari si avventurarono sulla terra ferma, o meno ferma, in cerca di un luogo sicuro dove metter su famiglia. Finché il caso volle che: e patapam e patapim, e spliscete e splascete, ecco che apparve l’uomo. Neri, gialli, rossi, bianchi, grandi, grossi, e così via.

Atena vs Poseidone: una contesa. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Ma neppure Zeus riuscì a metterli d’accordo. Così Atena propose di lasciar decidere ai cittadini, chi avrebbe preso la custodia della città. Atena e Poseidone riunirono il popolo sull’Acropoli e dissero che ciascuno dei due avrebbe concesso un dono: il regalo giudicato migliore avrebbe fatto vincere la protezione della città.

Glauco, il dio pescatore che divenne triste. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Poi venne un giorno in cui Glauco fece buona pesca. Rientrato a riva vuotò la rete sull’erba. Tra i pesci catturati ce ne erano due, belli grossi e ancora vivi. Si dibattevano e saltavano, perché sentivano che oramai la fine era vicina. Intanto strappavano a morsi l’erba su cui Glauco li aveva scaraventati. Improvvisamente, prima un pesce e poi l’altro, cominciarono a far grandi balzi per tornare verso il mare. Glauco rimase a guardarli, sapendo bene che non ce l’avrebbero fatta.

Il barbiere, la radichetta e la coda di cavallo. Una fiaba di Luigi Capuana

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un barbiere che faceva la barba alla povera gente. Scorticava le facce con un vecchio rasoio e vi trinciava braciole di carne di quando in quando. E se gli avventori si lamentavano, egli, che era di umore allegro, rispondeva: “Per un soldino, vi faccio la barba e una braciola; e brontolate? Una braciola costa di più.” Gli avventori ridevano e andavano via contenti, col viso impiastricciato di ragnateli, per stagnare il sangue.

Afrodite, dea della bellezza e i suoi figli. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Afrodite, la dea della bellezza, che i romani chiamarono Venere, era, secondo alcuni antichi, la figlia di Zeus e della dea oceanina Dione. Secondo altri antichi, Afrodite era nata in primavera dalla spuma del mare fecondata dai genitali di Urano, che Crono aveva reciso e scagliato in mare dopo la ribellione contro il padre.
Afrodite, dal greco afros, la spuma, aveva anche l’appellativo di Urania, perché ancora figlia del Cielo.

Erittonio, il bambino dalle gambe di serpente. Mitologia

Messa in voce di Gaeano Marino

Efesto guardò subito nella stessa direzione e vide avanzare verso di lui la dea Atena. Atena? E perché stava entrando nella sua fucina, chi l’aveva convocata? Ma Efesto non aveva tempo per le domande, perché appena la vide: lì, quasi sospesa per l’aere, con lo sguardo che splendeva lucente, avvolta dai fumi delle fiamme e dai vapori del posto, sentì in se infiammarsi il desiderio assoluto per lei, e se ne innamorò all’istante.

I tre porcellini. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

C’erano una volta tre piccoli porcellini che se ne andavano in giro per il mondo soli e soletti a cercar fortuna, e soprattutto bisognosi di una casa dove poter dormire.
Il primo porcellino trovò un contadino che trascinava una grande balla di paglia.
“Per favore signor contadino! Per favore contadino… signor contadino per favore… o’ contadino ma che c’hai la paglia nelle orecchie?”
“Eh, sì che c’è? Chi è che chiama?” rispose il contadino.
“Per favore contadino, che me la daresti quella balla di paglia?”
“Questa balla di paglia?”
“Che me la daresti per favore?”
“E perché dovrei dartela? O’ porcellino!”
“Ti, prego signor contadino, vorrei costruirmi una casa calda e bella, tutta di paglia”
E l’uomo contadino, che era buono e generoso, che fece? gliela regalò.
Il porcellino allora si costruì una bella casetta tutta di paglia, comoda e morbida, e andò a dormire al calduccio. La mattina dopo, appena spuntò il sole, il porcellino sentì bussare alla porta.

La Bella Signora Fortuna e il povero mendicante avido. Una fiaba dall’Africa

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

In quel tempo c’era un uomo che viveva nella grande povertà. Per campare poteva solo sperare sull’elemosina che riceveva per compassione dalla gente del villaggio. Le sue giornate trascorrevano lunghe e dolorose nel chiedere un sostegno qualsiasi ai passanti mentre stava inginocchiato presso gli scalini e i marciapiedi di strade e piazze. Quando si è soli e poveri, ahimè, la mente s’affolla di tanti pensieri tristi, dove le speranze spesso svaniscono nella disperazione.
Ma poi venne quella mattina. […]

Cenerentola. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un uomo ricco e gentile che aveva sposato una donna umile e buona. Entrambi vivevano felici e in armonia, ed ebbero pure una figlia giudiziosa e bella.
Ma venne un triste giorno in cui la moglie dell’uomo si ammalò gravemente. Per la povera donna provarono ogni sorta di cura, ma, ahimè il destino aveva già deciso, e quando la donna sentì ormai vicina la fine chiamò la sua unica figlioletta, e le disse:

  • Figliola mia, sii sempre buona e non aver timore, tuo padre ti proteggerà e io ti sarò vicina dal cielo.

La bella addormentata nel bosco. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un re e una regina che ogni giorno dicevano: “Ah, se avessimo un bambino!” Ma il bambino non veniva mai. Un giorno, mentre la regina faceva il bagno, ecco che un gambero saltò fuori dall’acqua e le disse: “Il tuo desiderio sarà esaudito: darai alla luce una bambina.”

Vivere da soli non si può. Una fiaba dall’Africa

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

In quasi ogni villaggio vive un uomo illuminato. Di solito è un anziano, che negli anni ha saputo conquistare il rispetto e la fiducia della comunità. Ce n’era uno tra questi uomini saggi che s’era meritato una fama straordinaria, tanto che una moltitudine di gente si rivolgeva a lui. Parecchi venivano a consulto nella sua capanna. […]

Il mercante ricco e il povero accattone. Una fiaba dall’Africa.

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

C’era una volta un mercante assai ricco che possedeva migliaia e migliaia di capi di bestiame di ogni tipo e razza. Mucche, tori, cavalli, pollame, grossi maiali, pecore, cinghiali e capre. Le sue terre si perdevano all’orizzonte, dove coltivava grano, cereali, mais e frutta d’ogni tipo. Al suo servizio stavano migliaia di lavoratori. La sua casa, o si potrebbe dire meglio, il suo castello, aveva un’infinità di servi e fattori. Non era avaro. Spendeva parecchio denaro ed era benvoluto per la sua generosità, fatto questo davvero assai strano per un uomo molto ricco; ma così era, perché così raccontano ancora. […]

Il bosco di San Giuseppe. Una fiaba dei fratelli Grimm

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una madre che aveva tre figlie: la maggiore era scortese e cattiva, la seconda era già molto meglio, benché, avesse anche lei i suoi difetti, mentre la più giovane era una bimba buona e pia. Eppure la madre prediligeva la figlia maggiore e non poteva soffrire la minore. Per questo mandava spesso la povera bambina minore in un gran bosco, per levarsela di torno; pensando che si sarebbe persa e che non avesse ritrovato più la strada del ritorno.

L’audace soldatino di stagno. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Messa in voce di Gaetano Marino

Erano nati da un vecchio mestolo di stagno. Erano venticinque fratelli, valorosi e temerari soldatini di stagno. Ciascuno aveva in spalla il fucile e lo sguardo fiero in avanti, ordinati e perfetti nell’inconfondibile uniforme rossa e blu. “Soldatini di Stagno, son soldatini di stagno” fu il grido che sentirono risuonare nella scatola in cui stavano conservati in bella mostra, ed era l’urlo di un bambino che dalla felicità tremava tutto e applaudiva. Era il giorno del suo compleanno e li aveva ricevuti in dono. Subito li tirò fuori e li mise in fila sul tavolo

Gli sciacalli e l’elefante. Una favola dall’Africa

Messa in voce di Gaetano Marino

Quel giorno gli sciacalli s’erano ritrovati senza più carogne da mangiare. Le avevano divorate tutte, e non avevano più una sola carogna da mangiare. Il saggio anziano del branco di sciacalli ebbe un’idea.

Medusa, Gorgone mortale e quel sogno d’amore. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

La Gorgone più conosciuta era Medusa, l’unica mortale delle tre sorelle e loro regina, che, per volere di Persefone, era la custode degli Inferi. Medusa era anche la più bella, tanto bella che fece innamorare Poseidone, il dio del mare. Egli la corteggiò in tutti i modi, tant’era abituato a non sentirsi dire di no, finché riuscì a conquistarla, convincendola ad incontrarsi segretamente con il dio in un piccolo tempio dedicato alla dea Atena. Lì si amarono follemente. Lì cominciò il sogno di Medusa, un sogno che non l’abbandonerà mai più. Lo sguardo luminoso del dio del mare, i suoi baci, i suoi abbracci, le sue parole, la sua forza.

Deucallione e Pirra: scomparsa e rinascita dell’umanità. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

“Ora basta! Basta! Non ne posso più! Che siate maledetti. Uomini e donne morirete tutti! Animali e piante vi seguiranno nella fine. Dal nulla vi abbiamo creato e nel nulla tornerete!”
Queste furono le parole del divino tonante Zeus, dio supremo dell’Olimpo, un attimo prima che scatenasse il grande diluvio destinato a cancellare la terra e i suoi abitanti.

Una topolina curiosona. Una fiaba dall’Africa

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Era una topolina assai graziosa. Con due occhietti neri neri, le orechiette vivaci, un musetto baffuto e svelto, sempre pronto ad annusare ogni cosa, ma soprattutto, quella creaturina non era mai stanca di saltellare di qua e di là. Poi capitò quel giorno in cui la graziosa topolina, spinta dalla curiosità, istinto che tutti possediamo, e soprattutto i giovani, lasciò il proprio nido per fare una passeggiata nel grande cortile di casa. Tanta era la voglia di scoprire un mondo nuovo, che la topolina si ritrovò, chissà come, lontana lantana dal proprio nido. […]

Annika, la bella fanciulla e la matrigna cattiva. Una fiaba dall’Africa

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

C’era una volta una fanciulla assai bella che si chiamava Annìka. Era buona, giudiziosa, e assai gentile: il padre e la madre l’adoravano tanto che non avevano occhi che per lei. Ma un triste destino volle che Annìka restasse orfana di madre quando aveva appena nove anni. Qualche anno dopo il padre decise di risposarsi, perché voleva che Annìka non restasse senza madre. […]

Ares, il dio della guerra. Miologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Doveva esserci qualcosa di andato a male in quella pozione magica. Era ne era convinta. Prima di restare incinta di Efesto, il dio del fuoco, chiese un afrodisiaco alla maga più conosciuta e rinomata, e cara, dell’Olimpo, e il risultato fu un figlio deforme, brutto e vendicativo. La regina dell’Olimpo però era decisa ad avere un figlio dal Capo, suo marito Zeus. Occorreva un erede al suo stato ufficiale di regina. Ma questa volta niente filtri magici, nessun intruglio strano e pericoloso. Si rivolse con temerarietà e tenacia al marito, per giorni e giorni, perseguitandolo in ogni dove e per ogni dove, finché Zeus, esausto, cedette e concesse alla propria moglie una notte d’amore.

I musicanti di Brema, una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uomo aveva un asino che lo aveva servito per parecchi anni; ma oramai il povero animale non aveva più forza e ogni giorno diventava sempre più incapace di lavorare. Allora il padrone decise di sbarazzarsene, ma l’asino, che si accorse delle sue intenzioni, raccolse le sue poche cose e scappò verso la città di Brema dove sperava di fare il musicista nella banda musicale. […]

L’angelo dal viso bello e felice. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

“Carissimi amici, dovete sapere che ogni volta che un bambino buono s’addormenta per sempre, scende sulla terra un angelo del Signore, prende in braccio il bimbo addormentato, allarga le grandi ali bianche e vola in tutti quei posti che il bambino ha amato. Poi raccoglie una manciata di fiori, che porta a Dio, affinché essi fioriscano belli assai più che sulla terra. Il buon Dio tiene i fiori sul suo cuore, ma al bimbo rapito dal sonno eterno, a quello che ha più caro di tutti dà un bacio. Appena il bimbo riceve il bacio, subito apre gli occhi e prende in dono la voce soave e può cantare con il coro dei beati.” […]

La principessa sul piccolo pisello. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta in un paese lontano lontano, un principe ricchissimo. Egli era unico figlio, amato e stimato dai sudditi del regno. I suoi modi e la sua educazione erano sempre stati degni di un grande principe, seppure non rinunciasse mai a feste e ricevimenti. Era un principe davvero a modo e sempre cordiale e gentile, con tutti, tant’è che in tanti, nobili e aristocratici, desideravano invitarlo alle feste e alle battute di caccia. […]

Apollo innamorato. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Apollo non era un dio senza cuore. Ma venne pure per lui il tempo d’amare. E fu un tempo parecchio difficile, perché alcuni suoi amori furono orchestrati dal dio Eros, il quale aveva parecchie vendette da consumare, proprio contro, Apollo. Eros, sappiamo, aveva il potere dell’amore, o meglio degli innamoramenti, e con le sue frecce stabiliva quali tremendi turbamenti il cuore degli dei e degli uomini dovesse subire. Ed era il turbamento dell’amore corrisposto o dell’amore negato.

Le divine spose di Zeus. Mitologia

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Tutti sanno che il dio supremo Zeus, dopo che conquistò il trono dell’Olimpo, prima di sposare Era, colei che diverrà la sposa regina ufficiale, diciamo così, ebbe tante altre mogli. Il figlio di Crono poteva scegliere tra un bel po’ di Titanidi; e si concesse pure dopo aver nominato Era come sua consorte al trono, di conquistare tutte le fanciulle mortali che desiderasse.
Egli era il re, e tutto gli era permesso, e quando non otteneva il consenso, sapeva come conquistare le sue amanti.

Titanomachia. Guerra tra Titani. Mitologia

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Per dieci lunghi anni la terra conobbe distruzione e devastazione. Fu sconvolta da terremoti, maremoti, tempeste, uragani. Si spostarono e si sgretolarono le montagne, i mari furono perennemente in tempesta a un passo da sommergere la terra tutta. I fiumi inondavano le terre, i laghi scomparivano sprofondando nelle viscere della terra, le valli bruciavano! Orribili crepaci, precipizi, gorghi, si formarono dappertutto. Dalle fauci dei vulcani sgorgava lava e dalle crepe d’intorno si sprigionava fumo intenso, acre, che sapeva di zolfo dal colore scuro.

Il figlio del Sole. Mitologia

Messa in voce di Gaetano Marino

Come tutte le divinità mitologiche, anche il Sole ebbe un bel po’ di figli e di figlie. Tra questi, uno in particolare gli diede un sacco di problemi: Fetonte, che vuol dire “lo splendente”. Fetonte era ambizioso cocciuto e prepotente. Da un po’ di tempo aveva un’idea fissa, una vera ossessione: voleva a ogni costo prendere il posto del padre alla guida del carro di fuoco.

L’imperatore vanitoso e i suoi nuovi vestiti. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Messa in voce di Gaetano Marino

Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto vestire con abiti sempre nuovi e stravaganti. Ogni suo avere lo impegnava ad acquistare vestiti eleganti. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno. Nella grande città in cui regnava giungevano ogni giorno molti stranieri tessitori e sarti. Tutti proponevano un vestito nuovo all’imperatore, ed egli acquistava quel che offrivano. Un giorno arrivarono due sarti impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere e cucire la stoffa più sottile, più resistente e bella che mai si potesse immaginare.

Il leone e il moscerino. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un moscerino s’avvicinò quatto quatto al naso di un leone. Il re degli animali socchiuse le palpebre degli occhi, vide l’insetto proprio davanti ai suoi occhi.
-Oh! Oh! Tu, insignificante moscerino! Come puoi avere il coraggio di starmi sul naso, e davanti agli occhi.
-Ma tu chi ti credi di essere?- rispose il moscerino.

  • Ma tu forse non sai chi sono io, vedo! disse il leone.
  • No che non lo so. Rispose il piccolo insetto.
  • Ah, non lo sai, dunque?
  • Ma che sei sordo, leoncino caro. t’ho detto che non lo so.
  • Io sono, o miserabile insignicante e maleducato moscerino, Io sono il re degli animali, sono il re leone, il possente sovrano. Mai sentito parlare? Guarda quanto sono grosso, forte, implacabile con i miei artigli e le mie zanne.
    Il leone mostrò le sue zampe, gli artigli e le poderose zanne, e infine ruggì.
  • Mamma mia che alito fetido che ti ritrovi, eh?
  • Che hai detto? Disse il leone rizzandosi sulle quattro zampe. Non vedi quanto io sono possente?
  • E tu, e tu che credi di farmi paura perché sei grosso e grande? O perché dici di essee il re di tutti gli animali. Ah Ah Ah!
  • Bada, citrullo moscerino, che se mi monta la rabbia…
    E che succede se ti monta la rabbia? Pucci pucci, mi fai la bua? Ahahahah… smonta smonta, caro belllo.
  • Ma tu guarda sto cosetto.
  • Senti leonaccio caro, mi sa che sto cosetto allora deve darti una belle lezione.
  • Ma lasciami perdere, va!
  • Bene, cosino cosino, non proprio prima di averti dato una bella lezione, ti lascerò perdere. Ti mostro io chi è il più forte tra noi due! Vediamo se mi acchiappi!
    Fu così che il temerario e improvvido insetto prese lo slancio e si lanciò in picchiata contro la fronte del leone, il quale provò ad acciuffarlo, ma inutilmente. Scagliava le zampe armate d’artigli poderosi sula fronte, nel tentativo di acciuffare il moscerino, ma l’insetto fu velocissimo nello scansare i colpi. Il leone sgraffiava e ruggiva, tirava gli artigli sulle proprie orecchie, il mento. L’unico guaio fu che colpiva solo se stesso, e colpiva forte con tutta la rabbia. Si rotolava su se stesso, infilzava come una furia gli artigli sulla propria pelle, la strappava dalla ferocia, sinché si ridusse ad una belva insanguinata, stanca, sfiancata, con la bava alla bocca e con gli occhi infiammati.
    Il moscerino intanto aveva già da un po’ abbandonato il collo del leone e si godeva lo spettacolo standosene seduto su di un ramoscello. Eh sì, il moscerino aveva vinto, senza nemmeno tanta fatica.
  • Povero leoncino, pensavi d’essere tu il più forte, e invece, guarda come ti sei ridotto. Disse il moscerino. – Sono io ormai il più forte. Ciao ciao. E il moscerino, tronfio e borioso volò via ad annunciare al mondo la sua vittoria.
    Ma fece poca via, ahimé, perché… Pataspakette, finì su una ragnatela, che esso non aveva visto in tempo; tanto era premuroso nel fare lo sbruffone. E finì nella trappola di un ragno.
    -Toh, guarda guarda chi è venuto a farci visita: un misero moscerino!- disse il ragno che stava tra i suoi fili.
    -Peccato, speravo di catturare un animale più grosso. Ma pazienza, bisogna essere umili, oggi questo c’è e questo ci mangiamo, meglio di nulla, domani si vedrà.
    E il ragno, in un solo boccone, divorò il moscerino

A volte si combatte con forza e ingegno contro i più forti e si vince; ma mai bisogna credersi forti per sempre, perché altre volte si diventa vittime di insignificanti avversari, e si perde con umiliazione.

Il cigno, l’oca e il cuoco. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il cigno, l’oca e il cuoco
Nel grande giardino di un castello vivevano tantissimi uccelli. Uccelli di ogni razza.
Alcuni erano liberi di volare dappertutto, da un albero all’altro e di cantare felici, altri erano uccelli domestici, che razzolavano sul terreno e attendevano il loro turno per finire in padella.
Un cigno e un’oca bianca, che s’incontravano ogni giorno nelle acque di un laghetto del parco, fecero grande amicizia.
Nuotavano spesso fianco a fianco, e da lontano parevano quasi fratelli, ma da vicino appariva subito che il cigno era di buona razza regale.
Aveva forme più eleganti, mentre quelle dell’oca erano goffe e grassottelle.
Il cigno era ritenuto da sempre un ospite nobile e distinto del giardino, mentre l’oca si sapeva destinata a finire in pentola non appena fosse arrivato qualche ospite al castello.
La differenza fra i due si notava ancor di più quando aprivano il becco: il cigno aveva un canto armonioso, mentre l’oca non sapeva fare altro che starnazzare stonata e sgraziata.
Nonostante tutto l’oca, stando sempre fianco a fianco al cigno, finì col credersi lei pure un nobile animale.
E in segreto sperava che quando fosse venuta l’ora di finire in pentola, il cuoco si sbagliasse e tirasse il collo al cigno, anziché a lei. E questo perché erano amiche.
E avvenne proprio che un giorno il cuoco, un po’ sbronzo, scambiò il cigno coll’oca e lo afferrò per il collo. Ma il cigno si lamentò con un canto tanto dolce che il cuoco, stupito, si accorse dell’errore ed esclamò: – Oh, mamma mia, cosa stavo facendo! Non sia mai che io tagli la gola a chi sa servirsene così bene!
E lo lasciò libero. L’oca invece finì in pentola, tra le patate e le verdure.

Ade, il dio degli inferi prende moglie. Mitologia

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Ade era un dio ricco, potente e molto temuto. Egli era il signore dell’Oltretomba. Il suo regno dunque, era popolato dalle ombre dei morti. E chi non temeva la morte? Proprio per questo ogni fanciulla o dea inorridiva all’idea di diventare sovrana di un regno dove stava sempre il buio nero nero, riempito da grida e dolore, qua e là qualche fiammata, e soprattutto, una volta entrati, non si poteva più tornare indietro. […]

I gatti, i topi e la fame. Una fiaba dall’Africa.

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

C’era un paese che in quel tempo fu colpito da una grave e mortale carestia. Uomini e animali non riuscivano a sopravvivere. I gatti soprattutto ne soffrirono, e assai più dei topi, loro eterni nemici e prede: non riuscivano più a trovare cibo, persino i vermi di sottoterra erano scomparsi. Per i topi invece, la carestia non fu così drammaticamente mortale, anzi, furono loro i primi a trarne vantaggio. […]

Il bambino d’oro e il bambino d’argento. Una fiaba africana

Messa in voce di Gaetano Marino

Niame, il più potente fra i maghi del cielo, viveva in una fattoria posata sopra un bellissimo tappeto di nuvole. Un giorno decise di prendere moglie e invitò a presentarsi le quattro fanciulle più belle della sua tribù. Poi domandò a ciascuna: – Che cosa faresti, per me, se io ti sposassi? […]

La regina delle api. Una fiaba dei fratelli Grimm

Una fiaba adottata da Freedom LAC e messa in voce da Gaetano Marino

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Due giovani principi se ne andarono in cerca di peripezie, e come sempre accade finirono col trascorrere una vita da fannulloni; tanto che non fecero più rientro a casa.
Avevano un fratello piccolo che loro chiamavano Tontolone. Questi andò alla ricerca dei fratelli e quando li trovò, loro, per gratitudine, lo presero in giro e lo canzonarono. […]

Poseidone, la sposa Anfitrite e il delfino gentile. Mitologia

Scritto e messo in voce da Getano Marino

Ed ecco che un giorno la bella Anfitrite, mentre si trovava nella misteriosa isola greca di Nasso, terra bagnata dalle acque del mare Egeo, partecipò alle danze di un gruppo di ninfe vestite di lino bianco trasparente; quelle fanciulle parevano fluttuassero nell’aria. Fu allora che Poseidone vide la bella Anfitrite per la prima volta, e non seppe resistere.

Il patto fra i topi e i gatti. Una favola dall’Africa

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una volta il re dei gatti mandò un messaggio alla regina dei topi, che governava su un vasto territorio. Proponeva che i gatti potessero sposarsi con i topi, per arrivare, come risultato finale, a creare la pace fra le due razze. Entrambe le specie avrebbero così potuto condurre una vita prospera e felice. Il messaggero incaricato era una volpe, scelta ufficialmente dai gatti per operare in qualità di meditatore. Nell’atto di presentare il messaggio alla regina dei topi, la volpe, disse: “Vostra maestà! Non ci sarà mai pace in questo mondo fino a che gli uomini imporranno la loro volontà. […]

Il Re Mida e la Mucca. Di Gianni Rodari

Messa in voce di Gaetano Marino

Il re Mida era un grande spendaccione, tutte le sere dava feste e balli, finché si trovò senza un centesimo. Andò dal mago Apollo, gli raccontò i suoi guai e Apollo gli fece questo incantesimo: – Tutto quello che le tue mani toccano deve diventare oro. […]

Alice Cascherina. Di Gianni Rodari

Messa in voce di Gaetano Marino

Questa è la storia di Alice Cascherina, che cascava sempre e dappertutto.
Il nonno la cercava per portarla ai giardini: – Alice! Dove sei, Alice?
Sono qui, nonno. – Dove, qui?
Nella sveglia.
Sì, aveva aperto lo sportello della sveglia per curiosare un po’, ed era finita tra gli ingranaggi e le molle, ed ora le toccava di saltare continuamente da un punto all’altro per non essere travolta da tutti quei meccanismi che scattavano facendo tic-tac.
Un’altra volta il nonno la cercava per darle la merenda: – Alice! Dove sei, Alice?
Sono qui, nonno. – Dove, qui?
Ma proprio qui, nella bottiglia. Avevo sete, ci sono cascata dentro. […]

Il cacciatore sfortunato. Di Gianni Rodari

Messa in voce di Gaetano Marino

– Prendi il fucile, Giuseppe, prendi il fucile e vai a caccia, – disse una mattina al suo figliolo quella donna. – Domani tua sorella si sposa e vuol mangiare polenta e lepre.
Giuseppe prese il fucile e andò a caccia. Vide subito una lepre che balzava da una siepe e correva in un campo. Puntò il fucile, prese la mira e premette il grilletto. Ma il fucile disse: Pum!, proprio con voce umana, e invece di sparar fuori la pallottola la fece cadere per terra. […]

Tonino l’invisibile. Di Gianni Rodari

Messa in voce di Gaetano Marino

Una volta un ragazzo di nome Tonino andò a scuola che non sapeva la lezione ed era molto preoccupato al pensiero che il maestro lo interrogasse.
«Ah, – diceva tra sé, – se potessi diventare invisibile…»
Il maestro fece l’appello, e quando arrivò al nome di Tonino, il ragazzo rispose: – Presente! – ma nessuno lo sentì, e il maestro disse: – Peccato che Tonino non sia venuto, avevo giusto pensato di interrogarlo. Se è ammalato, speriamo che non sia niente di grave. […]

Il topo che mangiava i gatti. Di Gianni Rodari

Messa in voce di Gaetano Marino

Un vecchio topo di biblioteca andò a trovare i suoi cugini, che abitavano in solaio e conoscevano poco il mondo. – Voi conoscete poco il mondo, – egli diceva ai suoi timidi parenti, – e probabilmente non sapete nemmeno leggere. – Eh, tu la sai lunga, – sospiravano quelli. – Per esempio, avete mai mangiato un gatto? – Eh, tu la sai lunga. Ma da noi sono i gatti che mangiano i topi. – Perché siete ignoranti. […]

L’uomo che voleva uccidere Dio. Una leggenda dall’Africa

Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

In quel tempo lontano vivevano due fratelli. Il maggiore si chiamava Ebèba, il minore Eleya. Ebèba non se la passava tanto bene, la povertà era stata da sempre sua compagna, mentre Eleya era assai ricco e fortunato. […]

Farfallino. Una fiaba di Luigi Capuana

Messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un contadino che dietro la sua casetta aveva un piccolo orto. Vi coltivava cavoli, lattughe, sedani e cipolle. Sua moglie lavorava quanto lui. Filava, tesseva, cuciva. E di quel che tutt’e due guadagnavano non spendevano neppur la metà. Pensavano all’avvenire della loro unica figliola che cresceva bella e buona e aveva sette anni. La bambina passava molte ore della giornata nell’orto dove, in un cantuccio, coltivava dei fiori. Un giorno, mentre la bambina parlava col babbo o con la mamma, le parve di sentirsi chiamare dall’orto. […]