L’anello magico. Una fiaba messa in voce da Gaetano Marino

* dai sette anni in su

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un fantastico regno che si chiamava Regno di Fantasica. Esso aveva un Re e una Regina, come quasi tutti i regni, ed erano felici. I due sovrani avevano però una sola e bellissima figlia che si chiamava Lucilla, alla quale volevano un gran bene, proprio quanto solo un papà e una mamma possono volerne. Il Re di Francia mandò ambasciatori per domandare in sposa la principessa Lucilla. Il Re e la Regina di Fantasica, che non sapevano staccarsi dalla figliola, risposero: – Ci dispiace dover dire di no, perché Ella, la principina Lucillina, è ancora una bambina. Un anno dopo fu la volta del Re di Spagna a chiedere la mano della principessa. Ma il re e la regina di Fantasica si scusarono allo stesso modo: – Ci dispiace dover dire di no, perché Ella, la principina Lucillina, è ancora una bambina. Ma i due regnanti se l’ebbero a male. Si misero d’accordo, e chiamarono un Mago: – Ehi, mago maghetto magone, devi farci un incanto malefico per la figlia del Re, il peggiore e malefico che ci sia. […]

La bambina e la serpe. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Un’orfanella sedeva presso al muro di cinta e filava, quando vide una serpe sbucare da una fessura ai piedi del muro. Stese subito accanto a sé il suo scialletto di seta azzurra; piace tanto alle serpi e non vanno che su quello. Appena la serpe lo vide, tornò indietro,
ricomparve, portò una piccola coroncina d’oro, la mise sullo scialletto e se ne andò. […]

I dodici cacciatori. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Edoardo Nonnis

Adattamento di Gaetano Marino

C’era una volta un principe, che aveva una fidanzata e l’amava tanto.
Un triste giorno, mentre il principe stava con la fidanzata, gioioso e felice, gli arrivò notizia che il padre stava in fin di vita e per tale motivo voleva vederlo per l’ultima volta prima di morire. Allora il principe disse alla sua amata: — Mia dolce amata, devo purtroppo partire e lasciarti per qualche tempo, ma ti lascio questo anello per mio ricordo. Quando sarò proclamato re, tornerò e ti condurrò come sposa a casa mia. Sarai tu la mia regina.
Poi il principe partì a cavallo e, quando arrivò, il padre era quasi agli ultimi attimi di vita; e gli disse:
— Carissimo figlio, ho voluto vederti ancora una volta prima di morire: promettimi di sposarti secondo la mia volontà. […]

Nevina e Fior d’Aprile, una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento di Cristiana Cocco

[…] Lassù, nel candore perpetuo, abbagliante, inaccessibile agli uomini, il Re Gennaio preparava la neve con una chimica nota a lui solo; Nevina la modellava su piccole forme tolte dagli astri e dagli edelweiss, poi, quando la cornucopia era piena, la vuotava secondo il comando del padre ai quattro punti dell’orizzonte. E la neve si diffondeva sul mondo.
Nevina era pallida e diafana, bella come le dee che non sono più: le sue chiome erano appena bionde, d’un biondo imitato dalla Stella Polare, il suo volto, le sue mani avevano il candore della neve non ancora caduta, l’occhio era cerulo come l’azzurro dei ghiacciai.
Nevina era triste. […]

illustrazione di Cristiana Cocco

I Messaggeri della Signora Vestita di Nero. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Adattamento di Gaetano Marino

[…] Ma il Gigante si rifiutò. Subito nacque una lotta durissima tra il Gigante e la signora Morte. Fu una lotta che durò parecchio. Il gigante rimase stupito dalla forza di quella donnetta, come lui aveva chiamato. La signora morte non si muoveva per niente, bastavano le sue vesti a sferrare schiaffi e frustate, più forti che fossero pugni e calci, contro il malcapitato gigante. Ma alla fine, non si sa come, né perché, il gigante, forse colto di disperazione, tirò un colpo fortunato, e diede un pugno forte sulla testa della signora Morte, tanto che stramazzò a terra. […]

Llorona, la donna che piange. Leggenda dal Messico. Messa in voce di Gaetano Marino

Scritto da Gaetano Marino

Molto tempo fa la dea Cihuacoatl, conosciuta come la donna serpente protettrice della stirpe degli Atzechi, un’antica civiltà messicana, verso sera scendeva fra gli uomini dei villaggi con l’aspetto di una bellissima donna vestita di bianco lino e grandi veli di seta. In quelle sere ricche di mistero, tutti i villaggi sentivano la dea piangere e gridare al suo popolo: “Oh figli miei, presto si avvicina la vostra distruzione, dove potrò condurvi in salvo?”. […]

Il povero ragazzo nella fossa della dolce morte. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

C’era una volta un pastorello povero, che era orfano di padre e madre. La legge lo affidò ad un uomo ricco, perché lo sfamasse e lo educasse. Ma l’uomo ricco e sua moglie erano cattivi assai e, seppure fossero ricchissimi, erano pieni di livore contro chiunque, e soprattutto, avari. Al povero ragazzo affidato dalla legge, davano poco da mangiare, e come se non bastasse lo riempivano di botte.
Un giorno il ragazzo doveva custodire uan gallina e i suoi pulcini. Ma la gallina se ne andò d’improvviso con i suoi pulcini per un sentiero sconosciuto, e scomparve. In quell’istante piombò dal cielo una falco, la rapì con i suoi artigli e se la portò in alto, nel suo nido. […]

Comincia a nevicare, un racconto di Grazia Deledda

La tua donazione ci aiuterà a raccontare nuove storie, nuove avventure, che potranno restare libere e gratuite.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e per parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.

La tua donazione ci aiuterà a raccontare nuove storie, nuove avventure, che potranno restare libere e gratuite.

Il pesce d’oro, il povero pescatore e il dono dei figli dorati. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

C’era una volta un pover’uomo e una povera donna, che possedevano soltanto una capannina, e vivevano miseramente di pesca. Ma un giorno, che l’uomo stava presso l’acqua e tirava su la rete, gli capitò di trovare impigliato un pesce tutto d’oro.
Mentre l’osservava meravigliato, il pesce d’oro si mise a parlare:
— Senti, pescatore, se mi rimetti in acqua, trasformo la tua misera capannina in un castello bello assai.
Rispose il povero pescatore: – Ma a che mi può servire un castello, se non ho niente da mangiare?
Il pesce d’oro rispose: — Penserò anche a questo, stai tranquillo […]

La camicia della trisavola. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un orfano detto Prataiolo, tardo e trasognato, tenuto da tutti per un mentecatto. Prataiolo mendicava di porta in porta ed era accolto benevolmente dalle massaie e dalle fantesche, perché tagliava il legno, attingeva al pozzo; e quelle lo compensavano con una ciotola di minestra. Ma quando Prataiolo compì i diciott’anni, il vicinato cominciò ad accoglierlo meno bene ed a rimproverargli il suo ozioso vagabondare.
Tanto che egli decise di lasciare il paese e di mettersi per il mondo alla ventura.
Andò a salutare la sua sorella di latte, Ciclamina, e questa gli disse:
— Voglio darti una piccola cosa, per mio ricordo. Non sono ricca e non posso fare gran che. Aggiungerò al tuo fardello una logora camicia della mia trisavola, che era negromante. Prataiolo non poté nascondere un sorriso di delusione.

Il dono di Natale, un racconto di Grazia Deledda. Messa in voce di Gaetano Marino

Un racconto adottato da Cinzia Fiore e Giorgio Scanu

Cinzia Fiore e Giorgio Scanu, sono i Genitori Adottivi del racconto Il dono di Natale, di Grazia Deledda

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e per parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.

Perseo e il mostro Medusa. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] E sfidò Perseo a superare la prova più difficile che si potesse immaginare. «Ti sfido a portarmi la testa di Medusa» disse al giovane. Un tempo Medusa era stata una ragazza molto bella, ma tanto superba da raccontare in giro che nemmeno le dee dell’Olimpo erano belle come lei. Gli dèi l’avevano sentita e per punirla l’avevano trasformata in una Gorgone, un mostro con serpenti al posto dei capelli e uno sguardo mortale: chi la guardava diventava di pietra. Perseo cadde nella trappola del re: «Parto subito!» gridò. […]


con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

*** ADOTTA ANCHE TU UNA STORIA ORFANELLA

La fiaccola dei desideri. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un vecchio contadino che viveva in una povera capanna. Questo contadino aveva un figliuolo malaticcio, gobbo, distorto; e per colmo d’ironia questo figliuolo si chiamava Fortunato. Sui diciott’anni Fortunato decise di lasciare la capanna paterna e di mettersi alla ventura.
Salutò il padre, che lo benedì piangendo; si fabbricò un paio nuovissimo di grucce scolpite e prese la via di levante, attraversò monti e pianure, patì la fame e la sete, in attesa sempre della fortuna. E la fortuna non veniva. […]

illustrazione di Cristiana Cocco

Teseo, l’eroe degli eroi. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Teseo fu l’eroe più famoso e conosciuto di tutta l’Attica. La sua fama superò persino quella di Eracle. Le sue gesta ebbero luogo principalmente nel Peloponneso. Teseo appartenne alla generazione che precedette la guerra di Troia, alla quale però presero parte i suoi due figli, Demofonte e Acamante. Teseo era più giovane dell’invincibile Eracle. Si disse anche che i due eroi fossero stati compagni di viaggio nella famosa spedizione degli Argonauti, la grande impresa allestita dal principe Giasone, in viaggio sulla nave Argo alla ricerca del Vello d’oro. Teseo fu anche tra i principali protagonisti della guerra contro le Amazzoni.
Per quanto riguarda le sue origini, vi sono due ipotesi: la prima si riferisce ad una origine terrena, la seconda a una divina. […]

Antiope, l’Amazzone

Il vecchio Moisè e quella notte di Natale, un racconto di Grazia Deledda. Messa in voce di Gaetano Marino

Quand’ero ragazzetta, avevamo in casa nostra un vecchio servo della Barbagia chiamato Moisè. Era il suo vero nome? Non credo; forse era un soprannome, perché realmente il vecchio rassomigliava al profeta Mosé, alto e bruno in viso com’era e con una lunga barba a riccioli; o piuttosto perché fra le altre cose egli sapeva fare certi scongiuri contro il malocchio, contro le malattie del bestiame, contro le formiche che rapiscono il grano dall’aia, contro i bruchi, le cavallette e i vermi, contro le aquile per impedir loro di rapire i porcellini, gli agnelli ed anche i bambini; e in quasi tutti questi scongiuri c’era un’invocazione a Mosé. […]

Il bizzarro violinista. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Carla Orrù

Traduzione e messa in voce di Carla Orrù

C’era una volta un bizzarro violinista, che se ne andava tutto solo per un bosco pensando e ripensando; e quando i suoi pensieri ebbero fine, disse fra sé: “Qui nel bosco il tempo non passa mai, voglio trovare un buon compagno.” Si tolse il violino di dosso, e cominciò a suonare così che il suono echeggiò anche tra gli alberi. Poco dopo, ecco un lupo avvicinarsi velocemente attraverso la boscaglia. “Oh, no, arriva un lupo! Quello non lo voglio proprio,” disse il violinista. […]

Gli Argonauti, storia di eroi e ardite imprese, in viaggio verso la conquista del Vello d’Oro. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Gli Argonauti furono i compagni del comandante Giasone, che sotto i suoi ordini partirono per un lungo e avventuroso viaggio, tra i più conosciuti e narrati dalla mitologia greca.
Erano tutti eroi. Giasone era un principe, figlio del re di Iolco, Esolo, e discendete della stirpe di Eolo. Diversi cantori hanno raccontato e tramandato le grandi gesta di Giasone e dei suoi compagni, ciascuno a modo suo, ovviamente, secondo le epoche differenti in cui è vissuto. Due sono comunque i cantori poeti che hanno narrato con grande passione il viaggio degli Argonauti. Si chiamavano Apollonio Rodio e Apollodoro. Cercheremo qui di raccontare, cogliendo un po’ da uno e un po’ dall’altro cantore, le avventure eroiche di questa straordinaria impresa, unendo i fatti in un solo viaggio. […]

La trebbia venuta da lassù. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Messa in voce di Lilli Fois

C’era una volta un contadino che andava ad arare il suo campo con un paio di buoi.
Quando arrivò nel campo, mentre i buoi tiravano l’aratro di ginepro, e con grossa fatica, per solcare il campo, d’improvviso le corna dei due animali cominciarono a crescere; e cresci e cresci e cresci, crebbero così tanto quelle corna, che quando il contadino tornò a casa non poté far entrare i buoi nella stalla; dato che le loro corna erano cresciute troppo da non poter varcare il portone della casa. […]

La leggenda dei sei compagni. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un vecchio signore, senza più fortuna, che aveva tre figli. Il primogenito disse un giorno al padre:
— Voglio mettermi per il mondo, alla ventura.
— Sia come tu vuoi — disse il padre, — ma non posso darti più di dieci scudi.
— È poco, ma farò che mi bastino.
Desiderio prese i dieci scudi e partì.
Giunto in città vide un uomo che gridava per le vie un bando del re. Il re cercava chi sapesse costruirgli una nave che andasse per mare e per terra. Ricompensa: la mano della principessa.
— Voglio tentare — disse Desiderio, e si propose al banditore.
Fu condotto alla reggia e all’indomani gli fu data un’accetta per abbattere il legno necessario all’impresa.
Lavorò tutto il mattino, e a mezzodì sedette all’ombra d’un vecchio castagno, per mangiare il suo tozzo di pane.
Una gazza lo guardava curiosa, scendendo di ramo in ramo. Ella diceva nel suo roco cicaleccio:
— Un briciolo anche a me! Un briciolo anche a me! […]

Fratellino e Sorellina, una fiaba dei Fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba adottata dai due piccoli Marta e Filippo

I piccoli Marta e Filippo, in qualità di Genitore Adottivo, presentano

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Marta e Filippo, in qualità di Genitore Adottivo, hanno scelto Fratellino e Sorellina, una fiaba dei fratelli Grimm

adotta anche tu una storia orfanella

Pidocchietto, Pulcetta e i loro amici. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

Era un freddo e terribile inverno.
Un pidocchio, detto pidocchietto, e una pulce, detta pulcetta, erano amici assai e vivevano insieme. E insieme facevano la senape in un guscio di noce.
Ma quel giorno, non si sa perché né come andò, fatto fu che Pidocchietto cascò dentro il guscio di noce mentre la senape stava a cuocere, e si bruciò assai.
Allora Pulcetta si mise a piangere forte, tanto che pareva una fontana impazzita.
D’improvviso s’aprì la porta di casa che disse:

  • Pulcetta, ma perché‚ piangi?
    – E perché non dovrei piangere? Pidocchietto s’è scottato!
  • Oh poveretto.
    Disse la porta, che si mise a cigolare forte per il gran dolore. […]

Eva e i suoi figli. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

Messa in voce di Caterina Scalas

Venne il tempo in cui Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso terrestre per aver disubbidito al Signore Dio. I due dovettero allora costruirsi una casa su una terra arida e sterile, e dovettero pure mangiare il pane col sudore della fatica e del dolore.
Adamo arava e tentava di seminare il campo ed Eva filava la lana, oltre ad accudire la casa.
Ogni anno Eva, con lo sofferenza e nei dolori, metteva al mondo un figlio, ma i figli erano diversi tra loro, troppo diversi. Alcuni erano belli, altri erano brutti.
Dopo un bel po’ di tempo, il Signore Dio inviò un angelo ai due coniugi, per far loro sapere che Egli voleva andare a far visita e per vedere la loro casa. […]

Barbablù, una fiaba di Charles Perrault. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un uomo che aveva case bellissime in città e in campagna, vasellame d’oro e d’argento, suppellettili ricamate e berline tutte d’oro; ma, per sua disgrazia, quest’uomo aveva la barba blu e ciò lo rendeva così brutto e spaventoso che non c’era ragazza o maritata la quale, vedendolo, non fuggisse per la paura. Una sua vicina, dama molto distinta, aveva due figliole belle come il sole. Egli ne chiese una in matrimonio, lasciando alla madre la scelta di quella che avesse voluto dargli. Ma nessuna delle due ne voleva sapere, e se lo rimandavano l’una all’altra, non potendo risolversi a sposare un uomo il quale avesse la barba blu. Un’altra cosa poi a loro non andava proprio a genio: era ch’egli aveva già sposato parecchie donne, e nessuno sapeva che fine avessero fatto.

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

*** ADOTTA ANCHE TU UNA STORIA ORFANELLA

Prezzemolina, una fiaba di Giambattista Basile. Messa in voce di Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’erano una volta due sposi che abitavano in una bella casetta. Da una finestra si vedeva un orto circondato da un alto muricciolo. Nessuno vi aveva mai messo piede perché apparteneva a un’orca molto cattiva.
Un giorno la moglie, che aspettava un bambino, guardando in quel pezzo di terra, scorse una bellissima aiuola seminata a prezzemolo. Vederlo e provarne un immediato desiderio fu tutt’uno. Aspettò la penombra della sera e furtivamente si calò nell’orto, colse una grande manciata di prezzemolo e scappò via. L’indomani fece lo stesso. Mangia oggi e mangia domani l’orca, che era golosissima di prezzemolo, si accorse che qualcuno ne stava portando via ogni giorno una bella quantità…

Il vecchio Trink e Trank e la principessa signora Margonne. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Messa in voce di Lilli Fois

C’era una volta un re, che aveva una figlia a cui voleva molto bene. Questo re aveva fatto costruire un monte di vetro, promettendo che che avrebbe dato sua figlia in sposa a chi fosse riuscito ad attraversarlo, senza minimo cadere. C’era un giovane ragazzo che era innamorato della principessa e domandò al re se potesse averla lui in sposa.
— Sì! — disse il re: – se attraverserete il monte senza cadere, l’avrete.
Allora la principessa, che già amava il coraggioso ragazzo, disse che voleva anche lei attraversare il monte, insieme con il suo amato, così da poterlo aiutare, semmai dovesse cadere. Il re suo padre diede il suo permesso. […]

La piccola onda. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

Messa in voce di Caterina Scalas

Fratellino e sorellina stavano fuori nel giardino. Il giorno splendeva con la sua primavera, mentre i due bambini giocavano accanto a una fontana. Giocando giocando scivolarono e caddero dentro la fontana. Là, sotto l’acqua c’era pronta una piccola onda, che disse: – Oh, bene bene, ora che voi siete nelle mie mani, vi porterò con me e vi toccherà lavorare duramente e tanto. La piccola onda avvolse i due bambini dentro due ali d’acqua, li immobilizzò con la schiuma e se li portò via, giù giù, in fondo.
Alla Bimba diede da filare del brutto lino aggrovigliato e arruffato, costringendola a portare acqua in una botte piena di fori; il Bambino invece doveva abbattere un albero con una scure che aveva perso il filo del taglio. I due fratellini ricevevano da mangiare gnocchi duri come sassi. […]

Le due fate, una fiaba di Charles Perrault. Messa in voce di Gaetano Marino

Traduzione di Carlo Collodi. Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una mamma vedova che aveva due figliuole.
La maggiore, che si chiamava Cecilia, era la sua figlia naturale. La fanciulla le somigliava in tutto e chi vedeva lei, vedeva sua madre, tale e quale. Tutte e due erano antipatiche e così gonfie di superbia, che nessuno le voleva avvicinare. Viverci insieme poi, era impossibile.
La più giovane invece, che si chiamava Francesca, era la sua figliastra, a cui era purtroppo morto il babbo, ed era dolce, bella e buona di cuore
E naturalmente, poiché ogni simile ama il suo simile, quella matrigna maligna andava pazza per la figliuola sua; mentre per quell’altra figliastra un’avversione e una ripugnanza spaventevole. La faceva mangiare in cucina, e tutte le fatiche e i servizi di casa toccavano a lei.

Il mago cattivo, detto Mago Malo, e lo strano uccelletto. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

Messa in voce di Roberta Perra

C’era una volta un mago assai cattivo, che si chiamava Mago Malo. Egli, sotto le vesti di un povero straccione, andava a chiedere l’elemosina di villaggio in villaggio, dove rubava pure le belle figliuole.
Nessuno però sapeva che fine facessero, perché esse non tornavano più a casa.
Un giorno il finto povero straccione, Mago Malo, bussò alla porta di un uomo che aveva tre belle figliuole. Aveva proprio l’aria di un poverello malconcio, e portava sulla schiena una cesta a forma di cono. Chiese l’elemosina di un tozzo di pane, e quando la maggiore delle figlie uscì di casa, là, proprio sulla porta, il finto povero la toccò appena nelle mani, e la bella fanciulla fu costretta a saltare nella cesta. […]

Lo spirito nella bottiglia, una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un povero taglialegna che lavorava dal mattino fino a notte tarda. Quand’ebbe finalmente messo da parte un po’ di denaro, disse a suo figlio: “Sei il mio unico figlio: il denaro che ho guadagnato con il sudore voglio impiegarlo per la tua istruzione; se tu imparerai qualcosa, potrai mantenermi da vecchio, quando le mie membra si saranno indurite e dovrò starmene a casa.” Così il giovane andò alla Grande scuola e studiò assiduamente, tanto da meritarsi le lodi dei maestri, e rimase là per qualche tempo. Aveva già frequentato un paio di corsi, ma non si era ancora perfezionato in tutto, che già quel poco denaro guadagnato dal padre era sfumato, ed egli dovette fare ritorno a casa. “Ah!” disse il padre tristemente, “non ho più nulla da darti, e in tempi così difficili non posso neanche guadagnare un centesimo in più del pane quotidiano.” […]

La danza degli gnomi. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

Quando l’alba si levava,
si levava in sulla sera,
quando il passero parlava
c’era, allora, c’era… c’era…
… una vedova maritata ad un vedovo.
E il vedovo aveva una figlia della sua prima moglie e la vedova aveva una figlia del suo primo marito.
La figlia del vedovo si chiamava Serena, la figlia della vedova si chiamava Gordiana.
La matrigna odiava Serena ch’era bella e buona e concedeva ogni cosa a Gordiana, brutta e perversa.
La famiglia abitava un castello principesco, a tre miglia dal villaggio, e la strada attraversava un crocevia, tra i faggi millenari di un bosco.
Nelle notti di plenilunio i piccoli gnomi vi danzavano in tondo e facevano beffe terribili ai viaggiatori notturni. […]

I tre talismani. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era un vecchio contadino che aveva tre figliuoli. Quando sentì vicina l’ora della morte li chiamò attorno al letto per l’estremo saluto.
— Figliuoli miei, io non son ricco, ma ho serbato per ciascuno di voi un talismano prezioso. A te, Cassandrino, che sei poeta e il più miserabile, lascio questa borsa logora: ogni volta che v’introdurrai la mano troverai cento scudi. A te, Sansonetto, che sei contadino e avrai da sfamare molti uomini, lascio questa tovaglia sgualcita: ti basterà distenderla in terra o sulla tavola, perché compaiano tante portate per quante persone tu voglia. A te, Oddo, che sei mercante e devi di continuo viaggiare, lascio questo mantello: ti basterà metterlo sulle spalle e reggerlo alle cocche delle estremità, con le braccia tese, per diventare invisibile e farti trasportare all’istante dove tu voglia. […]

Illustrazione di Cristiana Cocco

Bambolina. Una fiaba di Luigi Capuana. Messa in voce di Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un pescatore che vivacchiava alla meglio con il raccolto della sua pesca. Partiva in barca la sera, stava a pescare tutta la nottata, e la mattina dopo all’alba era di ritorno. Quando aveva fatto una buona retata, scorgendo da lontano la moglie che lo attendeva, ansiosa, alla spiaggia, le faceva segno di rallegrarsi, agitando per aria il berretto. Da parecchi mesi però il povero pescatore aveva una gran sfortuna; pareva che quasi tutti i pesci si fossero messi d’accordo per non farsi pescare da lui. I suoi compagni, invece, ne pigliavano tanti e poi tanti, che spesso dovevano rigettarli in mare, perché il troppo peso non facesse affondare le barche. Disperato un giorno disse alla moglie:
— Vendiamo barca, reti e ogni cosa; almeno tireremo innanzi un buon paio di settimane con quel po’ di danaro che ne caveremo. Se no, saremo ben presto morti di fame tu, io e Bambolina. […]

I tre desideri del taglialegna. Una fiaba di Charles Perrault. Messa in voce di Edoardo Nonnis

Messa in voce di Edoardo Nonnis

C’era una volta un taglialegna, il quale, stanco della vita — così almeno diceva — aveva una grande voglia di andarsene all’altro mondo. Da quando era nato, a sentir lui, il cielo spietato non aveva mai voluto esaudire uno solo dei suoi voti.
Un giorno che così si lamentava nel bosco, gli comparve Zeus con in mano un fulmine. Figurarsi la paura del pover’uomo!

  • Oh Zeus, dio onnipotente, io non voglio niente, niente! – Gridò il taglialegna spaventato, gettandosi a terra. – Nulla desidero, per carità, non colpirmi con i tuoi fulmini, non incenerirmi, qui siamo tutti felici! –
  • Non temere, – lo rassicurò Zeus – i tuoi pianti mi hanno commosso. Ascoltami, io, sovrano del mondo, ti prometto di esaudire i primi tre desideri che ti verranno in mente, qualunque che essi siano. Pensa a quel che meglio potrebbe esserti utile, e pensaci bene prima di farli. […]

La cavallina del negromante. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento e messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un pover’uomo rimasto vedovo, con un figlio chiamato Candido; egli possedeva per tutta fortuna un campicello e tre buoi. Candido, che era un bimbo sveglio e intelligente, giunti agli otto anni disse al padre:
— Vorrei andare a scuola…
— Non ho danaro sufficiente, figlio mio!
— Vendete uno dei buoi.
Il padre restò pensoso, poi si decise. Alla fiera seguente vendette uno dei buoi e col danaro ricavato mandò Candido alla scuola.
Candido imparava rapidamente e i maestri erano sbigottiti della sua intelligenza.
Quando seppe leggere e scrivere, decise di mettersi pel mondo alla ventura. Si vestì d’un abito nero da un lato, bianco dall’altro e si mise in cammino. […]

Un’illustrazione di Cristiana Cocco

La leggenda di Aprile. Di Grazia Deledda. Messa in voce di Francesco Nonnis.

Messa in voce di Francesco Nonnis

Dei figli dell’Anno, Aprile era il più bello, alto, già, e nervosamente robusto, sebbene ancora in crescenza, come gli snelli abeti giovani delle radure del bosco. Bonaccione, anche, laborioso e innocente, coltivava, col padre, i campi e i frutteti tutti in fiore, e gli orti dove la tenera freschezza degli erbaggi era tale che neppure le farfalle, per non sciuparli, li sfioravano. La madre lo adorava: gli altri figli erano lontani e, aspettandone il ritorno, ella viveva solo della presenza di questo suo diletto fanciullo: tale, almeno, ella lo considerava ancora, sebbene Aprile la sopravanzasse di tutta la testa. […]

La bella caterinella e Pim Pum Pam fracasso. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Edoardo Nonnis

Messa in voce di Edoardo Nonnis

[…] Una bel dì di Primavera, Pim Pum Pam Fracasso si presentò nel giardino di papà Berticchio Radicchio:
-Buon giorno, papà Berticchio Radicchio, scusate se un poco mi lenticchio.-
-Salute a voi, Pim Pum Pam Fracasso, fate e dite purché non sia un salasso.-
-Perdonate papà Berticchio Radicchio, vi vorrei domandare: che me la dareste vostra figlia Caterina, detta la Triglia, che tutti vogliono e nessuno se la piglia?
-Oh ma certo che sì, Pim Pum Pam Fracasso. Se mamma Pastora e Bastona, fratello Sborone del bosco, sorella Gorgonza Caciotta e la bella Caterinella saranno contenti, si può anche fare fuori dai denti.
-Ah, bene, benissimo, dunque. E, perdonate papà Berticchio Radicchio, ditemi, dov’è andata la mamma Pastora Bastona?
-Oh beh, mamma Pastora Bastona è andata verso la collina a mungere la mucca Bianchina, che s’era di già alla buona mattina.
-Bene, papà Berticchio Radicchio, andrò a cercare la mamma Pastora Bastona. […]

La vecchia nel bosco, una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una povera servetta che attraversava un gran bosco con i suoi padroni. Quando vi si trovarono in mezzo, dal fitto della boscaglia sbucarono dei briganti e uccisero tutti quelli che trovarono. Così perirono tutti quanti, meno la fanciulla, che era saltata fuori dalla carrozza e si era nascosta dietro un albero. Quando i briganti se ne furono andati con il bottino, ella si avvicinò e vide quella grande sventura. Allora si mise a piangere amaramente e disse: “Misera me, che farò mai? Non so come fare a uscire dal bosco, qui non ci sono case, e io morirò certo di fame!.” Andò qua e là cercando una via, ma non riuscì a trovarla.

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Il chiodo. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Francesco Nonnis

Messa in voce di Francesco Nonnis

Un mercante aveva fatto grandi buoni affari alla fiera: aveva venduto tutta la sua mercanzia e la sua borsa era piena di monete d’oro e d’argento. Siccome voleva mettersi in viaggio in modo da arrivare a casa prima che facesse notte, per paura di perdersi o subire furti da parte dei briganti, chiuse in fretta il denaro nella valigia, la caricò dietro la sella, legò per bene ogni cosa, montò a cavallo e s’avviò verso casa.
A mezzogiorno si fermò in una città per desinare e, al momento di ripartire, lo stalliere gli disse:

  • Signore, al suo cavallo manca un chiodo nel ferro posteriore sinistro.”
  • pazienza,- rispose il mercante, non mi pare così grave, il ferro dello zoccolo terrà ancora bene per i 30 chilometri che mi resteranno da fare. Sono di fretta.

Atena, la dea guerriera. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] Nello stesso modo, Atena aiutò Odisseo a ritornare ad Itaca. Nell’Odissea, la sua azione fu sempre presente, e lei intervenne con metamorfosi e parole, sotto la forma di diversi mortali, per portare aiuto all’eroe. Inviò anche sogni e presagi, per esempio a Nausicaa, la figlia prediletta di Alcinoo, re del popolo dei Feaci, per suggerirle di andare a lavare i panni un certo giorno in cui lei sapeva che Odisseo sarebbe dovuto approdare nell’isola dei Feaci. Per quell’occasione dotò il suo protetto di una bellezza soprannaturale, proprio per commuovere la giovane in quell’incontro, che doveva procurare ad Odisseo una nave per tornare in patria.[…]

I regali degli gnomi. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Era già sorta la luna, quando i due arrivarono ad una collina, sulla quale videro una folla di piccoli uomini e piccole donne che danzavano allegramente in un girotondo, tenendosi per mano. Era una tribù di gnomi, che cantava con una voce soave e melodiosa.
Stava nel mezzo del girotondo un vecchio piccolo gnomo, un po’ più alto dei compagni, con indosso una veste variopinta di tantissimi colori e con una barba bianca che gli scendeva sul petto.
Il sarto e il fabbro gobbo stettero a guardare a bocca aperta. Appena li vide il vecchio gnomo fece loro cenno di avanzare, e gli gnomi che stavano in cerchio fecero largo per farli entrare nel girotondo.
Il fabbro gobbo entrò nel cerchio senza esitare un momento; aveva la schiena alquanto curva ed era temerario come tutti quelli che posseggono la gobba. Il sarto invece, spaventato e diffidente, si tenne indietro, ma quando vide che tutti ridevano e se la spassavano, si fece coraggio ed entrò anche lui nel girotondo. […]

Il bambino e la serpe. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

Messa in voce di Roberta Perra

C’era una volta un bambino, e la mamma gli dava ogni giorno per merenda una scodellina di latte e pane buffetto, e con quella il bimbo andava a sedersi in cortile. Ma quando si metteva a mangiare, da una fessura del muro sbucava fuori la serpe della casa, ficcava la testina nel latte e mangiava con lui. Il bimbo ne era felice; e quand’era là con la sua scodellina e la serpe non arrivava subito, egli la chiamava:
— Vieni in fretta, serpicina, vieni, cara bestiolina, la tua briciola c’è ancora e il mio latte ti ristora!

La sogliola. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

messa in voce da Caterina Scalas

[…] Si misero tutti in fila lungo la riva, il luccio diede il segno con la coda e partirono tutti insieme. Il luccio schizzò via come una freccia, e con lui l’aringa, il ghiozzo, il pesce persico, il carpione e, comunque si chiamino, tutti quanti. Anche la sogliola nuotava con loro e sperava di giungere alla meta. […]

La pulce e il bue. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno una pulce appariva assai poco vivace. Di solito non era così, ma quel giorno le alucce pareva non avessero nessuna voglia di mettersi in volo, così come le zampette parevano legate, restavano immobili e non ne volevano sentire di saltellare, come spesso facevano. Era graziosa la pulce, di solito nervosa, ma quella mattina non ci fu modo perché si ravvivasse. La noia oramai dominava i suoi pensieri. Decise così, la pulce, di andar alla fattoria, a far visita al suo amico il bue.
Il grande animale pascolava quieto nel campo ricco di germogli ed erba fresca, ogni tanto aizzava la coda e scuoteva i suoi fianchi nel tentativo di scacciare qualche fastidiosissimo insetto
La pulce, agilmente, raggiunse il suo animale amico. Con formidabili giravolte l’animaletto andò a posarsi davanti a lui. “Salute a te” Gridò con una vocina stridula. “Oh, salute a te”. Rispose cortesemente il bue accostando il suo grosso muso al corpicino dell’insetto. “Sai”, disse la pulce “avevo voglia di parlare con qualche amico”
“Volentieri amica pulce, e di cosa desideri parlare?” Chiese il bue. “Non so…, ecco, per esempio, narrami un po’ del tuo lavoro “
“Io lavoro per il mio padrone uomo svolgo faticosi compiti. Il mio padrone é un contadino e per lui tiro l’aratro, obbedisco a ogni suo volere”. Spiegò il bue. “Che strano!” disse la pulce “Io piuttosto non prendo ordini da nessuno e mi riposo quando lo desidero. L’unica cosa a cui devo fare attenzione è di non essere schiacciata alle mani di qualcuno. Ma tu che ci guadagni da tanta fatica?” Il bue, con un po’ di commozione, disse: “Ecco vedi, quelle mani di cui tu hai paura, si tramutano per me in carezze”. Mentre il bue parlava qualche lacrima gli calava dal muso. “L’uomo apprezza il lavoro che svolgo per lui e mi ripaga con tanto affetto.” La pulce, sorpresa dal piangere improvviso del suo amico bue, si allontanò con discrezione, riflettendo a quanto avesse sentito.

Eh sì. A volte è assai arduo capire come per certi uomini l’affetto possa essere il miglior dono per il proprio lavoro.

La pelle dell’orso. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Da qualche giorno un orso feroce si faceva vedere nel bosco. Era così spaventoso che tutti coloro a cui capitava la disgrazia d’incontrarlo fuggivano atterriti al villaggio, e si chiudevano in casa.
Ormai per le strade e nelle taverne non si parlava che dell’orso, di quanto fosse feroce e senza pietà, si faceva la conta persino di quante pecore avrebbe potuto sbranare in un agguato.
Due amici cacciatori, che si vantavano di aver ucciso leoni e pantere, decisero che era arrivato il momento di dimostrare a tutti il loro coraggio. Annunziarono l’intenzione di uccidere l’animale. Erano così sicuri di ammazzarlo al primo incontro che si recarono da un pellicciaio loro amico e gli dissero:
-Quanto ci dai per la pelle dell’orso?
-Vi do tanto e tanto.
-Bene! E’ meglio che tu ci paghi subito, perché noi entro questa sera ti porteremo la pelliccia dell’ animale. Detto fatto, il pellicciaio comperò la pelle dell’orso e i due cacciatori andarono a prendere fucili e coltelli e poi s’avviarono verso il bosco. Man mano che s’inoltravano tra gli alberi, però,
i due amici cominciarono a sentire la paura. E quando, d’improvviso si trovarono di fronte all’orribile orso, furono presi da un tale terrore che abbandonarono le armi e cercarono di mettersi in salvo.
Uno s’arrampicò su di un albero; l’altro, non sapendo che fare, si buttò per terra e si finse morto.
L’orso, che era meno feroce di quanto sembrasse, gli si avvicinò, lo fiutò, lo rovesciò con una zampa, lo fiutò ancora a lungo sulla testa, poi, si allontanò. Allora, scampato il pericolo, il cacciatore che era sull’albero scese e disse tutto agitato al compagno:
-Sei stato bravissimo a cacciar via l’orso! Ma senti: ho visto che ti ha parlato a lungo all’orecchio. Che ti ha detto?


-Mi ha detto che non bisogna mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato.

La lepre e la tartaruga. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Da sempre quella lepre derideva la povera tranquilla tartaruga.

  • Mamma mia quanto sei lenta! Come sei lenta! Guarda me e stupisci: con un solo salto vado così lontano che ti ci vorrebbero due giorni per raggiungermi!
    E ogni giorno la stessa storia, sempre a ripetere alla tartaruga che lei, la lepre, era più veloce. Un giorno la tartaruga si stufò e disse alla lepre:
  • Cara mia signorina lepre, sappi che non sempre il più veloce arriva per primo.
  • Come? Ah ah a ah…- Vorresti forse insinuare che se facessimo una gara arriveresti prima tu?
  • Voglio dire soltanto quel che ho detto.
  • Ah sì? Bene, allora ti lancio una sfida. Facciamo una gara e vediamo chi arriva primo. Che ne dici?
    La tartaruga accettò la scommessa, in cuor suo non sapeva nemmeno perché avesse aderito, ma oramai la sfida era lanciata.
    E partirono. Come fosse un fulmine la lepre era già lontana. Poi, durante la corsa, si fermò:
  • Ma che gusto c’ho a correre così? C’è tempo per me, è chiaro che vincerò, ma voglio aspettare la tartaruga.
    La lepre sedette sotto un cespuglio e attese la tartaruga. Passò un bel po’ di tempo, finché, vinta dal sonno, la lepre si addormentò. Mentre dormiva, la tartaruga transitò, e vide la lepre addormentata sul prato, ma non volle svegliarla e proseguì per la sua strada. Dopo un poco, la lepre fu svegiata dalle grida di giubilo che giungevano dal traguardo. Si ricordò della gara, si alzò e corse corse corse a perdifiato verso il traguardo. Ma la tartaruga era già arrivata e salutata come gran vincitore da tutti gli animali.
  • Tu sei molto più veloce di me, – disse la tartaruga alla lepre, – ma non basta, a quanto pare, non sempre il più veloce arriva per primo.

Spesso sono l’impegno e la costanza a vincere contro quelle doti che, seppure superiori, vengono trascurate.

Il Giramondo. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Messa in voce di Lilli Fois

C’era una volta una povera donna, che aveva un figlio; questo figlio aveva tanta voglia di girare il mondo e la madre gli disse: — Come farai? Noi non abbiamo denaro, che tu possa portare con te —. Disse il figlio: — Me la caverò. Dirò sempre: «Non molto, non molto, non molto ».
Girò il mondo per qualche tempo e diceva sempre: — Non molto; non molto, non molto —. Trovò un gruppo di pescatori e disse: – Dio vi assista! non molto; non molto, non molto! Perché dici «non molto », mascalzone? — E quando tirarono le reti, non ci avevano preso molto pesce. Allora lo bastonarono e dissero: — Non hai
mai visto come si fa a trebbiare? — Cosa devo dire allora? — domandò il ragazzo. — Devi dire: « Piglia tanto! piglia tanto! » […]

Le briciole sulla tavola. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

Messa in voce di Caterina Scalas

Una volta il gallo disse alle sue gallinelle:
— Venite, andiamo nella stanza di sopra a beccare le briciole sulla tavola: la nostra padrona è uscita per fare una visita.
Dissero le gallinelle:
— No, no, noi non veniamo: la padrona va in collera con noi —.
Disse il gallo: — Non ne sa nulla, venite pure; non ci dà mai niente di buono. […]

Donnette. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

Messa in voce di Roberta Perra

“Dove vai?” – “Vado a Cogozzo.” – “Io vado a Cogozzo, tu vai a Cogozzo: bene, bene, andiamo insieme.”
“Hai anche tu il marito? Come si chiama?”

La zia Maldidenti. Una fiaba di Christian Andersen

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba adottata dallo studio dentistico del dottor Jörg Küster di Quartu Sant’Elena (Cagliari)

La zia Maldidenti mi dava molti dolci, quando ero piccolo. I miei denti resistettero, e non si guastarono. Anche adesso, che sono diventato più grande, lei mi vizia con la dolcezza, dicendo che sono un poeta.
Spesso, quando cammino per le strade della città, mi sembra di camminare in una grande biblioteca. Le case sono gli scaffali dei libri, ogni piano è un ripiano di libri. Qui si trova la storia di tutti i giorni, là una vecchia buona commedia, poi opere di scienza e di ogni materia, qui un po’ di racconti e là un po’ di romanzi.
La zia Maldidenti viene come un raggio di sole, riempie l’anima e i pensieri; viene come un profumo di fiori, come una melodia che si conosce, ma che non si ricorda cosa sia. […]



Il mugnaio. Una fiaba di Luigi Capuana

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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C’era una volta un mugnaio che aveva due belle figliuole. A una avea dato nome Rota, all’altra Tramoggia.
La gente che andava a macinare, vedendo le due ragazze, domandava:
— Compare, ma quando maritate queste figliuole?
— Quando ci sarà chi le vuole.
— E che dote gli date?
— Dote niente. Rota la regalo, Tramoggia la do per
nulla.
— Furbo siete, mugnaio!
All’alba, se non c’erano ancora avventori, il mugnaio imboccava una grossa conchiglia marina, e si metteva prima a suonare e poi a gridare:
— Púuh! Púuh! Púuh!
Vieni, vieni a macinare!
Nel mulino non c’è da fare.
Púuh! Púuh! Púuh!
Vieni, vieni al mio mulino,
Chi vien primo ha il contentino.
Púuh! Púuh! Púuh! […]

La lepre e il cane da caccia. Una favola di Esopo

Adattamento emessa in voce di Gaetano Marino

Una lepre disse una volta a un cane da caccia:

  • Perché abbai quando ci insegui? Ci prenderesti più in fretta se corressi senza gridare. Con il tuo abbaiare non fai che spingerci verso il cacciatore; egli sente dove noi scappiamo, ci corre incontro con il fucile, ci uccide e a te non dà niente.
    Rispose il cane:
  • Non per questo io abbaio; io abbaio soltanto perché quando sento il tuo odore, m’infurio, e nello stesso tempo mi rallegro perché sono sul punto di acchiapparti; e neppure io so perché non posso trattenermi dall’abbaiare.

Nulla è più forte di quanto non sia il richiamo della propria natura, qualunque sia il proprio destino

La lepre d’argento. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento e messa in voce di Cristiana Cocco

Quando il filtro e la sortiera, preparavano gl’incanti, ascoltate tutti quanti! C’era, allora, c’era… c’era… Un principe chiamato Aquilino, che aveva vent’anni e voleva condurre in moglie la più bella principessa del mondo. Pubblicò un bando di nozze e giunsero centinaia di ritratti, ch’egli fece esporre nelle gallerie del castello; e là meditava sulle belle sorridenti dalle grandi cornici dorate. La scelta cadde su Nazzarena, principessa di Bikarìa, e per mezzo ad ambasciatori furono concertate le nozze. Nel castello di Aquilino si fecero grandi preparativi per la cerimonia e all’alba del giorno sospirato il principe era già sulla torre più alta, alle vedette. Il corteo doveva giungere tra poco; tra poco avrebbe visto per la prima volta quella bellezza famosa. Ma il corteo non giungeva. […]

Disegno di Cristiana Cocco

La leonessa e la volpe. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Tranquillamente accovacciate all’ombra di una fiorente pianta posta all’interno di una foresta, una leonessa calma e serena e una mite volpe, chiacchieravano come due vecchie comari.
Ma, sarebbe bastato ascoltare con maggior attenzione per comprendere e scoprire che le due amiche comari, l’orsa e la volpe, l’invidia era nascosta nelle loro parole.
Tutto sommato la volpe, avrebbe voluto lo stesso coraggio e la stessa forza che possedeva l’amica leonessa. E alla leonessa le sarebbe stato assai utile conquista un po’ della furbizia di comare volpe. Ebbene, pur con le piccole gelosie che stavano lì attorno, nelle parole, appunto, le due amiche si contenevano sempre in dialoghi corretti, tra sorrisini e complimenti, di cui però sapevano bene non esserci davvero grande sincerità.
Venne un giorno, e mentre attraversavano il bosco con i cuccioli che correvano con gioia, intorno a loro, la volpe non riuscì più a trattenersi, l’invidia le spremeva la bile e scappava dagli occhi.
“Mia cara leonessa, amica mia” disse atteggiandosi a gran signora e indicando con lo sguardo i suoi piccoli, “tu avrai anche un incedere da regina, potrai possedere grande forza e resistenza, e vigore, ma, in quanto a istinto materno, bisogna dire, e ammetterai, che qui sono più la più adatta. Guarda, ammira, i miei volpacchiotti, sono tanti e giocano tra di nella spensieratezza. Invece, mi duole dirlo, mia cara leonessa, amica mia, tu, lo sai, hai fatto solo un cucciolo, poveraccio, ed è così triste senza qualche fratellino con cui giocare!”
La leonessa, senza nemmeno un solo battito di emozione, non si scompose, e disse: “Certo mia cara volpe, amica mia, io ho messo al mondo un solo cucciolo. Ma, vedi, questo leoncino vale assai, più d’ogni altro animale. Egli è un leone e, una volta cresciuto, si sa, diverrà un Re! E non sarà lui a pretenderlo, ma l’intero mondo degli animali di questa foresta lo vorrà, e lo proclamerà Re.”
La volpe, rimase un attimo muta, e non avendo altro che dibattere, rassegnò la coda tra le gambe, deglutì la propria invidia e non poté altro fare che rassegnarsi ad accogliere ciò che la natura aveva sentenziato e deciso.

Ecco qua: invidiare inutilmente quel che non si può avere per natura è tempo sprecato, perché ognuno può essere vanto e orgoglio solo per ciò che madre natura gli ha donato.

La formica. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un tempo, quella che oggi è la formica era un uomo che faceva il contadino e, non contento del frutto del suo lavoro, guardava con invidia quello degli altri e continuava a rubare il raccolto dei vicini.
Sdegnato della sua avidità, Zeus lo trasformò in quell’insetto che noi oggi chiamiamo formica; ma esso non mutò le sue abitudini, perché gira ancora nei campi, raccoglie il frutto del lavoro altrui e lo conserva per se.

La favola ci insegna che chi è cattivo di natura, anche se punito duramente, non muta le proprie abitudini.

Il barbiere, la radichetta e la coda di cavallo. Una fiaba di Luigi Capuana

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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C’era una volta un barbiere che faceva la barba alla povera gente. Scorticava le facce con un vecchio rasoio e vi trinciava braciole di carne di quando in quando. E se gli avventori si lamentavano, egli, che era di umore allegro, rispondeva:
— Per un soldino, vi faccio la barba e una braciola; e brontolate? Una braciola costa di più.
Gli avventori ridevano e andavano via contenti, col viso impiastricciato di ragnateli, per stagnare il sangue.
Quando non aveva da fare, prendeva la chitarra e sedeva davanti la bottega, strimpellando e cantando:
“Chi la vuol cruda, chi la vuol cotta
E c’è chi vuole la Reginotta.
Chi la vuol cotta, chi la vuol cruda;
Ma io vorrei…”
E si fermava. Gli domandavano:
— Che vorresti?
— Niente, niente, lo so io!

La donnola e il gallo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una donnola aveva preso un gallo e cercava un pretesto plausibile per mangiarselo.
Cominciò allora ad accusarlo di essere molesto agli uomini, perché cantando non li lasciava dormire.
Ma il gallo si difendeva affermando che lo faceva nel loro interesse, affinché si svegliassero per attendere alle faccende quotidiane.
E lo accusava di violare le leggi di natura, accoppiandosi con sua madre e le sue sorelle.
Ma egli asseriva che anche questo lo faceva nell’interesse del padrone, perché così le galline facevano molte uova.
Allora la donnola esclamò:

  • Sì, certo, sai trovare delle belle giustificazioni. Ma io non voglio per questo rimanere a bocca asciutta!
    E se lo mangiò, tutto.

Gli uomini di indole malvagia, quando decidono di far del male a qualcuno, se non riescono a trovare una ragione plausibile, agiscono comunque in modo criminale e apertamente.

Calcante, storia di un indovino. Mitologia

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Calcante era un indovino di Micene, la città governata da Agamennone, il comandante supremo dell’armata greca che combattè contro la città di Troia.
Calcante era figlio di Tèstore, e fu un grande indovino (così come il padre stesso) e sacerdote di Apollo, dio del Sole e figlio di Zeus.
L’indovino accompagnò soprattutto il suo popolo all’assedio di Troia. Egli era il più abile e capace del suo tempo nell’interpretare il volo degli uccelli ed era colui che conosceva meglio il passato, il presente e il futuro. Tant’è che annunciò numerose profezie importanti proprio nel tempo della preparazione e dello svolgimento della guerra di Troia.

La cornacchia che voleva imitare l’aquila. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno un pastore portò il suo gregge a pascolare in un grande prato.
D’improvviso da dietro un grande albero spuntò un aquila che con i suoi grossi artigli si gettò su un piccolo vitello, l’afferrò e se lo potò via.
Il pastore si disperò molto della grave perdita.
Non lontano un cornacchia aveva assistito alla scena , e volendo imitare l’aquila decise di fare lo stesso.
Così si gettò sopra a un altro vitello e gracidando fece per prenderlo. Ma i suoi artigli si impigliarono nella lana, e non riuscì a liberarsi.
Il pastore, infuriato, acchiappò la cornacchia, le tagliò le ali e la sera la donò ai figli perché ci giocassero.

  • Papà, ma che animale c’hai regalato? Dissero i figliuoli del pastore. E il pastore disse:- E’ una cornacchia sciocca che pensava d’essere un’aquila

Bisogna essere sempre felici di quel che siamo, e non invidiare, o peggio ancora, cercare di assomigliare a qualcun altro.

La colomba e la formica. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno una formica affaticata dal troppo lavoro, andò a sorseggiare un po’ acqua fresca al fiume. Si sporse troppo e cadde in acqua. La corrente la portò via, e la formica cercava di non annegare.
Ma quello doveva essere comunque il suo girono fortunato, perché dall’alto la vide una colomba, che prese un rametto e lo gettò nel ruscello.
Aggrappandosi la formichina riuscì a salvarsi.
Passò qualche tempo, e una sera la formica stava passeggiando, quando vide un cacciatore che sistemava delle piccole trappole per catturare gli uccelli. Erano dei piccoli rametti ricoperti di vischio e chiunque avesse avuto la sfortuna di appoggiarsi sopra, sarebbe rimasto incollato e preso in trappola. Per caso da quelle parti si trovava anche la colomba che era sul punto di posarsi su uno di quei rametti.
Allora la formica, diede un morso fortissimo al piede del cacciatore, e questi lasciò cadere tutti i rametti, lanciando un grido di dolore. La colomba udite le grida del cacciatore fuggì spaventata, e la formica riprese la sua strada.

La morale della favola è : se aiuterai il tuo prossimo il favore ti sarà ricambiato

La cicala e la formica. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Sedeva gioiosa e luminosa sopra un frutto succoso la cicala canterina. S’era d’estate, il sole scaldava, e e la cicala suonava e cantava, e nient’altro faceva. “Che bisogno c’era di faticare?”, pensava la cicala canterina, e osservava una famigliuola di formiche laboriose che lavoravano dalla mattina alla sera, senza fermarsi mai, tutta l’estate. Le poverelle se ne andavano da presto in giro per i campi a raccattare qualche frutto, qualche briciola di pane, qualche seme, o persino qualche carcassa d’animali defunti. Sempre così. “Ma che senso ha trasportare tutto quel cibo sin dentro la loro tana, se basta guardarsi d’intorno per vedere quanta delizia di cibo abbiamo in abbondanza”? Si domandava la cicala canterina. “Follia a me pare, follia.”
Ma passò l’estate, poi l’autunno e infine venne l’inverno buio, con il suo freddo e le gelate. La cicala, tremante e affamata, mise da parte il bel canto e lo strumento, e andò dalle formiche che facevano asciugare il grano all’ultimo sole. E bussò

  • Chi è che bussa alla nostra porta?
  • Oh, formichine care e generose, per favore, mi dareste un po’ da mangiare? Muoio di fame. Mi date un poco del vostro cibo, per favore? Ne avete tanto!
  • Ah, si? Cicala bella e canterina, ma tu che hai fatto quest’estate mentre noi faticavamo per mettere da parte un po’ di proviste?
  • Beh, io ho cantato e suonato per tutto il tempo.
  • E non potevi mettere anche tu al sicuro un po’ di cibo?
  • Eh no, io non avevo tempo, dovevo cantare, dovevo suonare.
  • Oh beh, se hai cantato e suonato per tutta l’estate, allora perché in inverno non ti metti a danzare?

Non bisogna mai essere indolenti, se non ci si vuole trovare poi esposti a sofferenze e pericoli

L’usignolo e lo sparviero. Una favola di Esopo.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Posato su un’alta quercia, un usignolo, come al solito, cantava.
Lo vide uno sparviero affamato, che gli piombò addosso e se lo portò via.
Mentre stava per ucciderlo, l’usignolo lo pregava di lasciarlo andare, dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero:
avrebbe dovuto rivolgersi a qualche uccello più grosso, se proprio avesse bisogno di mangiare.
Ma lo sparviero lo interruppe dicendo:

  • Sciocco sarei, ma proprio tanto, se lasciassi andare il pasto che ho qui pronto, per correre dietro a quello che non si vede ancora!
    E se lo mangiò!

Anche tra gli uomini sono incoscienti e sprovveduti tutti coloro che, per l’ambizione e la speranza di ottenere maggiori guadagni, si lasciano sfuggire inutilmente ciò che già hanno solidamente sotto mano.

L’uomo morsicato dal cane. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uomo era stato morsicato da un cane.
Pieno di spavento cominciò a correre qua e là, cercando qualcuno che fosse in grado di curare le sue ferite.
Incontrò un amico che gli disse che avrebbe dovuto inzuppare nel sangue che gli usciva dalla ferita un pezzo di pane, e poi darlo da mangiare al cane che l’aveva morsicato.
Ma l’uomo ferito disse che se avesse fatto come l’amico gli suggeriva, tutti i cani della città avrebbero cercato di morsicarlo.

La malvagità e l’arroganza umana, se elogiate e lusingate, vengono stimolate e incoraggiate ad agire assai peggio che prima.

Il Reuccio Gamberino. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

[…] E come l’ebbe a tiro la colpì con un nocciolo sul naso. La vecchietta si grattò il naso dolente, si chinò tremante, raccolse, strinse il nocciolo tra il pollice e l’indice e lo rinviò all’erede al trono. Le grida sdegnate della Corte scagliarono cento guardie sulle tracce della strega Nasuta, ma quella aveva svoltato l’angolo della via, ed era scomparsa. Al tocco aspro del nocciolo il Reuccio Sansonetto vacillò, come preso da vertigini; poi cominciò a ridere, premendosi gli orecchi con le mani.
I cortigiani lo guardavano sbigottiti ed inquieti:
— Che cosa vi sentite?
— Sento… sento…
E il Reuccio rideva, rideva senza poter rispondere.
— Che cosa vi sentite?
— Sento… sento il tempo che va indietro! Il tempo che va indietro! Che cosa buffa! Ah, se provaste! Che cosa buffa!…
La Corte lo credeva ammattito. […]

Trottolina. Una fiaba di Luigi Capuana

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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[…] — Trottolina piccinina piccina, per il Reuccio gira gira gira.
Trattandosi del Reuccio, l’artigiano andò egli stesso dal fabbro ferraio per far mettere alla trottolina un picciuolo di ferro ben limato, appuntito e lisciato, e il giorno appresso la portò al palazzo reale: si attendeva un grosso regalo. La trottolina gli era riuscita una bellezza. Prima di andare a consegnarla, l’aveva provata. Girando, faceva un brisìo lieve lieve; non che parlare, pareva cantasse. Dicendo al Reuccio: La trottolina parlerà, il povero tornitore intendeva dire appunto di quel brusìo.
Il Reuccio però non l’aveva capita così.
E visto che la trottola non parlava, si mise a strillare, a pestare i piedi:
— Voglio la trottolina che parla! Voglio la trottolina che parla! […]

L’uccellino e il pipistrello. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uccellino se ne stava tranquillo e sereno nella sua gabbia, appesa accanto alla finestra. Al calar della notte, l’uccellino cinguettava il suo canto, prossimo alla buona dormita.
Nel frattempo Un pipistrello lo vide e lo senti cantare. Gli si avvicinò per domandargli perché cantasse solo la sera, quando il buio stava per dominare ogni cosa, e mai mai di giorno.

  • So il fatto mio, caro pipistrello, – replicò l’uccellino. – Vedi, quando fui acciuffato e messo in questa gabbia, io cantavo tanto, e cantavo bene, ma tanto tanto tanto, eccome, ma di giorno, alla luce del sole, mi scoprirono e fui catturato. È stata una lezione che non scorderò mai.
  • Ma a che ti può servire ora tanta prudenza? – disse il pipistrello. – Avresti dovuto averne prima di prudenza.

La favola ci dimostra che a nulla serve pentirsi o recriminare dopo che s’è verificata una disgrazia

L’inverno e la primavera. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

La Primavera e l’Inverno sono due stagioni completamente opposte che non sono mai riuscite ad andare d’accordo. E questo si sa. Fortunatamente esse non devono convivere, infatti, quando una compare l’altra deve umilmente ritirarsi, andare via. Sempre stato così.
Un giorno il signor Inverno si trovò faccia a faccia con la signorina Primavera. La vecchia stagione disse: “Mia cara amica, tu non sai essere decisa e definita. Quando giunge il tuo tempo, la primavera, la gente e gli animali corrono fuori dalle loro case, o dalle loro tane, e si spargono in ogni luogo, in ogni prato pieno di fiori. I tuoi frutti vengono raccolti e divorati con il baccano e la cagnara che tutti fanno, non ti permettono neppure di riposare in pace.
Invece io, cara mia primavera, chiedo rispetto. Io dono la nebbia, il freddo e il gelo. La gente si rinchiude in casa e non esce quasi mai, temono le malattie, e così mi lasciano riposare tranquillo”.
La bella e dolce Primavera, colpita da quelle parole, rispose:
“Mio caro signor inverno. Il mio arrivo è desiderato da tutti, si ricomincia, e le persone mi amano. Tu non puoi nemmeno immaginare quale sia la gioia che provo. E’ una meravigliosa ebrezza che tu, freddo come sei, puoi solo far gelare i cuori di ognuno”. L’inverno non poté dire nulla.

Eh sì, per ottenere rispetto ed amore non serve la forza, o far paura, la bontà e la delicatezza donano buoni frutti.

L’astronomo e il pozzo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un astronomo aveva l’abitudine di uscire tutte le sere a studiare le stelle. D’altronde era il suo mestiere.
Una notte che s’aggirava nella campagna con gli occhi sempre rivolti al cielo, non vide un pozzo e ci cascò dentro. Tutto intero.
Mentre si lamentava e gridava, un passante gli si avvicinò. Saputo cos’era capitato all’astronomo, gli disse:

  • Mio caro, tu cerchi di sapere quello che c’è lassù, nel cielo, sempre con gli occhi lassù, e intanto non vedi quello che c’è quaggiù, sulla terra, e sei finito in un pozzo.

Questa favola ci dimostra quanto certi uomini si vantano per aver raggiunto imprese straordinariamente impossibili, ma non sono capaci di realizzare azioni e imprese comuni a tutti.

L’ago magico, il sarto e sua figlia. Una fiaba di Luigi Capuana

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un sarto, che campava la vita mettendo toppe e rivoltando vestiti usati.
Nella sua botteguccia ci si vedeva appena; per ciò lavorava sempre davanti la porta, con gli occhiali sul naso; e, tirando l’ago, canterellava:
”Il mal tempo deve passare,
Il bel tempo deve venire.
Zun! Zun! Zun!
Aveva una figliuola bella quanto il sole, ma senza braccia, ed era la sua disperazione. Le vicine lo aiutavano: oggi una, domani un’altra, si prestavano a vestire la ragazza, a pettinarla, a lavarle la faccia; egli doveva imboccarla. Ad ogni boccone, brontolava:
— Chi non ha braccia, non dovrebbe avere bocca!
La ragazza, invece di arrabbiarsi per questo continuo brontolìo, si metteva a ridere e rispondeva:
— Dovevate farmi le braccia e non la bocca. La colpa è vostra.
— Hai ragione.
E il vecchio riprendeva a lavorare, canticchiando:
“Il mal tempo dee passare,
Il bel tempo dee venire.
Zun! Zun! Zun!”

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

*** ADOTTA ANCHE TU UNA STORIA ORFANELLA

L’asino selvatico e l’asino domestico. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un asino selvatico vide un asino domestico, gli si avvicinò e si mise a lodarlo per la sua bella vita: com’era grasso, e che buon cibo doveva ricevere! Ma poi, quando l’asino domestico fu caricato col basto, e quando il conducente cominciò a spronarlo con il randello, l’asino selvatico disse:

  • No, fratello, ora non ti invidio più: vedo che la tua vita ti costa sudore.

Ecco perché non sono proprio invidiabili i guadagni che si raggiungono a prezzo enorme di rischi, pericoli e fatiche assai.

Il tavolino prodigioso, l’asino d’oro e il bastone picchiatore. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Carla Orrù

Traduzione e messa in voce di Carla Orrù

Un tempo c’era un sarto, che aveva tre figli e un’unica capra. E poiché la capra li nutriva tutti con il suo latte, doveva avere buon foraggio ed essere condotta al pascolo ogni giorno. I figli lo facevano a turno.
Un giorno il maggiore la portò al cimitero, dove c’era l’erba più buona, e la lasciò pascolare e saltellare. La sera, quando fu ora di tornare a casa, le chiese: “Capra, sei sazia?”. La capra rispose: “Sono così sazia, che non potrei mangiare una foglia di più, meh! meh!” “Allora andiamo a casa”, disse il giovane; la afferrò con la corda, la condusse nella stalla e la legò.
“Ebbene”, disse il vecchio sarto, “la capra ha mangiato abbastanza?” – “Oh”, rispose il figlio, “ha mangiato talmente tanto da non voler più neanche una foglia”. Il padre volle sincerarsene di persona, andò nella stalla, accarezzò l’amata capretta e chiese: “Capra, sei dunque sazia?” La capra rispose:  “Di che cosa dovrei essere sazia? Ho solamente saltato sulle tombe e non ho trovato neanche una fogliolina, meh! meh!” […]

L’asino e le cicale. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Sentendo cantare le cicale, un asino, pieno d’invidia per quella voce melodiosa, chiese loro che cosa mangiassero per poter emettere tali suoni.

  • Rugiada, noi mangiamo e beviamo tanta rugiada. Risposero le cicale.
    L’asino volle anche lui provare a cibarsi di rugiada, ma aspettando che scendesse, morì di fame.

Ed ecco che anche coloro che hanno aspirazioni contro la propria indole, oltre a non realizzarle, vanno inesorabilmente incontro alle peggiori disgrazie.

L’asino che riteneva fortunato il cavallo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uomo aveva un asino e un cavallo. Mentre camminavano insieme per strada, disse l’asino al cavallo:

  • Mi pesa troppo, non posso portare tutta questa roba! Prendine tu almeno un po’!
    Il cavallo non gli diede ascolto. Per la fatica l’asino cadde e morì.
    Quando il padrone ebbe caricato sul cavallo la soma dell’asino e in più la pelle, gemette allora il cavallo.
  • O che guaio, poveraccio me! Come sono disgraziato! Non ho voluto dare un piccolo aiuto all’asino e ora porto io tutto il carico e, per di più, la sua pelle!

Non bisogna invidiare quanti hanno il potere e sono ricchi, ma, considerando l’invida che li circonda e i pericoli e i rischi che corrono e sopportano, meglio essere contenti piuttosto della povertà.

L’aquila e lo scarafaggio. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un’aquila inseguiva una lepre per farne preda. La povera bestiolina non sapeva come e dove trovare scampo. Nella fuga vide per caso uno scarafaggio, e disperata, la lepre, chiese a lui, allo scarafaggio, scampo e aiuto. Lo scarafaggio la rassicurò e, appena l’aquila gli si avvicinò, la pregò tanto di risparmiare la povera lepre, che era una sua carissima amica, di non portarla via, insomma. Ma l’aquila, figuriamoci, quasi se la rideva, non curandosi della supplica dello scarafaggio, in un attimo agguantò con i suoi possenti artigli la lepre e se la mangiò, proprio lì davanti allo scarafaggio.
Fu un oltraggio che lo scarafaggio non dimenticò. Da allora inseguì l’aquila in ogni dove, in ogni luogo, con paziente costanza. Guardava dove essa facesse il nido e deponeva le uova. Così che ogni volta lo scarafaggio volava al nido quando l’aquila era in giro per cercar cibo, si posava accanto alle uova e con le zampe posteriori le faceva srotolare oltre i bordi del nido finché esse cadevano giù e si rompevano.
Accade dunque che l’aquila, non sapendo come mai le sue uova si spiaciccassero al suolo, un giorno si rivolse a Zeus e lo implorò di donarle un luogo sicuro, dove poter fare le sue covate. Zeus allora le permise di deporre le uova sul suo grembo. Ma lo scarafaggio non si scoraggiò, raccatto per il campo una ciambella di sterco di bue, bella grossa, bella grande e odorosa, la raccolse e insieme ad essa volò sopra il grembo di Zeus sopra cui la lasciò cadere.
Il dio, quando si accorse di quella palla di sterco di bue inorridì, i brividi gli percorsero la schiena, sgranò gli occhi… “Eh, ma che schifo!” Subito d’impulso, per liberarsi da quella cosa immonda e puzzolente, si alzò in piedi di scatto, e le uova caddero a terra e si ruppero.
Da quel tempo, si sa, o pare, che nella stagione in cui appaiono gli scarafaggi le aquile non facciano il nido.

Non si deve mai disprezzare nessuno, poiché non esiste chi sia tanto debole da non potersi un giorno vendicare con ferocia, se offeso o insultato.

La figlia dell’Orco. Una fiaba di Luigi Capuana

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un Re che aveva due figli, uno buono e l’altro cattivo. Quello buono era il Reuccio, che alla morte del padre doveva essere Re.
La cosa non garbava al fratello cattivo, che pensò di disfarsi del fratello buono per diventare lui Re. Un giorno gli disse:
— Fratello caro, andiamo a caccia?
E andarono. Arrivati in mezzo a un bosco fitto fitto, lontani dalle persone del séguito, il fratello cattivo cavò fuori la spada e assalì il fratello buono. Il fratello cattivo credendo di aver ucciso il fratello buono, coprì il suo corpo insanguinato con erbacce e rami, e tornò indietro.
A palazzo, il Re domandò:
— E tuo fratello dov’è?
— Maestà, che disgrazia! Fu sbranato dalle bestie selvagge!
Il povero padre ne fece un gran pianto. Dal dolore si ammalò, e dopo pochi giorni morì. […]

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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L’aquila e il gufo. Una favola di Esopo.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Come si sa l’aquila e il gufo sono entrambi uccelli rapaci che vanno in giro l’una di giorno e l’altro di notte per assalire le loro prede.
Un giorno un gufo e un’aquila, che avevano timore l’uno dell’altra, fecero un patto: il gufo non avrebbe mai assalito i figli dell’aquila, e l’aquila non avrebbe mai assalito i figli del gufo.
Giurarono solennemente. Poi il gufo chiese all’aquila:
-Tu conosci i miei figli?-
-Io? no!- rispose l’aquila.

  • Ma se non li sai riconoscere, qualora dovessero capitarti tra gli artigli te lei mangeresti di sicuro.
    -Se vuoi che non tocchi i tuoi figli- rispose l’aquila –dimmi come sono.
    E il gufo, e cominciò a parlare dei suoi figli dicendo che erano bellissimi, e che nessuno poteva superarli in bellezza e grazia:
    -Sono così belli- diceva -che se ti capitasse di incontrarli dirai “Ecco sono quelli” . Se terrai bene a mente la mia descrizione
    non potrai sbagliare.
    Non passò molto tempo che un giorno, mentre il gufo era fuori a cercare cibo per i suoi piccoli, arrivò l’aquila e vide in crepaccio degli uccellacci brutti, goffi e sgraziati.
    -Questi- pensò -non sono certo i figli del mio amico gufo. I suoi figli sono uccellini graziosi: questi invece sono i più brutti uccelli che io abbia mai visto. Quando il gufo tornò al suo nido i suoi piccoli non c’erano più: l’aquila se li era mangiati. Il gufo era disperato e ripeteva:
  • aquila mi hai tradito! Ti sei mangiata i miei figliuoli!!! Ti avevo creduto, avevamo fatto un giuramento!
    Ma qualcuno più saggio gli disse: -No, gufo, tu stesso sei la causa delle tue disgrazie. Hai raccontato i tuoi figli come gli uccellini più belli del mondo. Sarebbe stato meglio essere più obbiettivo e non esagerare nel lodare la loro bellezza.

Spesso la menzogna si ritorce contro colui che la dice.

La MammaDraga. Una fiaba di Luigi Capuana

*** dai 9 anni in su

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Sì dentro, perché intanto, come d’incanto malefico, Costantina era stata intrappolata dentro la villa, subito si sentì un frastuono di chiavistello che serrava la porta.
Quella stregaccia era una MammaDraga terribile, che si nutriva di bambini e bambine.
Costantina sentì il cuore impazzire dalla paura e gridò:
— Anellino, aiutami tu!
— Uh! Uh! Che buon odore!
La Mammadraga la fiutava tutta, ma non poteva toccarla per via dell’anellino. Tanto che dalla rabbia si mordeva le labbra, sputando qualche dente marcio.
— Che ci hai addosso? Fammi vedere. Perché nascondi le mani?
Costantina, tutta tremante, le mostrò le mani.
— Oh, che brutto anello! È di rame. Te ne darò uno d’oro.
— Questo mi piace e mi basta.
La Mammadraga le voltò le spalle e la lasciò sola.
Dentro quella villa s’apriva una spleonca che pareva una grotta immensa. Le pareti apparvero affumicate e un puzzo di carne bruciata inondava di marcio l’aria. Sulle seggiole stavano gatti neri che facevano le fusa, e per terra rospi untuosi che saltellavano; e sui massi sporgenti, gufi appollaiati con gli occhioni luccicanti, la testa che girava di continuo, e il becco insanguinato.

Il contadino e il diavoletto. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento di Gaetano Marino. Messa in voce di Edoardo Nonnis

C’era una volta un contadino tanto furbo di nome Crisponzio, tanto astuto che proprio, come suol dirsi, sapeva dove il diavolo tiene la propria coda. Di lui se ne raccontavano parecchie, chè non v’era nessuno che potesse stargli alla pari per scaltrezza. Ma la più bella fra tutte è la burla d’imbroglio che fece al diavolo. Sì, proprio al diavolo in persona. […]

L’aquila dalle ali mozzate e la volpe. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un’aquila fu catturata da un uomo, che le mozzò le ali e la mise tra il pollame di casa. L’aquila stava a capo chino e non mangiava per il dolore: sembrava un re in catene. Poi la comperò un altro, che le strappò le penne mozzate e con uno speciale unguento le fece ricrescere. Allora l’aquila prese il volo, catturò una lepre e la donò all’uomo che la guarì. Ma la volpe che la vide ammonì:

  • Stolta, i regali non devi farli a questo, ma al padrone di prima: questo è già buono per natura; l’altro invece è meglio che te lo faccia amico con qualche dono, perché se ti dovesse catturare di nuovo non ti mozzi le ali.

Bisogna sempre ricambiare generosamente a chi ci fa del bene, ma pure stare con giusta prudenza e sempre all’erta nei conforti dei malvagi

I tre piccoli uomini nella casa del bosco. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] La povera Beatrice obbedì. Indossò il vestito di carta e uscì col cestino. E fuori era tutto bianco, la neve era bianca, c’era neve, tanta neve.
Quando la fanciulla Beatrice giunse nel bosco, vide una piccola casetta verde, dalle cui finestrette sbirciavano tre ometti. Beatrice diede loro il buongiorno e bussò alla porta. Gli ometti gridarono: “Avanti!” e la fanciulla entrò.
C’era una stanza ben calda con un grande camino, dove ardeva un bel po’ di legna, e Beatrice, che era assai infreddolita, chiese il permesso di potersi sedere accanto al fuoco. Gli ometti acconsentirono e la fanciulla si sedette su una panca accanto al grande camino, scaldò la colazione se la mangiò con garbo. […]

L’apicultore. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino.

Accadde che mentre un apicoltore stava fuori di casa per far visita ai suoi familiari, un furfante entrò nella sua casa e rubò tutto il miele e i favi, insieme agli attrezzi.
Al suo ritorno, l’apicoltore scoprì le arnie saccheggiate e provò ad immaginare chi dei suoi conoscenti poteva aver commesso il furto. Nel mentre le api tornarono dalla pastura quotidiana, e trovando l’apicoltore ad ispezionare le loro case, lo assalirono e lo punsero in ogni parte, furono feroci più del solito e il dolore fu terribile.

  • Ah bene, siete proprio delle bestie ingrate. – Disse l’apicoltore. – Il ladro del vostro miele ve lo siete lasciato scappare, e me che sono il vostro amico, che vi proteggo e vi curo, m’assalite con i vostri pungiglioni e mi conciate in questo miserando modo!

Ci sono certi uomini che per mancanza di un qualsiasi impegno o una vera ragione, non si guardano dai nemici, mentre invece altri uomini respingono gli amici sinceri come se fossero loro i veri nemici

L’allodola, i suoi figli e il padrone del campo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le allodole a primavera fanno il nido nei campi di grano, tra le spighe ancora verdi, ma in estate, ahimé, quando il grano è bello, alto e pronto alla raccolta, se ne vanno dai campi prima che il contadino arrivi per raccogliere e trebbiare il grano. Accadde però un tempo in cui un’allodola mamma, fece tardi il suo nido e le uova schiusero troppo avanti con la stagione. I pulcini nacquero che non ci fu tempo per allevarli. L’allodola mamma ancora presto avrebbe dovuto lasciare il suo nido e deporre le uova, così i piccoli nacquero soltanto a maggio. Non c’era molto
tempo per crescerli: presto sarebbero arrivati per mietere il grano e l’allodola madre sarebbe rimasta senza casa. La povera allodola viveva nel panico di vedersi arrivare da lontano il contadini sapendo bene che i suoi figli non sarebbero stati in grado di volare, erano troppo piccini
Ogni volta che l’allodola doveva lasciare il nido raccomandava ai suoi figliuoli:

  • State attenti! Quando viene il padrone del campo ascoltate bene le sue parole.
    Un giorno, tornando al nido, l’allodola trovò i suoi pulcini con gli occhi sgranati dallo spavento
  • Che è successo? figliuoli miei.
  • Mamma, abbiamo visto il contadino e i suoi amici.
  • O santo cielo, e che hanno fatto?
  • Nulla, ma abbiamo sentito che ha diceva ai suoi amici che oramai era tempo di tagliare il grano.
  • Niente paura bimbi miei- disse la saggia allodola -fino a quando aspetterà l’aiuto degli amici non c’è da temere.
    Il mattino seguente venne il padrone del campo con i figli, ma senza gli amici.
  • Se gli amici sono pigri- disse il contadino – chiameremo i parenti.
  • Non c’è d’aver paura, figliuoli – disse ancora mamma allodola
  • finché aspetterà l’aiuto dei parenti non dovremo temere.
    Così fu e il mattino seguente il contadino si trovò di nuovo solo con i suoi figli. Il padrone del campo intanto disse ai suoi figli:
  • Non aspetterò più nessuno. Domani porterò la falce e mieterò con le mie mani. Ho aspettato gli amici, e non sono venuti.
    Ho aspettato i parenti, ma anche questi non avevano nessuno voglia di aiutarmi. Sarei uno sciocco se rimandassi ancora, ho imparato che è meglio fare da sé, perché così si è sicuri di ottenere un risultato.
    E mamma allodola disse: – Ha deciso di fare da solo e ora dobbiamo aver paura. Dobbiamo andarcene.
    Così mamma allodola, che era stata saggia e conosceva bene gli uomini, lasciò il campo di grano portandosi dietro i piccoli che ancora non volavano, tutti si misero in salvo.

Chi fa per se fa per tre, e pure oltre.

Il Re Porcaro. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento di Gaetano Marino – Messa in voce di Cristiana Cocco

Un Re aveva tre figliuole belle come il sole, e le amava più degli occhi suoi.
Avvenne poi che il Re, rimasto vedovo, riprese moglie, e come sempre accade, cominciò per le tre fanciulle una terribile esistenza. La matrigna era gelosa dell’affetto immenso che il Re portava alle figlie e per questo le odiava in segreto. In mille modi aveva cercato di farle cadere in disgrazia, ma, visto che le calunnie non servivano, anzi, servivano a farle amare di più, deliberò di consigliarsi con una fattucchiera, una maga strega insomma.
— Si può farle morire — rispose costei.
— Impossibile: il Re ammazzerebbe anche me.
— Si può sfregiarle per sempre.
— Impossibile: il Re m’ammazzerebbe comunque
— Si può fargli una fatatura stregata in qualche modo, se lo desiderate.
— Vorrei una fatatura che le facesse odiare il padre, e per sempre.
La strega meditò a lungo, poi disse:
— L’avrete, oh mia regina. Ma mi occorre che mi portiate un capello di ciascuna strappato con le vostre mani e tre setole di scrofa porcella, strappate con le vostre mani. […]

I sette corvi. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento di Gaetano Marino. Messa in voce di Edoardo Nonnis

Un uomo aveva sette figli maschi e neanche una bimba, per quanto la desiderasse. Finalmente la moglie si trovò a essere di nuovo incinta e diede alla luce una femmina. Tuttavia, anche se molto bella, ella era piccola e gracile e tanto debole che dovettero battezzarla subito. Il padre inviò di fretta uno dei ragazzi alla fonte a prendere l’acqua per il battesimo, ma anche gli altri sei corsero con lui. E siccome ciascuno voleva essere il primo a attingere l’acqua, la brocca cadde nella fonte. Allora se ne stettero là confusi, senza sapere cosa fare, e nessuno osava ritornare a casa. Nel frattempo il padre temeva che la bimba morisse senza battesimo, e non capiva perché‚ i ragazzi tardassero tanto. -Sicuramente- diss’egli -si saranno persi dietro a un qualche gioco!- e siccome continuavano a non venire, adirato, inveì dicendo: -Vorrei che diventassero tutti corvi!-. Aveva appena pronunciato queste parole che udì un frullio nell’aria, sopra il suo capo: alzò lo sguardo e vide sette corvi, neri come il carbone, alzarsi in volo e sparire. […]

L’airone, i pesci e il gambero. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un airone aveva dimora da parecchio tempo in uno stagno, finché divenne vecchio, e gli mancò la capacità di procurarsi qualche pesce e sfamarsi. Non gli rimase che trovare con la furbizia un nuovo metodo per trovare da mangiare. Fu così che si rivolse ai pesci dello stagno:

  • Pesci dello stagno, udite udite quale sventura cadrà su di voi tra qualche giorno: Gli uomini vogliono svuotare lo stagno dalle acque, vogliono prendervi tutti in un solo colpo.
    Tutti pesci vennero a galla con gli sguardi terrorizzati.
  • Ma state tranquilli, – proseguì l’airone – perché io so che al di là di quella collina, si trova uno stagno meraviglioso, e assai più grande di questo.
    I pesci si guardarono tra di loro, ma non sapevano che fare.
  • Io vi aiuterei, amici pesciolini, ma, come sapete io sono anziano e non risco più a volare come prima. I pesci allora, assaliti dalla disperazione, iniziarono a supplicare l’airone perché li portasse al di là della collina.
  • Disse l’airone: – D’accordo, farò uno sforzo per voi, e vi trasporterò; ma non tutti in una volta eh? Non potrei farcela. Se volete vi posso portare uno alla volta.
  • Porta me, no, porta me, prima le donne e i bambini!
  • Calma calma, ci sarà tempo e posto per tutti.
    L’anziano Airone iniziò a portarli, ad uno ad uno: Li trasportava al di là della collina, ma appena giunti i pesci non videro nessuno stagno, fecero in tempo solo a vedere il becco dell’airone, che li trafiggeva ad uno ad uno, per poi divorarli indisturbato.
  • Ora, abitava in quello stagno anche un vecchio gambero. Quando l’airone aveva iniziato il trasporto dei pesci, il gambero sentì che qualcosa non andava, doveva esserci qualche inganno. Tant’è che il gambero disse all’airone: – Ti prego airone generoso, ora puoi trasportare anche me?
    L’airone prese il gambero e lo portò oltre la collina. Appena furono giunti, l’airone volle lanciare il gambero al suolo, ma il gambero, che aveva intuito l’inganno osservando tutto intorno quel che restava dei pesci, agguantò con le sue chele il collo dell’airone e lo spezzò. Quando tornò allo stagno svelò ai pesci quel che vide e scoprì.

Tutti i potenti tiranni prima o poi son destinati a perdere il loro regno, e spesso ciò accade miserevolmente.

Il vecchio usuraio fra le spine. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento di Gaetano Marino – Messa in voce di Edoardo Nonnis

Un ricco contadino aveva un garzone, di nome Crisponzio, a lavoro da ben tre anni. Il garzone era sempre stato un buon lavoratore e fedele, nonostante il contadino non gli aveva ancora dato un solo mese di salario. Quel povero ragazzo finalmente si stancò faticare per per nulla e un bel giorno decise di recarsi dal padrone contadino e gli disse:
— Padrone, io vi ho servito bene per tutti questi anni e spero che prima o poi che mi darete quanto merito.
Il contadino che era uno furbo senza bontà, sapendo quanto fosse semplicione quel giovanotto, gli dette tre soldi.
— Tieni: – gli disse col tuono e col gesto di chi avesse messo fuori un sacco di monete d’oro – uno per anno. […]

L’abete e il rovo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

L’abete si vantava con il rovo:

  • Io sono alto, bello, slanciato, io sono forte e servo per costruire le travi dei tetti e le navi. Come osi misurarti con me?
    Ma il rovo replicò:
  • Se ti ricordassi della scure e della sega che ti fanno a pezzi, forse preferiresti essere un rovo, credi a me.

Nella vita la fama non deve inorgoglire, perché l’esistenza degli uomini comuni è al sicuro da ogni pericolo.

Piumadoro e Piombofino. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento di Gaetano Marino – Messa in voce di Cristiana Cocco

Piumadoro era orfana e viveva col nonno nella capanna del bosco. Il nonno era carbonaio e Piumadoro lo aiutava nel raccattar fascine di legna per far carbone. La bimba cresceva buona, amata dalle amiche e dalle vecchiette degli altri casolari, e bella, bella come una regina.
Un giorno di primavera vide sui garofani della sua finestra una farfalla candida e la chiuse tra le dita.
— Lasciami andare, lasciami andare, per pietà!
Piumadoro, aprì il palmo delle mani e la lasciò andare.
— Grazie, bella bambina; come ti chiami?
— Mi chiamo Piumadoro.
— Io mi chiamo Pieride del Biancospino. Vado a disporre i miei bruchi in terra lontana. Un giorno forse ti ricompenserò.
E la farfalla volò via. […]

Il topo sotto il granaio. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un topo viveva sotto un granaio. Nel pavimento del granaio c’era un forellino, e dal forellino scendeva, a chicchi, il grano. Il topo viveva beato, ma volle vantarsi del suo benessere. Rosicchiando allargò il buco e invitò gli altri topi a venire da lui.

  • Venite a trovarmi – disse. – Vi tratterò a dovere. Ci sarà cibo per tutti.
    Ma quando condusse lì i topi, si avvide che il buco non c’era più. Il contadino aveva notato quel grosso foro nel pavimento e lo aveva tappato.

Chi si assai oltre si loda, spesso inciampa e inesorabilmente s’imbroda.

Il topo e la rana. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un topo gironzolava solo per i campi, quando incontrò stravagante ranocchia. I due fecero presto amicizia.
” Senti, amico topo!” Gracidò la rana “che ne diresti se ce ne andassimo insieme a cercare di cibo? In due di sicuro avremmo più fortuna! Potremmo legarci con una catenella l’un l’altro così da essere sicuri di non perderci! ” Il topolino rimase un riflettere, e quindi squittì dicendo: ” Mi sembra una buona cosa, andiamo!” E andarono.
Legati insieme i due si diedero da fare per cercare il cibo, e difatti lo trovarono, e in abbondanza pure, perché due era meglio di uno! Quando, alla fine della giornata furono sazi, si incamminarono verso casa, sempre incatenati. Arrivarono allo stagno vicino alla tana della ranocchia e questa, per istinto, si tuffò nell’acqua trascinandosi dietro il povero topo che, non sapendo nuotare si mise a urlare e cominciò a dibattersi per non annegare. Ma ahimè, annegò.
Un nibbio, guardando dal cielo, vide il povero topo ormai privo di vita. Scese in picchiata sullo stagno e afferrò con gli artigli il corpo del topino al quale però era legata anche la ranocchia. Il nibbio ne fu assai felice perché quel giorno ci fu per lui doppio pasto. Topo e rana in un sol boccone. Oh, non sono mica cose che capitano tutti i giorni, eh.

Chi fa del male agli altri spesso da questa sua azione ne riceve lui stesso un danno.