I tre poltroni. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un re, che si chiamava Crisponzio, ed era sovrano di un regno immenso, aveva tre figli. Era felice e li amava tutti allo stesso modo. Ma non sapeva a chi dover lasciare il regno. Molti ministri e consiglieri gli suggerirono di trovare subito un successore, così da assicurare la continuità del regno senza litigi tra fratelli. Così una bella mattina di primavera il re chiamò a se i suoi tre figliuoli‚ e disse:
-Carissimi e amati figli principi, in questi giorni ho pensato a voi, al regno e alla pace, ho una cosa che voglio dirvi.

  • Ma certo amato padre e re sovrano, siamo qui per ascoltarti e ubbidirti in tutti i tuoi ordini. Risposero i tre figliuoli.
  • Bene, figliuoli cari ho pensato che è giunta l’ora di trovare tra di voi il successore al mio trono: dunque, il più pigro di voi diventerà re alla mia morte, e il sonno eterno mi vorrà con se-. […]

Indovina chi è la moglie giusta. Un fiaba dei fratelli Grimm

una fiaba adottata da Marinella Picasso

Picass galleria d'arte, via 4 novembre, n°19 - Nuoro
Via 4 novembre, 17 – Nuoro

C’erano una volta sei donne bellissime che erano state trasformate da un mago, brutto come la fame, cattivo e invidioso, come il vento di tramontana, in sei fiori straordinari e profumati. Stavano tutte in mezzo a un bel giardino, conosciuto come il giardino degli asfodeli, dove vi stava una campana di bronzo; e a ciascuna di loro il mago aveva concesso di poter tornare per un solo giorno nelle proprie famiglie, per stare con i loro figli e il proprio marito, ma solo per un giorno. […]

Il chiodo. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un mercante aveva fatto grandi buoni affari alla fiera: aveva venduto tutta la sua mercanzia e la sua borsa era piena di monete d’oro e d’argento. Siccome voleva mettersi in viaggio in modo da arrivare a casa prima che facesse notte, per paura di perdersi o subire furti da parte dei briganti, chiuse in fretta il denaro nella valigia, la caricò dietro la sella, legò per bene ogni cosa, montò a cavallo e s’avviò verso casa.
A mezzogiorno si fermò in una città per desinare e, al momento di ripartire, lo stalliere gli disse:

  • Signore, al suo cavallo manca un chiodo nel ferro posteriore sinistro.”
  • pazienza,- rispose il mercante, non mi pare così grave, […]

La vecchia casa. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Era proprio una casa degna di essere ammirata! e vi abitava un vecchietto che portava calzoni all’antica, una giacca con grossi bottoni di metallo e una parrucca che era proprio una vera parrucca, e lo si vedeva bene.
Ogni mattina andava da lui un vecchio domestico per fare la pulizia e le compere; altrimenti il vecchio con quei calzoni divertenti restava tutto il giorno solo nella vecchia casa; ogni tanto si avvicinava al vetro della finestra e guardava fuori, così il bambino gli faceva cenno e il vecchio gli rispondeva nello stesso modo, quindi
diventarono conoscenti e infine amici, sebbene non si fossero mai parlati, ma tanto quello non contava. […]

Atlante, figlio di Poseidone. Nascita e sorte dell’isola di Atlantide. Mitologia

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di Rosas1945 – Nuoro

Gli Atlanti abitavano un’isola che si estendeva davanti alle Colonne d’Ercole, quando si usciva dal Mediterraneo e si entrava nell’Oceano. Allorché gli dei si erano spartiti la terra, Atene era diventata la parte spettante ad Atena ed Efesto, ma l’Atlantide divenne il dominio di Poseidone. Qui, in questa meravigliosa e prospera isola, veniva Clito, una giovane che aveva perduto i genitori, chiamati Evenore e Leucippa. Poseidone se ne innamorò. Clito abitava sulla montagna centrale dell’isola di Atlante. Attorno alla sua casa, il dio del mare edificò una grande muraglia. […]

Gratitudine. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quella mattina le due vecchie ùpupe, un maschio e una femmina, una coppia di uccelli che vivevano da sempre insieme, non se la sentirono proprio di volare. Non avevano più forze. Un velo davanti agli occhi impediva loro di guardare il mondo; il cielo era sereno, ma loro vedevano una specie di nebbia bianca che le disorientava. Erano vecchie e malate. Le penne delle ali e della coda incominciavano a intristire, perdevano il colore e la luce, si inaridivano come rami secchi e cadevano.
Le due ùpupe decisero, così, di non muoversi più e di aspettare insieme la morte, che tanto non avrebbe tardato ad arrivare.
Ma, invece, arrivarono i loro figli. Giovani e forti ùpupe della foresta. Prima uno, che passava di lì per caso; si accorse subito che i suoi genitori erano gonfi e stavano male, e ripartì immediatamente in cerca dei suoi fratelli.
Quando furono tutti lì, il maggiore di essi disse:
— Noi abbiamo ricevuto da nostro padre e da nostra madre il dono meraviglioso della vita; essi ci hanno protetti, nutriti e allevati, dedicandoci tutto il loro affetto. Ora sono malati, son diventati quasi ciechi e non possono più volare per andare in cerca di cibo. Spetta a noi ora nutrirli e curarli.—
A queste parole senza nemmeno un cinguettare, tutti si mossero. Alcuni si misero a fare un nido nuovo, altri andarono in cerca d’insetti, altri, ancora, partirono verso la foresta.
In breve tempo il nido fu pronto e i genitori vi furono adagiati con delicatezza; per riscaldarli, alcuni figli li coprirono col loro corpo come fanno le femmine quando covano le uova; altri li imboccarono, altri, col becco, li ripulirono staccando le vecchie e tristi penne inaridite.
Finalmente tornarono anche quelli che erano andati nella foresta a cercare una foglia curatrice capace di rendere la vista. Masticarono la foglia curatrice e col succo di quella foglia medicarono gli occhi inariditi e spenti dei genitori. Poi attesero con pazienza. Poco dopo il padre e la madre aprirono gli occhi, si guardarono intorno e riconobbero tutti i loro figlioli. Li aveva guariti il loro affetto, la loro gratitudine.

Mastro Punteruolo va in Paradiso. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Mastro Punteruolo era un ometto magro magro, e seppure magro aveva una grande forza e vitalità. La sua faccina, da cui si vedeva uscire solo il naso rivolto all’insù, era tutta butterata, piena di buchi cavernicoli e bianca pallida, i capelli grigi e arruffati; gli occhi erano piccoli piccoli, quasi non si vedevano più, ma si divertivano veloci e rapidi a guardare di qua e di là, spiando e lanciando fuochi e fulmini.
Mastro punteruolo guardava ogni cosa, criticava e contestava tutto, ma sapeva tutto meglio di chiunque, e il guaio è che aveva sempre ragione. […]

Il ragno e l’uva. Una favola di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il ragno e l’uva
Un ragno, dopo essere stato per molti giorni ad osservare il movimento degli insetti, si accorse che le mosche accorrevano specialmente verso un grappolo d’uva dagli acini grossi e dolcissimi.

  • Ho capito. – disse fra sé.
    Si arrampicò, dunque, in cima alla vite, e di lassù, con un filo sottile, si calò fino al grappolo installandosi in una celletta nascosta fra gli acini. Da quel nascondiglio incominciò ad assaltare, come un ladrone, le povere mosche che cercavano il cibo; e ne uccise molte, perché nessuna di loro sospettava la sua presenza.
    Ma intanto venne il tempo della vendemmia. Il contadino arrivò nel campo colse anche quel grappolo, e lo buttò nella bigoncia, dove fu subito pigiato insieme agli altri grappoli.
    L’uva, così, fu il fatale tranello per il ragno ingannatore, che morì insieme alle mosche ingannate.
    Insomma, chi la fa l’aspetti.

Gli uccelli e la Cerasta. Una leggenda di Leonardo da Vinci

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

— Vieni a vedere! — gridò un uccellino al suo compagno. — Ci sono quattro teneri vermicelli che giocano sopra una foglia! —
Infatti, proprio ai quattro lati di una foglia, stavano quattro piccoli vermicelli, che si drizzavano dimenandosi e contorcendosi.
Quell’uccellino non poté resistere alla tentazione di mangiare quei vermi, tanto teneri e ben nutriti da sembrare squisiti, e così si precipitò giù per catturarli, beccarli e divorarli.
L’altro uccellino lo vide puntare dritto e deciso verso la foglia, poi lo sentì cinguettare disperato; e subito vide le penne del suo compagno arruffate, le sue ali sbattere forte forte a vuoto: la foglia si arrotolò a poco a poco intorno all’uccellino suo compagno, finché, di sotto la foglia, apparve la terribile Cerasta.
La Cerasta è una vipera, assai feroce e spietata. Ha gli occhi su quattro piccole corna mobili, e quando si vuol sfamare, nasconde sotto le foglie tutto il corpo, tranne quei minuscoli quattro cornetti; e muovendoli fa credere agli uccelli che siano vermicelli saporiti, e quando quei poveretti pennuti ignari si precipitano giù per catturarli, subito la Cerasta li stringe forte a se e li divora.

L’audace soldatino di stagno. Una fiaba di Christian Andersen

Adattamento e messa in voce di Christian Andersen

I soldatini erano tutti uguali, ma l’ultimo della fila aveva una sola gamba. Chissà, forse non bastò lo stagno per essere fuso come i suoi compagni. Eppure, anche se con una gamba sola, il soldatino stava ben piantato in piedi, come tutti gli altri. Sul tavolo dove erano stati appoggiati c’erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l’attenzione era un fantastico castello di carta. Sulla porta aperta stava una fanciulla carinissima, dai colori vivacissimi, ed era fatta anche lei di carta. La bella fanciulla aveva le braccia che cingevano la testa come fosse un arco, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch’ella avesse una gamba sola, proprio come lui. Ma la fanciulla era una ballerina. […]

Tre piume, una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

E perché‚ non litigassero fra di loro, li condusse davanti al castello, tolse da una scatola tre piume: una gialla, che affidò al più grande; una rossa che affidò al secondo genito; ed infine, una bianca, che destinò al più piccolo. Dopo di che, lanciò le piume in aria e soffiando forte le lasciò andare ciascuna libera nella direzione che il caso avesse voluto, poi caddero per terra: “Ecco, figliuoli, vi invito ad andare per il mondo nella direzione che la vostra piuma prenderà dopo il volo.”

Una storia fantastica. Una fiaba di fila e strocca dai fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Ho visto due polli in arrosto di mare
volare e crepitare nel sale di fuoco,
volavano rapidi e svelti
come le dune con le pance rivolte
dal cielo futuro spargevano ali
sulle schiene che guardano giù
son montagne che sanno di mare; […]

I tre porcellini. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’erano una volta tre piccoli porcellini che se ne andavano in giro per il mondo soli e soletti a cercar fortuna e una casa dove poter dormire. Il primo porcellino trovò un contadino che trascinava una grande balla di paglia. “Per favore contadino. Per favore contadino… contadino per favore… oh, contadino! o’ contadino ma c’hai la paglia nelle orecchie?” “eh, sì che c’è?” rispose il contadino. “per favore contadino, me la daresti quella balla di paglia?, vorrei costruirmi una casa calda e bella, tutta di paglia” E l’uomo contadino, che era buono e generoso, che fece? gliela regalò. Il porcellino allora si costruì una casetta tutta di paglia e andò a dormire al calduccio. La mattina dopo, appena spuntò il sole, il porcellino sentì bussare alla porta. […]

La grande e deliziosa pappa. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Doveva dirgli: -Cuoci la pappa, pentolino!- e il pentolino cuoceva una buona pappa dolce di miglio; e quando diceva: -Fermati, pentolino!- il pentolino smetteva di cuocere. La fanciulla lo portò a casa a sua madre: la loro miseria e la loro fame erano ormai finite, ed esse mangiavano pappa dolce ogni volta che volevano. Un giorno che la fanciulla era uscita, la madre disse: -Cuoci la pappa, pentolino!-.

La pagliuzza, il carbone e il fagiolo. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In un villaggio abitava una povera vecchia che aveva raccolto un piatto di fagioli e voleva cuocerli. Preparò il fuoco nel camino, e perché bruciasse più in fretta l’accese con una manciata di paglia. Mentre versava i fagiuoli nella pentola, gliene sfuggì distrattamente uno, che cadde a terra accanto a una pagliuzza; e subito un pezzetto di carbone ardente saltò anch’esso dal focolare e si mise accanto a loro. Allora la pagliuzza disse: “Carissimi amici, da dove venite?” Rispose il carbone: “Acciderbolone, io che son carbone, per una gran fortuna sono fuggito dal fuoco, e se non ci fossi riuscito a viva forza, sarebbe stata morte sicura e terribile perché sarei stato incenerito.” Disse il fagiuolo: “Acciderbuolo, io che son fagiuolo, pure l’ho scampata bella bella, ma se la vecchia mi avesse messo in pentola, sarei stato ridotto in pappa pappetta e senza pietà, come i miei compagni, ecco. […]

Il farfallone. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un farfallone che voleva una fidanzata. E naturalmente doveva essere un grazioso fiorellino. Guardò tutti i fiori, ciascuno se ne stava tranquillo e piegato sul proprio stelo, come una signorina deve stare quando non è ancora fidanzata. E ce n’erano tanti tra cui scegliere, ed era difficile, e il farfallone non aveva voglia di stare a cercare; così volò dalla margheritina. […]

Agnellino e pesciolino. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Maarino

[…] C’era una volta un fratellino e una sorellina che si volevano molto bene. Ma la loro mamma era morta ed essi avevano una matrigna che li odiava e faceva loro, di nascosto, tutto il male che poteva. Un giorno essi giocavano con altri bambini su di un prato davanti a casa, e accanto al prato c’era uno stagno che arrivava a lambire un lato della casa. I bambini giocavano a rincorrersi, e ogni tanto riprendevano la conta:
“Lasciami, lasciami, ti lascerò,
all’uccellino io poi ti darò,
e lui la paglia mi cercherà,
che alla vacchina io poi darò,[…]

Bella e la Bestia, di Charles Perrault

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In un tempo lontanissimo c’era una volta una città abitata quasi esclusivamente da mercanti. Quando dai porti vicini e lontani giungevano le navi cariche di merci era una festa per tutti. Uomini, donne, bambini si vestivano con gli abiti più belli, si ornavano con gioielli e ghirlande di fiori e si radunavano in piazza.
Nel centro della città, una grande casa si distingueva dalle altre; qui viveva un ricco mercante con la sua unica figlia Bella, una fanciulla semplice e buona. Sul suo bellissimo viso splendevano due occhi chiari e dolci, sull’ampia fronte cadevano riccioli bruni, il suo corpicino era snello e flessuoso. Fu perciò soprannominata da piccola «la bella bambina». E Bella fu il suo nome anche quando divenne più grande.

Anfione, il cantore delle sette porte di Tebe

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] La vita del musico poeta Anfione sarebbe potuta trascorrere tranquilla se la moglie Niobe non avesse commesso l’imprudenza grave di offendere la dea Leto, che aveva dato a Zeus due figli potenti e vendicativi: Apollo e Artemide. Ma Niobe, orgogliosa di aver partorito ben quattordici figli, sette maschi e sette femmine, un giorno, malauguratamente osò confrontarsi con la dea: — Se a Leto, che ha partorito solo due figli, sono riconosciuti tutti gli onori di una dea, che cosa dovrei aspettarmi io, che sono madre di ben quattordici figli?
Offesa dal paragone, Leto chiese ai figli di vendicarla: — Apollo, uccidi i figli maschi di Niobe, mentre tu, Artemide, uccidi le femmine! […]

La nascita del dio Dioniso, Mitologia

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Zeus, travestito da uomo mortale, ebbe una segreta avventura d’amore con Semele, figlia del re Cadmo di Tebe. Venuta a conoscenza del tradimento, la dea Hera – sotto le sembianze di una vecchia nutrice di Semele – finse di non credere che il padre del bimbo nel grembo della principessa (incinta ormai di sei mesi) fosse proprio Zeus, a meno che la giovane non convincesse il suo amante a rivelarsi nel suo vero aspetto. […]


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La storia di Icaro e di suo padre Dedalo, il grande inventore. Mitologia

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Mitico figlio di Dedalo e di Naucrate, schiava di Minosse. Rinchiuso con il padre nel labirinto di Creta, fuggì volando con le ali che Dedalo aveva adattato con la cera al proprio corpo e a quello del figlio. Ma, avvicinatosi troppo al Sole, la cera si sciolse e Icaro cadde nel mare.

I sette piccoli corvi. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uomo aveva sette figli maschi e neanche una bimba, per quanto la desiderasse.
Finalmente la moglie si trovò ad essere di nuovo incinta e diede alla luce proprio una femminuccia.
Era una bimbetta molto bella, ma, ahimé, troppo piccola e fragile, tanto che dovettero battezzarla subito.
Il padre inviò di fretta uno dei ragazzi alla fonte a prendere l’acqua per il battesimo, ma anche gli altri sei fratelli corsero con lui.
E dato che ciascuno voleva essere il primo ad attingere l’acqua, la brocca sfuggì di mano e cadde nella fonte.
Allora i sette fratelli se ne stettero là con lo sguardo confuso, senza sapere cosa fare. Nessuno osava tornare a casa. Intanto il padre si domandava perché‚ i ragazzi tardassero tanto. -Sicuramente- diss’egli -si saranno messi a giocare!- e dato che tardavano a non venire, il padre, adirato, disse: -Vorrei che diventassero tutti corvi!-. […]

L’anatra bianca e la strega. Una fiaba dalla Russia.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta uno Zar grande e potente, che sposò una bellissima principessa. Non c’era al mondo una coppia più felice di loro, ma la loro luna di miele fu ben presto interrotta, poiché lo Zar fu chiamato in una spedizione di guerra contro un paese nemico, ed essi furono costretti a separarsi. La giovane sposa pianse amare lacrime, e il marito cercò di consolarla e prepararla al distacco dandole dei consigli. Le raccomandò sopratutto di non allontanarsi mai dal castello, di non dare confidenza agli estranei, di guardarsi sempre dai cattivi consiglieri e specialmente dalle donne strane. […]

Il figlio irriconoscente. Una fiaba dei fratelli Grimm

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…]Era l’ora del pranzo e avevano sulla tavola davanti a loro un pollo arrosto, caldo e fumante, e volevano mangiarlo insieme. Ma d’un tratto l’uomo vide avvicinarsi alla tavola il suo vecchio padre. Allora, svelto come il vento, prese il pollo e lo nascose immediatamente, perché‚ non voleva darne al povero genitore.[…]

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Il contadino e il diavoletto. Una fiaba dei Fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un contadino furbo di nome Crisponzio, tanto astuto che proprio, come suol dirsi, sapeva dove il diavolo tiene la propria coda. Di lui, del contadino Crisponzio, se ne raccontavano parecchie, perché non vi era nessuno che potesse stargli alla pari per LA sua astuzia. Ma la più bella fra tutte fu la burla d’imbroglio che fece al diavolo. Sì, proprio al diavolo in persona. […]

I regali degli gnomi. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Era già sorta la luna, quando i due arrivarono ad una collina, sulla quale videro una folla di piccoli uomini e piccole donne che danzavano allegramente in un girotondo, tenendosi per mano. Era una tribù di gnomi, che cantava con una voce soave e melodiosa.
Stava nel mezzo del girotondo un vecchio piccolo gnomo, un po’ più alto dei compagni, con indosso una veste variopinta di tantissimi colori e con una barba bianca che gli scendeva sul petto.
Il sarto e il fabbro gobbo stettero a guardare a bocca aperta. Appena li vide il vecchio gnomo fece loro cenno di avanzare, e gli gnomi che stavano in cerchio fecero largo per farli entrare nel girotondo.
Il fabbro gobbo entrò nel cerchio senza esitare un momento; aveva la schiena alquanto curva ed era temerario come tutti quelli che posseggono la gobba. Il sarto invece, spaventato e diffidente, si tenne indietro, ma quando vide che tutti ridevano e se la spassavano, si fece coraggio ed entrò anche lui nel girotondo. […]

La rosa, una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una povera donna che aveva due bambini. Vivevano tutti in una casa di campagna, e in quel tempo, era calato l’inverno, e faceva tanto freddo.
La mamma badava alla casa e il più piccolo andava andare tutti i giorni nel bosco d’intorno a fare legna.
Una volta il piccolo fanciullo si era spinto molto lontano per cercar legna, quando d’improvviso gli si avvicinò un bambino piccino. Quel bambinello, che era tutto bello e luminoso, lo aiutò con cortesia e gentilezza a raccogliere la legna. Tanto gentile e premuroso che gliela portò fino a casa.
E appena ebbe appoggiato la legna alla porta, in un attimo, così com’è comparso, il bambinello caro sparì…

La signora Trude, ovvero, Gertrude. Una fiaba dei fratelli Grimm

* dai 9 anni in su

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una fanciullina biricchina, prepotente e curiosona. Quando il papà e la mamma le chiedevano qualcosa, lei non obbediva mai, anzi, faceva finta di non sentire. Un giorno la fanciulla disse ai suoi genitori: – Ho sentito parlare della signora Gertrude. Dicono che la sua casa sia tanto tanto strana e assai curiosa, piena di cose straordinarie, oh, quanto mi piacerebbe andare a farle visita. Il papà e la mamma subito si fecero preoccupati in viso e le dissero che la signora Gertrude era una donna malvagia e terribile. Così proibirono alla fanciulla di andarci, e che se lo avesse fatto non l’avrebbero più voluta come figlia.

Le Arpie, serve di Zeus. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le Arpie sono rappresentate come donne provviste d’ali, oppure come uccelli dalla testa di donna. Hanno artigli aguzzi e assai velenosi. Si diceva che abitassero le isole Strofadi, nel Mar Egeo.
Queste creature vengono considerate demoni della tempesta, si cibano delle anime delle persone, dopo averli rapiti. Portavano con se l’odore terribile della morte.
Più tardi, il poeta Virgilio le pose nell’anticamera degli Inferi, in compagnia d’altri mostri feroci.

Le Arpie sono dunque rapinatrici, il loro nome deriva dal greco proprio dal significato di Ghermire, portare via. In particolare di bambini morti prematuramente e di anime suicide. Si affiggeva spesso la loro immagine sulle tombe dei defunti, nel gesto di trasportare l’anima del morto afferrata e sicura fra i loro artigli. […]

Teseo, l’eroe degli eroi. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Teseo fu l’eroe più famoso e conosciuto di tutta l’Attica. La sua fama superò persino quella di Eracle. Le sue gesta ebbero luogo principalmente nel Peloponneso. Teseo appartenne alla generazione che precedette la guerra di Troia, alla quale però presero parte i suoi due figli, Demofonte e Acamante. Teseo era più giovane dell’invincibile Eracle. Si disse anche che i due eroi fossero stati compagni di viaggio nella famosa spedizione degli Argonauti, la grande impresa allestita dal principe Giasone, in viaggio sulla nave Argo alla ricerca del Vello d’oro. Teseo fu anche tra i principali protagonisti della guerra contro le Amazzoni.
Per quanto riguarda le sue origini, vi sono due ipotesi: la prima si riferisce ad una origine terrena, la seconda a una divina. […]

Antiope, l’Amazzone

Il bruco e la virtù. Una favola da Leonardo da Vinci.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Eppure, stava lì, in attesa, fermo e ben saldo sul palmo di una foglia, il piccolo teneroso bruco. Il vermicello dai tanti e tanti piedini guardava con i suoi occhietti in ogni parte e in ogni dove, e girava intorno nei suoi pensieri. C’era chi sorrideva, chi salutava, chi cantava, chi saltellava, chi correva in ogni dove, e soprattutto c’era volava. Tutto era gioioso intorno, ogni cosa si muoveva e vibrava di vita felice. Solo lui, povero bruchino, non riusciva quasi più a muovere il suo corpo, non aveva mai avuto voce, né poteva muoversi veloce come gli altri, ma soprattutto, non sapeva cosa volesse dire volare. Ogni suo passaggio da una foglia all’altra gli pareva un lungo stanco e infinito viaggio.
Eppure non invidiava nessuno. Sapeva di essere un bruco, e che i bruchi devono imparare a filare una bava sottilissima per tessere, con grande arte maestra, preziosa e meravigliosa, la propria piccola casa. Perciò, con molta pazienza e dedizione, iniziò il suo ultimo lavoro.
In breve tempo il bruco, stanco e lento, si trovò chiuso in un banco, tiepido bozzolo di seta, una crisalide, assai lontana e isolata dal mondo.
“E adesso che faccio?” si domandò.
“Ora devi saper aspettare, mio dolce bruchino” gli rispose una vocina segreta e misteriosa, dolce voce di una mamma mai conosciuta. “Ancora un po’ di pazienza e vedrai, e sentirai”.
E il bruco attese, attese con fiducia il prodigio di madre natura.
Poi fu il suo giusto momento, e senza che suonasse la sveglia, il bruco aprì gli occhi, e sentì che non era più un bruco stanco e lento. Sentì qualcosa di morbido e candido che lo teneva al caldo, avvolto in un tenero abbraccio. Aprì con le nuove zampette raschiose e taglienti un varco nel bozzolo, si sbrigliarono fuori due grandi veli leggeri leggeri. E uscì fuori alla luce del sole. Non aveva più i suoi mille piedi, non aveva più quel corpo ingombrante, né cadde pesante al suolo. Ora s’accorse di avere due ali grandi, leggere e bellissime, ricche di mille colori variopinti e luminescenti al sole. Come d’istinto, come madre natura volle, il nuovo essere batté le ali, e subito si librò nell’aere, su, in alto in alto, nel cielo infinito.
Così appare la virtù, leggera e maestosa, e se ben paziente essa attende ad ogni cosa e premia la pazienza.

La storia di Edipo e di una stirpe maledetta dagli dei. Mitologia

Drammaturgia e messa in voce di Gaetano Marino

“Cittadini di Tebe, guardate. Questo è Edipo, colui che fu nostro re. Egli sciolse l’enigma crudele della temibile Fenice, liberando la città dalla carestia e dal terrore. Tutti sappiamo quale fu il suo valore tra gli uomini, e anche per questo molti lo invidiarono. Ora guardate, o Tebani, a quale disperata vita lo ha condotto il destino, funesto, crudele e beffardo. Che nessuno giudichi mai felice un uomo, chiunque esso sia, prima che egli non abbia compiuto fino all’ultimo respiro il suo camino di vita e sofferto nel dolore.”

Alcione, la figlia del vento. Mitologia

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Eolo, il dio dei venti aveva una figlia che si chiamava Alcione; era una bella ragazza, quasi come era stato un bel ragazzo Giacinto. Anche lei, come Apollo, desiderava un mortale più di tutti gli dei messi insieme. Era un giovane marinaio di nome Ceice, e la fanciulla tanto fece finchè lo sposò. Un giorno Ceice partì per il mare, per andare a consultare l’oracolo di Apollo.
Nel viaggio di ritorno si scatenò una violenta tempesta, e la nave su cui si trovava l’amatissimo marito di Alcione affondò. […]


La bella Caterinella e Pim Pum Pam Fracasso. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una bel dì di Primavera, Pim Pum Pam Fracasso si presentò nel giardino di papà Berticchio Radicchio:
-Buon giorno, papà Berticchio Radicchio, scusate se un poco mi lenticchio.-
-Salute a voi, Pim Pum Pam Fracasso, fate e dite purché non sia un salasso.-
-Perdonate papà Berticchio Radicchio, vi vorrei domandare: che me la dareste vostra figlia Caterina, detta la Triglia, che tutti vogliono e nessuno se la piglia?
-Oh ma certo che sì, Pim Pum Pam Fracasso. Se mamma Pastora e Bastona, fratello Sborone del bosco, sorella Gorgonza Caciotta e la bella Caterinella saranno contenti, si può anche fare fuori dai denti.
-Ah, bene, benissimo, dunque. E, perdonate papà Berticchio Radicchio, ditemi, dov’è andata la mamma Pastora Bastona? […]

Dal grande Kaos al trono di Zeus – Dei e miti dall’antica Grecia – A cura di Gaetano Marino

Una storia della Mitologia adottata dalle sorelline Marta ed Emma

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Dal Kaos disordine, il nulla, alla nascita dell’universo, il cielo azzurro, Urano. Poi venne la terra Gea. I due si piacquero subito e si abbracciarono. Nel loro abbraccio diedero vita e forma ai primi figli, gli Ecatonchiri, dalle cinquanta teste e  cento braccia; poi vennero i Ciclopi, creature con un solo occhio: giganti e irascibili. Infine, al centro della terra si formò il Tartaro, l’inferno di fuoco. Ascolteremo le vicende terribili di Crono e il ferimento del padre Urano, la nascita segreta di Zeus, lo stomaco ingordo di Crono e il tradimento di Rea; con il solo scopo di salvare il figlio. Le straordinarie doti di Zeus, Ade, Poseidone, la guerra tra padre e figli, la maga Metide e i suoi intrugli. La nascita di Atena. Zeus finalmente sul trono.

Il vecchio usuraio fra le spine. Una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un ricco contadino aveva un garzone, di nome Crisponzio, a lavoro da ben tre anni. Il garzone era sempre stato un buon lavoratore e fedele, nonostante il contadino non gli avesse ancora dato un solo mese di salario. Quel povero ragazzo finalmente si stancò di faticare per per nulla e un bel giorno decise di recarsi dal padrone contadino e gli disse:
— Padrone, io vi ho servito bene per tutti questi anni e spero che prima o poi che mi darete quanto merito.
Il contadino che era uno furbo senza bontà, sapendo quanto fosse semplicione quel giovanotto, gli dette tre soldi.
— Tieni: – gli disse col tono e col gesto di chi avesse messo fuori un sacco di monete d’oro – uno per anno.
Il garzone Crisponzio credette d’avere in mano una bella somma e disse fra sé: — Ora, almeno, non avrò bisogno di lavorar tanto e potrò godermi un poco la vita anch’io. – Mise i tre soldi in un sacchetto e se ne andò a girare per monti e per valli, tutto contento.
Quand’ecco che […]

dai nove anni

La volpe e il riccio. Una fiaba da Archiloco. Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una volpe dal pelo rosso si appostò in agguato dietro un cespuglio. Aveva sentito un leggero movimento sottoterra. Qualcosa scricchiolava di sotto le sue zampe. Ma dopo qualche istante quel subbuglio smise all’improvviso. Forse la sua preda doveva avere sentito qualcosa, e per prudenza rimase ferma e immobile; il sospetto che ci fosse un grande pericolo fuori dalla tana le impediva persino di respirare. Ma la volpe dal pelo rosso, che è assai astuta e ne sa tante e forse di più, smise anche lei quasi di respirare, restò così immobile, fingendo d’essere morta e attese con grande pazienza. […]

[…] la volpe sa molte cose, di certo, ma il riccio ne sa una ancora più grande.

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La volpe e l’uva. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una volpe, furba e presuntuosetta. Capitò che un giorno, mentre gironzolava per i campi in cerca di cibo, si ritrovasse in una vigna. Era settembre inoltrato e la vigna era ben fornita di uva gonfia di sole e ben matura; pronta al taglio. La volpe s’addentrò ancora più nel bel mezzo della vigna proprio per non essere vista, e quando fu certa che nessuno la vedesse spiccò un grande salto per afferrare qualche grappolo di uva dolce. Ma, ahimé, quella vigna aveva i tralicci, da dove pendevano i grappoli d’uva, alti, troppo alti. Per un po’ l’animale provò ad afferrare i grappoli con qualche salterello. Ci riprovò saltando con più forza, spingendo sulle zampe con quanta più determinazione potesse, ma non c’era niente da fare.
“Calma, devo stare calma” si disse la volpe, “Non posso arrendermi, proprio ora, non sia mai che il mondo mi derida per un qualche chicco d’uva. Avanti riproviamoci!” Ma nonostante tutti gli sforzi che la volpe praticasse per cogliere quei grappoli che pendevano dai tralicci, non ci fu modo per raggiungerli. Finché, esausta, la volpe furba e presuntuosetta disse: – Ma sì, ma sì, pazienza, pazienza, si vede che non è ancora matura, e poi non mi va di sprecare fatica per un frutto acerbo”. E si allontanò mestamente e fischiettando.
Svilire ciò che non si è in grado di fare è tipico del borioso, a volte una sana umiltà aiuta a vivere meglio.

La volpe e il corvo. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un corvo aveva rubato un bel pezzo di carne, e se ne stava sul ramo più alto di un faggio.
Passò una volpe e vide quel magnifico pezzo di carne.
Si fermò sotto l’albero e disse: – Oh, come sei bello, signor corvo! Le tue piume sono nere come la notte buia lucidata dalla luna! E che coda superba che hai! Un vero fiore! Un vero campione di eleganza. E le ali imponenti! Ma chi… Ma chi dice che l’aquila abbia le ali più belle di tutti i volatili, non ha mai visto le tue, caro corvetto superbo d’ogni! Ma tu, accidentaccio, potresti essere il re degli uccelli… ma che dico, il re di tutti gli animali, se non ti mancasse…
Qui la volpe tacque, d’improvviso. Il corvo, lassù in cima al faggio, chinò il capo e guardò in basso impaziente. Avrebbe voluto chiedere che cosa gli mancasse per essere il re degli animali e di tutto, ma, avendo la carne nel becco, non poteva parlare.
La volpe sospirò e sospirò ancora e disse:

  • eh sì, potresti davvero essere il re degli animali, se solo potessi parlare, ma la voce ti manca, ti manca, carissimo corvetto! Che ingiusta cosa è a volte la natura di certi uccelli. Pazienza, dobbiamo accettare e guardare avanti.
    Il corvo si tormentava sul ramo, nervosissimo. Da sotto, la volpe seguitava a sospirare accarezzando l’erba con la sua grande coda.
    Alla fine il corvo aprì il becco e gracchiò:
  • Cra! Cra! Cra! Cra! Ma chi dice che mi manca la voce? Chi lo dice? Cra! Cra! Cra! E Cra!-
    E proprio in quel momento il gustosissimo e bel pezzo di carne si staccò dal becco del povero corvo e cadde giù.
    La volpe fu velocissima: addentò la carne caduta dal becco del corvo e si allontanò deridendo il corvo:
  • Ma sì masì, la voce tu ce l’hai, mio caro corvetto. Quel che però mi pare ti manchi per essere il re degli animali è il cervello! Stammi bene messer corvetto.

Non bisogna mai cedere alla vanità, anche se qualcuno ci riempie di lodi e complimenti, perché potrebbe non essere sincero e avere uno scopo malvagio.

La volpe con la pancia piena. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

L’inverno era ormai alle porte. Gli alberi non avevano più foglie e non offrivano più un riparo sicuro e i piccoli animali si erano già preparati ad affrontare il freddo. Una giovane volpe vagava solitaria in cerca di un po’ di cibo. Erano molti giorni che non mangiava. Le sue prede si erano rifugiate nelle proprie tane nutrendosi con le scorte di cibo raccolte durante l’estate, ed era impossibile stanarli. Così, il povero animale camminava sconsolato pensando che la fame era veramente una brutta nemica.
All’improvviso sentì un profumo delizioso che le stuzzicò le narici. La volpe si avvicinò al punto da cui proveniva il profumo e finalmente vide un enorme pezzo d’arrosto ben sistemato nell’incavo di una quercia. Sicuramente era il pranzo dimenticato da qualche pastore.
L’animale si introdusse nella cavità della quercia, riuscendo ad entrarvi seppure con molta fatica.
Quando fu all’interno della quercia poté divorare la carne in un boccone. Trascorsero alcuni minuti, e appena finito di mangiare l’arrosto, la volpe, decise di uscire dall’incavo della quercia. Ma appena tentò di uscire dal buco da cui era entrata, la povera bestia scoprì di non potercela fare, non ci passava proprio! La volpe aveva mangiato troppo, tanto che la sua pancia oramai era diventata spaventosamente grande, troppo grande. Spaventatissima si sforzò cosi tanto per uscire che alla fine rimase irreparabilmente incastrata nell’incavo della quercia, e piena di ferite!
Lo sfortunato animale iniziò a gridare finché una seconda volpe passando la vide e saputo quanto fosse accaduto disse: “E’ inutile strillare, amica mia. Avresti dovuto avere pazienza ed aspettare tranquilla all’interno della pianta fino a quando la tua pancia non fosse tornata come prima. Invece l’impulsività ti ha ridotto in questa condizione e ora dovrai comunque aspettare finché non smaltirai ciò che hai mangiato”. Così, la povera volpe rimase incastrata nella cavità per più di un giorno, rimpiangendo il calduccio che avrebbe trovato se avesse aspettato paziente all’interno della quercia.
La pazienza e il tempo sono degli ottimi alleati per affrontare le difficoltà.

La tartaruga e l’aquila. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una tartaruga pregava l’aquila perché le insegnasse a volare, e più questa cercava di dimostrarle che era contro natura, più quella, la tartaruga, insisteva nella sua richiesta. Allora l’aquila l’afferrò con i suoi artigli, la sollevò in alto, e poi la lasciò cadere. La tartaruga cadde su una roccia e si fracassò. e non vi dico l’aquila poi che ne fece, ma, ve lo potete immaginare.

L’astuto Odisseo e l’inganno di Nessuno contro il ciclope Polifemo. Mitologia

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

con il sostegno del Gruppo Acentro

Odisseo e i suoi uomini erano giunti nell’isola di Sicilia: il regno delle ninfe, e dei ciclopi.
Le Ninfe erano dolci immortali fanciulle, protettrici dei boschi, delle acque e della natura. La dea loro protettrice era Artemide, la regina della caccia e dei boschi. La natura delle Ninfe era la riservatezza, e nello stupore osservavano un grande silenzio.  I Ciclopi erano l’opposto. Erano giganti. Irascibili e terribili giganti: bruti, rozzi, spietati e primitivi.
Di quattro di loro si sapeva il nome: – Bronte – Sterope – Arge e… Polifemo che era il più grande, e il più mostruoso.
I ciclopi avevano un unico occhio in mezzo alla fronte dominato e sovrastato da un folto e irsuto sopracciglio. Tutti vivevano di allevamento di percore, e non amavano stare in comunità, tranne che con la stretta famiglia.

La rana e il bue. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

  • La rana osservava il bue vicino allo stagno. Era bello, imponente e forte.
  • Ah, se solo pure io fossi cosi.
  • Ma cosa sentono le mie orecchie, – disse un’ altra rana sporgendosi dalle canne dello stagno. – Non sai fare altro che sogni impossibili di grandezza, soprattutto per una rana.
    La rana, infatti, era così piccina che il bue manco riusciva a vederla. Ma lei, piccola ranocchietta, vedeva il bue, eccome, e molto molto bene: perciò lo ammirava nella sua imponenza, tanto che quasi crepava dall’invidia.
    Così, prese quanta più aria potesse e si gonfiò tanto, e chiese alle altre rane se adesso non era lei più grande del bue.
  • Ah ah ah, ma non ancora, ma quando mai! – risposero quelle.
    La rana, prese ancora più fiato e si gonfiò.
  • E adesso, chi è il più grande fra noi?
  • Il bue, – risposero le rane.
    Indignata, la rana si gonfiò ancora di più ancora di più ancora di più…
    -E adesso? – Il bue!
    E la rana gonfiò e gonfiò ancora! Finché: Buuuhhhhmmm. Scoppiò, in tanti pezzetti, che si sparsero dappertutto.
  • Avete visto, amiche mie, – disse indignata una delle altre rane, – non c’è modo di farsi più grandi di quel che già si è.

Bambolina. Una fiaba di Luigi Capuana. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un pescatore che vivacchiava alla meglio con il raccolto della sua pesca. Partiva in barca la sera, stava a pescare tutta la nottata, e la mattina dopo all’alba era di ritorno. Quando aveva fatto una buona retata, scorgendo da lontano la moglie che lo attendeva, ansiosa, alla spiaggia, le faceva segno di rallegrarsi, agitando per aria il berretto. Da parecchi mesi però il povero pescatore aveva una gran sfortuna; pareva che quasi tutti i pesci si fossero messi d’accordo per non farsi pescare da lui. I suoi compagni, invece, ne pigliavano tanti e poi tanti, che spesso dovevano rigettarli in mare, perché il troppo peso non facesse affondare le barche. Disperato un giorno disse alla moglie:
— Vendiamo barca, reti e ogni cosa; almeno tireremo innanzi un buon paio di settimane con quel po’ di danaro che ne caveremo. Se no, saremo ben presto morti di fame tu, io e Bambolina. […]

I tre garzoni, la signora elegante e l’oste. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Mariana Fiore, Lilli Fois, Filippo Marino, Marta Marino, Roberta Perra e Caterina Scalas.

Messa in voce di Mariana Fiore, Lilli Fois, Filippo Marino, Marta Marino, Roberta Perra e Caterina Scalas.

C’erano una volta tre poveri garzoni che non avevano lavoro. Un giorno si misero in viaggio per il mondo a cercar fortuna. Camminando e camminando, decisero di fermarsi in una città dove trovarono lavoro. Ma dopo un po’ il lavoro finì, e i tre garzoni si ritrovarono in povertà. Allora […]

Il sale, una fiaba di Hans Christian Andersen, messa in voce di Gaetano Marino

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In una bellissima città della Russia viveva un tempo un ricco mercante che aveva tre figlioli: Fedor, Vassilij e Ivan. I primi due erano abili e svelti negli affari, ma il minore non rivelava alcuna inclinazione per questo genere di attività, perciò il padre aveva ben poca stima di lui, e i fratelli ancor meno. Un giorno il vecchio mercante chiamò i due figli maggiori e disse: – E’ tempo che mi diate un aiuto e dimostriate che cosa sapete fare. Ho allestito per voi due navi cariche di mercanzie preziose: tappeti, pellicce. Essenza odorose, legni pregiati. Fate vela per qualche porto lontano e commerciate: vedrò, al vostro ritorno, che di voi due avrà saputo far fruttare meglio la sua ricchezza. Vi do un anno di tempo. […]00

La principessa incantata. Una favola di Ludwig Bechstein. Messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba donata al piccolo Adriano

C’era una volta un povero calzolaio che aveva due figlioli: il maggiore si chiamava Almerigo ed era cattivo e prepotente; l’altro si chiamava Giovanni e aveva un carattere buono e mite. Il padre, chissà perché, aveva scambiato la prepotenza di Almerigo per coraggio, mentre la la bontà di Giovanni gli sembrava soltanto stupidità. Perciò stimava moltisso Almerigo, mentre si vergognava di Giovanni. […]

La Reginotta. Una fiaba di Luigi Capuana

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un Re e una Regina che avevano una figliuola più bella della luna e del sole. Un giorno, dopo il pranzo, il Re disse alla Regina: – Maestà, guardate qui, tra i capelli. Sento qualche cosa che mi morde. La Regina osservò, e spostando i capelli con le dita, e trovò un pidocchio. Stava per schiacciarlo… – No – disse il Re. – Proviamo ad allevarlo. E misero il pidocchio in uno scatolino piccino piccino. Gli davano da mangiare ogni giorno, e quello cresceva e ingrassava. Presto dovettero levarlo via da lì perché s’era fatto tanto grosso che non ci stava più. Il Re, curioso di vedere fin dove sarebbe arrivato, lo trattava bene, e insieme alla Regina, andava tutti i giorni a fargli visita. […]

La MammaDraga. Una fiaba di Luigi Capuana

*** dai 9 anni in su

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Sì dentro, perché intanto, come d’incanto malefico, Costantina era stata intrappolata dentro la villa, subito si sentì un frastuono di chiavistello che serrava la porta.
Quella stregaccia era una MammaDraga terribile, che si nutriva di bambini e bambine.
Costantina sentì il cuore impazzire dalla paura e gridò:
— Anellino, aiutami tu!
— Uh! Uh! Che buon odore!
La Mammadraga la fiutava tutta, ma non poteva toccarla per via dell’anellino. Tanto che dalla rabbia si mordeva le labbra, sputando qualche dente marcio.
— Che ci hai addosso? Fammi vedere. Perché nascondi le mani?
Costantina, tutta tremante, le mostrò le mani.
— Oh, che brutto anello! È di rame. Te ne darò uno d’oro.
— Questo mi piace e mi basta.
La Mammadraga le voltò le spalle e la lasciò sola.
Dentro quella villa s’apriva una spleonca che pareva una grotta immensa. Le pareti apparvero affumicate e un puzzo di carne bruciata inondava di marcio l’aria. Sulle seggiole stavano gatti neri che facevano le fusa, e per terra rospi untuosi che saltellavano; e sui massi sporgenti, gufi appollaiati con gli occhioni luccicanti, la testa che girava di continuo, e il becco insanguinato.

NonSò. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un Principe che ritornando dalla caccia vide nella polvere, sul margine della via, un bimbo di forse otto anni che dormiva tranquillo. Scese da cavallo, lo svegliò:
— Che fai qui piccolino?
— Non so — rispose quegli, fissandolo senza timidezza.
— E tuo padre?
— Non so.
— E tua madre?
— Non so.
— Di dove sei?
— Non so.
Quel è il tuo nome?
— Non so.
Preso il bimbo in groppa, il Principe lo portò al suo castello e lo consegnò alla servitù, perché ne avesse cura.
E gli fu dato il nome Nonsò. […]

Illustrazione di Cristiana Cocco

L’anello magico. Una fiaba messa in voce da Gaetano Marino

* dai sette anni in su

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un fantastico regno che si chiamava Regno di Fantasica. Esso aveva un Re e una Regina, come quasi tutti i regni, ed erano felici. I due sovrani avevano però una sola e bellissima figlia che si chiamava Lucilla, alla quale volevano un gran bene, proprio quanto solo un papà e una mamma possono volerne. Il Re di Francia mandò ambasciatori per domandare in sposa la principessa Lucilla. Il Re e la Regina di Fantasica, che non sapevano staccarsi dalla figliola, risposero: – Ci dispiace dover dire di no, perché Ella, la principina Lucillina, è ancora una bambina. Un anno dopo fu la volta del Re di Spagna a chiedere la mano della principessa. Ma il re e la regina di Fantasica si scusarono allo stesso modo: – Ci dispiace dover dire di no, perché Ella, la principina Lucillina, è ancora una bambina. Ma i due regnanti se l’ebbero a male. Si misero d’accordo, e chiamarono un Mago: – Ehi, mago maghetto magone, devi farci un incanto malefico per la figlia del Re, il peggiore e malefico che ci sia. […]

La bambina e la serpe. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Un’orfanella sedeva presso al muro di cinta e filava, quando vide una serpe sbucare da una fessura ai piedi del muro. Stese subito accanto a sé il suo scialletto di seta azzurra; piace tanto alle serpi e non vanno che su quello. Appena la serpe lo vide, tornò indietro,
ricomparve, portò una piccola coroncina d’oro, la mise sullo scialletto e se ne andò. […]

Nevina e Fior d’Aprile, una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento di Cristiana Cocco

[…] Lassù, nel candore perpetuo, abbagliante, inaccessibile agli uomini, il Re Gennaio preparava la neve con una chimica nota a lui solo; Nevina la modellava su piccole forme tolte dagli astri e dagli edelweiss, poi, quando la cornucopia era piena, la vuotava secondo il comando del padre ai quattro punti dell’orizzonte. E la neve si diffondeva sul mondo.
Nevina era pallida e diafana, bella come le dee che non sono più: le sue chiome erano appena bionde, d’un biondo imitato dalla Stella Polare, il suo volto, le sue mani avevano il candore della neve non ancora caduta, l’occhio era cerulo come l’azzurro dei ghiacciai.
Nevina era triste. […]

illustrazione di Cristiana Cocco

I Messaggeri della Signora Vestita di Nero. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Adattamento di Gaetano Marino

[…] Ma il Gigante si rifiutò. Subito nacque una lotta durissima tra il Gigante e la signora Morte. Fu una lotta che durò parecchio. Il gigante rimase stupito dalla forza di quella donnetta, come lui aveva chiamato. La signora morte non si muoveva per niente, bastavano le sue vesti a sferrare schiaffi e frustate, più forti che fossero pugni e calci, contro il malcapitato gigante. Ma alla fine, non si sa come, né perché, il gigante, forse colto di disperazione, tirò un colpo fortunato, e diede un pugno forte sulla testa della signora Morte, tanto che stramazzò a terra. […]

Llorona, la donna che piange. Leggenda dal Messico. Messa in voce di Gaetano Marino

Scritto da Gaetano Marino

Molto tempo fa la dea Cihuacoatl, conosciuta come la donna serpente protettrice della stirpe degli Atzechi, un’antica civiltà messicana, verso sera scendeva fra gli uomini dei villaggi con l’aspetto di una bellissima donna vestita di bianco lino e grandi veli di seta. In quelle sere ricche di mistero, tutti i villaggi sentivano la dea piangere e gridare al suo popolo: “Oh figli miei, presto si avvicina la vostra distruzione, dove potrò condurvi in salvo?”. […]

Il povero ragazzo nella fossa della dolce morte. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

C’era una volta un pastorello povero, che era orfano di padre e madre. La legge lo affidò ad un uomo ricco, perché lo sfamasse e lo educasse. Ma l’uomo ricco e sua moglie erano cattivi assai e, seppure fossero ricchissimi, erano pieni di livore contro chiunque, e soprattutto, avari. Al povero ragazzo affidato dalla legge, davano poco da mangiare, e come se non bastasse lo riempivano di botte.
Un giorno il ragazzo doveva custodire uan gallina e i suoi pulcini. Ma la gallina se ne andò d’improvviso con i suoi pulcini per un sentiero sconosciuto, e scomparve. In quell’istante piombò dal cielo una falco, la rapì con i suoi artigli e se la portò in alto, nel suo nido. […]

Comincia a nevicare, un racconto di Grazia Deledda

La tua donazione ci aiuterà a raccontare nuove storie, nuove avventure, che potranno restare libere e gratuite.

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e per parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.

La tua donazione ci aiuterà a raccontare nuove storie, nuove avventure, che potranno restare libere e gratuite.

Il pesce d’oro, il povero pescatore e il dono dei figli dorati. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

C’era una volta un pover’uomo e una povera donna, che possedevano soltanto una capannina, e vivevano miseramente di pesca. Ma un giorno, che l’uomo stava presso l’acqua e tirava su la rete, gli capitò di trovare impigliato un pesce tutto d’oro.
Mentre l’osservava meravigliato, il pesce d’oro si mise a parlare:
— Senti, pescatore, se mi rimetti in acqua, trasformo la tua misera capannina in un castello bello assai.
Rispose il povero pescatore: – Ma a che mi può servire un castello, se non ho niente da mangiare?
Il pesce d’oro rispose: — Penserò anche a questo, stai tranquillo […]

La camicia della trisavola. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un orfano detto Prataiolo, tardo e trasognato, tenuto da tutti per un mentecatto. Prataiolo mendicava di porta in porta ed era accolto benevolmente dalle massaie e dalle fantesche, perché tagliava il legno, attingeva al pozzo; e quelle lo compensavano con una ciotola di minestra. Ma quando Prataiolo compì i diciott’anni, il vicinato cominciò ad accoglierlo meno bene ed a rimproverargli il suo ozioso vagabondare.
Tanto che egli decise di lasciare il paese e di mettersi per il mondo alla ventura.
Andò a salutare la sua sorella di latte, Ciclamina, e questa gli disse:
— Voglio darti una piccola cosa, per mio ricordo. Non sono ricca e non posso fare gran che. Aggiungerò al tuo fardello una logora camicia della mia trisavola, che era negromante. Prataiolo non poté nascondere un sorriso di delusione.

Il dono di Natale, un racconto di Grazia Deledda. Messa in voce di Gaetano Marino

Un racconto adottato da Cinzia Fiore e Giorgio Scanu

Cinzia Fiore e Giorgio Scanu, sono i Genitori Adottivi del racconto Il dono di Natale, di Grazia Deledda

adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

– Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e per parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.

Perseo e il mostro Medusa. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] E sfidò Perseo a superare la prova più difficile che si potesse immaginare. «Ti sfido a portarmi la testa di Medusa» disse al giovane. Un tempo Medusa era stata una ragazza molto bella, ma tanto superba da raccontare in giro che nemmeno le dee dell’Olimpo erano belle come lei. Gli dèi l’avevano sentita e per punirla l’avevano trasformata in una Gorgone, un mostro con serpenti al posto dei capelli e uno sguardo mortale: chi la guardava diventava di pietra. Perseo cadde nella trappola del re: «Parto subito!» gridò. […]


con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

*** ADOTTA ANCHE TU UNA STORIA ORFANELLA

La fiaccola dei desideri. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un vecchio contadino che viveva in una povera capanna. Questo contadino aveva un figliuolo malaticcio, gobbo, distorto; e per colmo d’ironia questo figliuolo si chiamava Fortunato. Sui diciott’anni Fortunato decise di lasciare la capanna paterna e di mettersi alla ventura.
Salutò il padre, che lo benedì piangendo; si fabbricò un paio nuovissimo di grucce scolpite e prese la via di levante, attraversò monti e pianure, patì la fame e la sete, in attesa sempre della fortuna. E la fortuna non veniva. […]

illustrazione di Cristiana Cocco

Il vecchio Moisè e quella notte di Natale, un racconto di Grazia Deledda. Messa in voce di Gaetano Marino

Quand’ero ragazzetta, avevamo in casa nostra un vecchio servo della Barbagia chiamato Moisè. Era il suo vero nome? Non credo; forse era un soprannome, perché realmente il vecchio rassomigliava al profeta Mosé, alto e bruno in viso com’era e con una lunga barba a riccioli; o piuttosto perché fra le altre cose egli sapeva fare certi scongiuri contro il malocchio, contro le malattie del bestiame, contro le formiche che rapiscono il grano dall’aia, contro i bruchi, le cavallette e i vermi, contro le aquile per impedir loro di rapire i porcellini, gli agnelli ed anche i bambini; e in quasi tutti questi scongiuri c’era un’invocazione a Mosé. […]

Il bizzarro violinista. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Carla Orrù

Traduzione e messa in voce di Carla Orrù

C’era una volta un bizzarro violinista, che se ne andava tutto solo per un bosco pensando e ripensando; e quando i suoi pensieri ebbero fine, disse fra sé: “Qui nel bosco il tempo non passa mai, voglio trovare un buon compagno.” Si tolse il violino di dosso, e cominciò a suonare così che il suono echeggiò anche tra gli alberi. Poco dopo, ecco un lupo avvicinarsi velocemente attraverso la boscaglia. “Oh, no, arriva un lupo! Quello non lo voglio proprio,” disse il violinista. […]

Gli Argonauti, storia di eroi e ardite imprese, in viaggio verso la conquista del Vello d’Oro. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Gli Argonauti furono i compagni del comandante Giasone, che sotto i suoi ordini partirono per un lungo e avventuroso viaggio, tra i più conosciuti e narrati dalla mitologia greca.
Erano tutti eroi. Giasone era un principe, figlio del re di Iolco, Esolo, e discendete della stirpe di Eolo. Diversi cantori hanno raccontato e tramandato le grandi gesta di Giasone e dei suoi compagni, ciascuno a modo suo, ovviamente, secondo le epoche differenti in cui è vissuto. Due sono comunque i cantori poeti che hanno narrato con grande passione il viaggio degli Argonauti. Si chiamavano Apollonio Rodio e Apollodoro. Cercheremo qui di raccontare, cogliendo un po’ da uno e un po’ dall’altro cantore, le avventure eroiche di questa straordinaria impresa, unendo i fatti in un solo viaggio. […]

La trebbia venuta da lassù. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Messa in voce di Lilli Fois

C’era una volta un contadino che andava ad arare il suo campo con un paio di buoi.
Quando arrivò nel campo, mentre i buoi tiravano l’aratro di ginepro, e con grossa fatica, per solcare il campo, d’improvviso le corna dei due animali cominciarono a crescere; e cresci e cresci e cresci, crebbero così tanto quelle corna, che quando il contadino tornò a casa non poté far entrare i buoi nella stalla; dato che le loro corna erano cresciute troppo da non poter varcare il portone della casa. […]

La leggenda dei sei compagni. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un vecchio signore, senza più fortuna, che aveva tre figli. Il primogenito disse un giorno al padre:
— Voglio mettermi per il mondo, alla ventura.
— Sia come tu vuoi — disse il padre, — ma non posso darti più di dieci scudi.
— È poco, ma farò che mi bastino.
Desiderio prese i dieci scudi e partì.
Giunto in città vide un uomo che gridava per le vie un bando del re. Il re cercava chi sapesse costruirgli una nave che andasse per mare e per terra. Ricompensa: la mano della principessa.
— Voglio tentare — disse Desiderio, e si propose al banditore.
Fu condotto alla reggia e all’indomani gli fu data un’accetta per abbattere il legno necessario all’impresa.
Lavorò tutto il mattino, e a mezzodì sedette all’ombra d’un vecchio castagno, per mangiare il suo tozzo di pane.
Una gazza lo guardava curiosa, scendendo di ramo in ramo. Ella diceva nel suo roco cicaleccio:
— Un briciolo anche a me! Un briciolo anche a me! […]

Fratellino e Sorellina, una fiaba dei Fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba adottata dai due piccoli Marta e Filippo

I piccoli Marta e Filippo, in qualità di Genitore Adottivo, presentano

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Marta e Filippo, in qualità di Genitore Adottivo, hanno scelto Fratellino e Sorellina, una fiaba dei fratelli Grimm

adotta anche tu una storia orfanella

Pidocchietto, Pulcetta e i loro amici. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

Era un freddo e terribile inverno.
Un pidocchio, detto pidocchietto, e una pulce, detta pulcetta, erano amici assai e vivevano insieme. E insieme facevano la senape in un guscio di noce.
Ma quel giorno, non si sa perché né come andò, fatto fu che Pidocchietto cascò dentro il guscio di noce mentre la senape stava a cuocere, e si bruciò assai.
Allora Pulcetta si mise a piangere forte, tanto che pareva una fontana impazzita.
D’improvviso s’aprì la porta di casa che disse:

  • Pulcetta, ma perché‚ piangi?
    – E perché non dovrei piangere? Pidocchietto s’è scottato!
  • Oh poveretto.
    Disse la porta, che si mise a cigolare forte per il gran dolore. […]

Eva e i suoi figli. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

Messa in voce di Caterina Scalas

Venne il tempo in cui Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso terrestre per aver disubbidito al Signore Dio. I due dovettero allora costruirsi una casa su una terra arida e sterile, e dovettero pure mangiare il pane col sudore della fatica e del dolore.
Adamo arava e tentava di seminare il campo ed Eva filava la lana, oltre ad accudire la casa.
Ogni anno Eva, con lo sofferenza e nei dolori, metteva al mondo un figlio, ma i figli erano diversi tra loro, troppo diversi. Alcuni erano belli, altri erano brutti.
Dopo un bel po’ di tempo, il Signore Dio inviò un angelo ai due coniugi, per far loro sapere che Egli voleva andare a far visita e per vedere la loro casa. […]

Barbablù, una fiaba di Charles Perrault. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un uomo che aveva case bellissime in città e in campagna, vasellame d’oro e d’argento, suppellettili ricamate e berline tutte d’oro; ma, per sua disgrazia, quest’uomo aveva la barba blu e ciò lo rendeva così brutto e spaventoso che non c’era ragazza o maritata la quale, vedendolo, non fuggisse per la paura. Una sua vicina, dama molto distinta, aveva due figliole belle come il sole. Egli ne chiese una in matrimonio, lasciando alla madre la scelta di quella che avesse voluto dargli. Ma nessuna delle due ne voleva sapere, e se lo rimandavano l’una all’altra, non potendo risolversi a sposare un uomo il quale avesse la barba blu. Un’altra cosa poi a loro non andava proprio a genio: era ch’egli aveva già sposato parecchie donne, e nessuno sapeva che fine avessero fatto.

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

*** ADOTTA ANCHE TU UNA STORIA ORFANELLA

Prezzemolina, una fiaba di Giambattista Basile. Messa in voce di Gaetano Marino

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’erano una volta due sposi che abitavano in una bella casetta. Da una finestra si vedeva un orto circondato da un alto muricciolo. Nessuno vi aveva mai messo piede perché apparteneva a un’orca molto cattiva.
Un giorno la moglie, che aspettava un bambino, guardando in quel pezzo di terra, scorse una bellissima aiuola seminata a prezzemolo. Vederlo e provarne un immediato desiderio fu tutt’uno. Aspettò la penombra della sera e furtivamente si calò nell’orto, colse una grande manciata di prezzemolo e scappò via. L’indomani fece lo stesso. Mangia oggi e mangia domani l’orca, che era golosissima di prezzemolo, si accorse che qualcuno ne stava portando via ogni giorno una bella quantità…

Il vecchio Trink e Trank e la principessa signora Margonne. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Messa in voce di Lilli Fois

C’era una volta un re, che aveva una figlia a cui voleva molto bene. Questo re aveva fatto costruire un monte di vetro, promettendo che che avrebbe dato sua figlia in sposa a chi fosse riuscito ad attraversarlo, senza minimo cadere. C’era un giovane ragazzo che era innamorato della principessa e domandò al re se potesse averla lui in sposa.
— Sì! — disse il re: – se attraverserete il monte senza cadere, l’avrete.
Allora la principessa, che già amava il coraggioso ragazzo, disse che voleva anche lei attraversare il monte, insieme con il suo amato, così da poterlo aiutare, semmai dovesse cadere. Il re suo padre diede il suo permesso. […]

La piccola onda. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

Messa in voce di Caterina Scalas

Fratellino e sorellina stavano fuori nel giardino. Il giorno splendeva con la sua primavera, mentre i due bambini giocavano accanto a una fontana. Giocando giocando scivolarono e caddero dentro la fontana. Là, sotto l’acqua c’era pronta una piccola onda, che disse: – Oh, bene bene, ora che voi siete nelle mie mani, vi porterò con me e vi toccherà lavorare duramente e tanto. La piccola onda avvolse i due bambini dentro due ali d’acqua, li immobilizzò con la schiuma e se li portò via, giù giù, in fondo.
Alla Bimba diede da filare del brutto lino aggrovigliato e arruffato, costringendola a portare acqua in una botte piena di fori; il Bambino invece doveva abbattere un albero con una scure che aveva perso il filo del taglio. I due fratellini ricevevano da mangiare gnocchi duri come sassi. […]

Le due fate, una fiaba di Charles Perrault. Messa in voce di Gaetano Marino

Traduzione di Carlo Collodi. Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una mamma vedova che aveva due figliuole.
La maggiore, che si chiamava Cecilia, era la sua figlia naturale. La fanciulla le somigliava in tutto e chi vedeva lei, vedeva sua madre, tale e quale. Tutte e due erano antipatiche e così gonfie di superbia, che nessuno le voleva avvicinare. Viverci insieme poi, era impossibile.
La più giovane invece, che si chiamava Francesca, era la sua figliastra, a cui era purtroppo morto il babbo, ed era dolce, bella e buona di cuore
E naturalmente, poiché ogni simile ama il suo simile, quella matrigna maligna andava pazza per la figliuola sua; mentre per quell’altra figliastra un’avversione e una ripugnanza spaventevole. La faceva mangiare in cucina, e tutte le fatiche e i servizi di casa toccavano a lei.

Il mago cattivo, detto Mago Malo, e lo strano uccelletto. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Roberta Perra

Messa in voce di Roberta Perra

C’era una volta un mago assai cattivo, che si chiamava Mago Malo. Egli, sotto le vesti di un povero straccione, andava a chiedere l’elemosina di villaggio in villaggio, dove rubava pure le belle figliuole.
Nessuno però sapeva che fine facessero, perché esse non tornavano più a casa.
Un giorno il finto povero straccione, Mago Malo, bussò alla porta di un uomo che aveva tre belle figliuole. Aveva proprio l’aria di un poverello malconcio, e portava sulla schiena una cesta a forma di cono. Chiese l’elemosina di un tozzo di pane, e quando la maggiore delle figlie uscì di casa, là, proprio sulla porta, il finto povero la toccò appena nelle mani, e la bella fanciulla fu costretta a saltare nella cesta. […]

Lo spirito nella bottiglia, una fiaba dei fratelli Grimm

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un povero taglialegna che lavorava dal mattino fino a notte tarda. Quand’ebbe finalmente messo da parte un po’ di denaro, disse a suo figlio: “Sei il mio unico figlio: il denaro che ho guadagnato con il sudore voglio impiegarlo per la tua istruzione; se tu imparerai qualcosa, potrai mantenermi da vecchio, quando le mie membra si saranno indurite e dovrò starmene a casa.” Così il giovane andò alla Grande scuola e studiò assiduamente, tanto da meritarsi le lodi dei maestri, e rimase là per qualche tempo. Aveva già frequentato un paio di corsi, ma non si era ancora perfezionato in tutto, che già quel poco denaro guadagnato dal padre era sfumato, ed egli dovette fare ritorno a casa. “Ah!” disse il padre tristemente, “non ho più nulla da darti, e in tempi così difficili non posso neanche guadagnare un centesimo in più del pane quotidiano.” […]

La danza degli gnomi. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

Quando l’alba si levava,
si levava in sulla sera,
quando il passero parlava
c’era, allora, c’era… c’era…
… una vedova maritata ad un vedovo.
E il vedovo aveva una figlia della sua prima moglie e la vedova aveva una figlia del suo primo marito.
La figlia del vedovo si chiamava Serena, la figlia della vedova si chiamava Gordiana.
La matrigna odiava Serena ch’era bella e buona e concedeva ogni cosa a Gordiana, brutta e perversa.
La famiglia abitava un castello principesco, a tre miglia dal villaggio, e la strada attraversava un crocevia, tra i faggi millenari di un bosco.
Nelle notti di plenilunio i piccoli gnomi vi danzavano in tondo e facevano beffe terribili ai viaggiatori notturni. […]

I tre talismani. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Messa in voce di Cristiana Cocco

C’era un vecchio contadino che aveva tre figliuoli. Quando sentì vicina l’ora della morte li chiamò attorno al letto per l’estremo saluto.
— Figliuoli miei, io non son ricco, ma ho serbato per ciascuno di voi un talismano prezioso. A te, Cassandrino, che sei poeta e il più miserabile, lascio questa borsa logora: ogni volta che v’introdurrai la mano troverai cento scudi. A te, Sansonetto, che sei contadino e avrai da sfamare molti uomini, lascio questa tovaglia sgualcita: ti basterà distenderla in terra o sulla tavola, perché compaiano tante portate per quante persone tu voglia. A te, Oddo, che sei mercante e devi di continuo viaggiare, lascio questo mantello: ti basterà metterlo sulle spalle e reggerlo alle cocche delle estremità, con le braccia tese, per diventare invisibile e farti trasportare all’istante dove tu voglia. […]

Illustrazione di Cristiana Cocco

La cavallina del negromante. Una fiaba di Guido Gozzano. Messa in voce di Cristiana Cocco

Adattamento e messa in voce di Cristiana Cocco

C’era una volta un pover’uomo rimasto vedovo, con un figlio chiamato Candido; egli possedeva per tutta fortuna un campicello e tre buoi. Candido, che era un bimbo sveglio e intelligente, giunti agli otto anni disse al padre:
— Vorrei andare a scuola…
— Non ho danaro sufficiente, figlio mio!
— Vendete uno dei buoi.
Il padre restò pensoso, poi si decise. Alla fiera seguente vendette uno dei buoi e col danaro ricavato mandò Candido alla scuola.
Candido imparava rapidamente e i maestri erano sbigottiti della sua intelligenza.
Quando seppe leggere e scrivere, decise di mettersi pel mondo alla ventura. Si vestì d’un abito nero da un lato, bianco dall’altro e si mise in cammino. […]

Un’illustrazione di Cristiana Cocco

La vecchia nel bosco, una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una povera servetta che attraversava un gran bosco con i suoi padroni. Quando vi si trovarono in mezzo, dal fitto della boscaglia sbucarono dei briganti e uccisero tutti quelli che trovarono. Così perirono tutti quanti, meno la fanciulla, che era saltata fuori dalla carrozza e si era nascosta dietro un albero. Quando i briganti se ne furono andati con il bottino, ella si avvicinò e vide quella grande sventura. Allora si mise a piangere amaramente e disse: “Misera me, che farò mai? Non so come fare a uscire dal bosco, qui non ci sono case, e io morirò certo di fame!.” Andò qua e là cercando una via, ma non riuscì a trovarla.

con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

Atena, la dea guerriera. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] Nello stesso modo, Atena aiutò Odisseo a ritornare ad Itaca. Nell’Odissea, la sua azione fu sempre presente, e lei intervenne con metamorfosi e parole, sotto la forma di diversi mortali, per portare aiuto all’eroe. Inviò anche sogni e presagi, per esempio a Nausicaa, la figlia prediletta di Alcinoo, re del popolo dei Feaci, per suggerirle di andare a lavare i panni un certo giorno in cui lei sapeva che Odisseo sarebbe dovuto approdare nell’isola dei Feaci. Per quell’occasione dotò il suo protetto di una bellezza soprannaturale, proprio per commuovere la giovane in quell’incontro, che doveva procurare ad Odisseo una nave per tornare in patria.[…]

Il bambino e la serpe. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

Messa in voce di Roberta Perra

C’era una volta un bambino, e la mamma gli dava ogni giorno per merenda una scodellina di latte e pane buffetto, e con quella il bimbo andava a sedersi in cortile. Ma quando si metteva a mangiare, da una fessura del muro sbucava fuori la serpe della casa, ficcava la testina nel latte e mangiava con lui. Il bimbo ne era felice; e quand’era là con la sua scodellina e la serpe non arrivava subito, egli la chiamava:
— Vieni in fretta, serpicina, vieni, cara bestiolina, la tua briciola c’è ancora e il mio latte ti ristora!

La sogliola. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

messa in voce da Caterina Scalas

[…] Si misero tutti in fila lungo la riva, il luccio diede il segno con la coda e partirono tutti insieme. Il luccio schizzò via come una freccia, e con lui l’aringa, il ghiozzo, il pesce persico, il carpione e, comunque si chiamino, tutti quanti. Anche la sogliola nuotava con loro e sperava di giungere alla meta. […]

La pulce e il bue. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno una pulce appariva assai poco vivace. Di solito non era così, ma quel giorno le alucce pareva non avessero nessuna voglia di mettersi in volo, così come le zampette parevano legate, restavano immobili e non ne volevano sentire di saltellare, come spesso facevano. Era graziosa la pulce, di solito nervosa, ma quella mattina non ci fu modo perché si ravvivasse. La noia oramai dominava i suoi pensieri. Decise così, la pulce, di andar alla fattoria, a far visita al suo amico il bue.
Il grande animale pascolava quieto nel campo ricco di germogli ed erba fresca, ogni tanto aizzava la coda e scuoteva i suoi fianchi nel tentativo di scacciare qualche fastidiosissimo insetto
La pulce, agilmente, raggiunse il suo animale amico. Con formidabili giravolte l’animaletto andò a posarsi davanti a lui. “Salute a te” Gridò con una vocina stridula. “Oh, salute a te”. Rispose cortesemente il bue accostando il suo grosso muso al corpicino dell’insetto. “Sai”, disse la pulce “avevo voglia di parlare con qualche amico”
“Volentieri amica pulce, e di cosa desideri parlare?” Chiese il bue. “Non so…, ecco, per esempio, narrami un po’ del tuo lavoro “
“Io lavoro per il mio padrone uomo svolgo faticosi compiti. Il mio padrone é un contadino e per lui tiro l’aratro, obbedisco a ogni suo volere”. Spiegò il bue. “Che strano!” disse la pulce “Io piuttosto non prendo ordini da nessuno e mi riposo quando lo desidero. L’unica cosa a cui devo fare attenzione è di non essere schiacciata alle mani di qualcuno. Ma tu che ci guadagni da tanta fatica?” Il bue, con un po’ di commozione, disse: “Ecco vedi, quelle mani di cui tu hai paura, si tramutano per me in carezze”. Mentre il bue parlava qualche lacrima gli calava dal muso. “L’uomo apprezza il lavoro che svolgo per lui e mi ripaga con tanto affetto.” La pulce, sorpresa dal piangere improvviso del suo amico bue, si allontanò con discrezione, riflettendo a quanto avesse sentito.

Eh sì. A volte è assai arduo capire come per certi uomini l’affetto possa essere il miglior dono per il proprio lavoro.

La pelle dell’orso. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Da qualche giorno un orso feroce si faceva vedere nel bosco. Era così spaventoso che tutti coloro a cui capitava la disgrazia d’incontrarlo fuggivano atterriti al villaggio, e si chiudevano in casa.
Ormai per le strade e nelle taverne non si parlava che dell’orso, di quanto fosse feroce e senza pietà, si faceva la conta persino di quante pecore avrebbe potuto sbranare in un agguato.
Due amici cacciatori, che si vantavano di aver ucciso leoni e pantere, decisero che era arrivato il momento di dimostrare a tutti il loro coraggio. Annunziarono l’intenzione di uccidere l’animale. Erano così sicuri di ammazzarlo al primo incontro che si recarono da un pellicciaio loro amico e gli dissero:
-Quanto ci dai per la pelle dell’orso?
-Vi do tanto e tanto.
-Bene! E’ meglio che tu ci paghi subito, perché noi entro questa sera ti porteremo la pelliccia dell’ animale. Detto fatto, il pellicciaio comperò la pelle dell’orso e i due cacciatori andarono a prendere fucili e coltelli e poi s’avviarono verso il bosco. Man mano che s’inoltravano tra gli alberi, però,
i due amici cominciarono a sentire la paura. E quando, d’improvviso si trovarono di fronte all’orribile orso, furono presi da un tale terrore che abbandonarono le armi e cercarono di mettersi in salvo.
Uno s’arrampicò su di un albero; l’altro, non sapendo che fare, si buttò per terra e si finse morto.
L’orso, che era meno feroce di quanto sembrasse, gli si avvicinò, lo fiutò, lo rovesciò con una zampa, lo fiutò ancora a lungo sulla testa, poi, si allontanò. Allora, scampato il pericolo, il cacciatore che era sull’albero scese e disse tutto agitato al compagno:
-Sei stato bravissimo a cacciar via l’orso! Ma senti: ho visto che ti ha parlato a lungo all’orecchio. Che ti ha detto?


-Mi ha detto che non bisogna mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato.

La lepre e la tartaruga. Una favola di Esopo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Da sempre quella lepre derideva la povera tranquilla tartaruga.

  • Mamma mia quanto sei lenta! Come sei lenta! Guarda me e stupisci: con un solo salto vado così lontano che ti ci vorrebbero due giorni per raggiungermi!
    E ogni giorno la stessa storia, sempre a ripetere alla tartaruga che lei, la lepre, era più veloce. Un giorno la tartaruga si stufò e disse alla lepre:
  • Cara mia signorina lepre, sappi che non sempre il più veloce arriva per primo.
  • Come? Ah ah a ah…- Vorresti forse insinuare che se facessimo una gara arriveresti prima tu?
  • Voglio dire soltanto quel che ho detto.
  • Ah sì? Bene, allora ti lancio una sfida. Facciamo una gara e vediamo chi arriva primo. Che ne dici?
    La tartaruga accettò la scommessa, in cuor suo non sapeva nemmeno perché avesse aderito, ma oramai la sfida era lanciata.
    E partirono. Come fosse un fulmine la lepre era già lontana. Poi, durante la corsa, si fermò:
  • Ma che gusto c’ho a correre così? C’è tempo per me, è chiaro che vincerò, ma voglio aspettare la tartaruga.
    La lepre sedette sotto un cespuglio e attese la tartaruga. Passò un bel po’ di tempo, finché, vinta dal sonno, la lepre si addormentò. Mentre dormiva, la tartaruga transitò, e vide la lepre addormentata sul prato, ma non volle svegliarla e proseguì per la sua strada. Dopo un poco, la lepre fu svegiata dalle grida di giubilo che giungevano dal traguardo. Si ricordò della gara, si alzò e corse corse corse a perdifiato verso il traguardo. Ma la tartaruga era già arrivata e salutata come gran vincitore da tutti gli animali.
  • Tu sei molto più veloce di me, – disse la tartaruga alla lepre, – ma non basta, a quanto pare, non sempre il più veloce arriva per primo.

Spesso sono l’impegno e la costanza a vincere contro quelle doti che, seppure superiori, vengono trascurate.

Il Giramondo. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Lilli Fois

Messa in voce di Lilli Fois

C’era una volta una povera donna, che aveva un figlio; questo figlio aveva tanta voglia di girare il mondo e la madre gli disse: — Come farai? Noi non abbiamo denaro, che tu possa portare con te —. Disse il figlio: — Me la caverò. Dirò sempre: «Non molto, non molto, non molto ».
Girò il mondo per qualche tempo e diceva sempre: — Non molto; non molto, non molto —. Trovò un gruppo di pescatori e disse: – Dio vi assista! non molto; non molto, non molto! Perché dici «non molto », mascalzone? — E quando tirarono le reti, non ci avevano preso molto pesce. Allora lo bastonarono e dissero: — Non hai
mai visto come si fa a trebbiare? — Cosa devo dire allora? — domandò il ragazzo. — Devi dire: « Piglia tanto! piglia tanto! » […]

Le briciole sulla tavola. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Caterina Scalas

Messa in voce di Caterina Scalas

Una volta il gallo disse alle sue gallinelle:
— Venite, andiamo nella stanza di sopra a beccare le briciole sulla tavola: la nostra padrona è uscita per fare una visita.
Dissero le gallinelle:
— No, no, noi non veniamo: la padrona va in collera con noi —.
Disse il gallo: — Non ne sa nulla, venite pure; non ci dà mai niente di buono. […]