Perseo e il mostro Medusa. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Perseo e il mostro Medusa. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino
Mitologia

 
 
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con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

 

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] E sfidò Perseo a superare la prova più difficile che si potesse immaginare. «Ti sfido a portarmi la testa di Medusa» disse al giovane. Un tempo Medusa era stata una ragazza molto bella, ma tanto superba da raccontare in giro che nemmeno le dee dell’Olimpo erano belle come lei. Gli dèi l’avevano sentita e per punirla l’avevano trasformata in una Gorgone, un mostro con serpenti al posto dei capelli e uno sguardo mortale: chi la guardava diventava di pietra. Perseo cadde nella trappola del re: «Parto subito!» gridò. […]


con il sostegno di: Gruppo ACENTRO

*** ADOTTA ANCHE TU UNA STORIA ORFANELLA

Le parole magiche. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte

Le parole magiche. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte
Fiabe

 
 
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Traduzione e messa in voce di Tonino Mesina

Ascolta la versione originale in Limba Nuorese

Elias aveva quasi sei anni, ma non era allegro come gli altri bambini, era sempre triste, la sua sorellina era molto malata, e il dottore non riusciva guarirla. Elias aveva sentito dire che nel monte vicino al paese cresceva un’erba che poteva guarire tutte le malattie: si chiamava Erba del Sole e cresceva nelle rocce della punta più alta del monte. […]

Sas paragulas mazicas. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte, in Limba Nuorese

Sas paragulas mazicas. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte, in Limba Nuorese
Fiabe

 
 
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Messa in voce di Tonino Mesina

Ascolta la versione in Lingua Italiana

Elias no aiat mancu ses annos, ma non fit alligru che-i sos atteros pizzinnos; fit semper tristu, ca sa sorrichedda sua fit meda maladia e su duttore non resissiat a la sanare. Elias aiat intesu chi in su monte accurzu a bidda b’aiat un’erba chi podiat sanare calesisiat maladia: fit s’erba ‘e su sole e creschiat in sas roccas de su cuccuru prus artu de su monte. Una die Elias si fachet corazu e si ponet in caminu: bi cheret arribare a calesisiat costu a nche collire cuss’erba! […]

Quell’uomo nella notte Santa. Una fiaba sul Natale

Quell’uomo nella notte Santa. Una fiaba sul Natale
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta uomo che uscì nella notte buia per cercare un po’ di brace per accendere il fuoco. Andò di casa in casa bussando alle porte:

  • Per favore, vi prego, aiutatemi! Mia moglie ha appena dato alla luce un figlio e devo fare un fuoco per scaldare lei e il piccolo!
    Ma quella era notte buia e tutti dormivano. Perciò nessuno rispose. L’uomo camminò e
    camminò.
    Finalmente vide il bagliore di un fuoco, e vide che ardeva in mezzo ad un prato. Un
    gran numero di pecore dormiva intorno al fuoco, e un vecchio pastore sorvegliava il gregge. […]

Il mistero dell’agrifoglio. Una fiaba sul Natale

Il mistero dell’agrifoglio. Una fiaba sul Natale
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il pastorello si svegliò all’improvviso. In cielo c’era una luce nuova: una luce mai vista a quell’ora. Il giovane pastore si spaventò, lasciò l’ovile, attraversò il bosco: e si ritrovò nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste.
Dall’alto giunse il canto dolce e soave degli Angeli.

  • Tanta pace non può venire che di lassù – pensò il pastorello, e sorrise sereno.
    Le pecorelle, a sua insaputa, l’avevano seguito e lo guardarono stupite.
    Ecco che arrivò tanta gente e tutti, frettolosi e ansiosi, si incamminarono verso una stalla.

Il pettirosso. Una fiaba sul Natale

Il pettirosso. Una fiaba sul Natale
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Quando ci furono soltanto poche braci ancora accese e pochi tizzoni ormai spenti, Maria e Giuseppe sentivano freddo, ed erano così stanchi che si agitavano nel sonno.
Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino tutto marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì per nessun motivo. […]

La ghianda magica. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte

La ghianda magica. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte
Fiabe

 
 
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Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte. Traduzione e messa in voce di Tonino Mesina

* Ascolta la versione in Limba Nuorese

Un pastore povero, in punto di morte disse al figlio: “Ti lascio tutto quello che ho: una capra. Ma tu non ti devi contentare del poco latte che ti può dare, prendi la capra e vai, gira il mondo e cerca fortuna”. Morto il babbo il ragazzino lasciò la capanna, e si mise in viaggio con la capra. Alla sera si ferma vicino al bosco del monte e si appoggia ad una roccia per riposarsi. Non si è nemmeno seduto che sente una vocina che piange: “Ohi, ohi, non posso uscire”. Il pastorello tutto meravigliato non capisce da dove esca quella vocina. […]

Sa lande mazica, unu contu ‘e maghia. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte in Limba Nuorese

Sa lande mazica, unu contu ‘e maghia. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte in Limba Nuorese
Fiabe

 
 
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Una fiaba scritta da Maria Teresa Pinna Catte. Messa in voce di Tonino Mesina

* Ascolta la versione in Lingua Italiana

Unu pastore poveru, morinde aiat nau a su fizu: “Ti lasso tottu su chi appo: una crapa. Ma tue non ti cuntentes de su pacu latte chi issa ti podet dare; pica sa crapa e bae, zira su mundu e chirca fortuna.
Mortu su babbu, su pizzinnu lassat su pinnettu e si ponet in caminu chin sa crapa; a sero si firmat in s’oru ‘e su buscu de su monte e s’imbarat a una rocca pro si pasare. No est bene settiu chi intendet una bochichedda chi pranghet: “Ohi! Ohi! Non poto issire!”. Su pastoreddu, tottu ispantau, non cumprendet dae ube essit cussa boche. […]

Babbo Natale in quella buia città. Una fiaba

Babbo Natale in quella buia città. Una fiaba
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Era notte fonda. Al principio non se ne accorse ma… dopo un po’… cominciò a vedere qualcosa di strano. Non vedeva in giro neanche un segno del Natale: non c’erano alberi addobbati, nessuna stella cometa fatta di lampadine, le vetrine erano tutte buie. Nessuna luminaria per le strade. Era una città spenta, una buia città.
Quando poi la sua slitta passò sotto le finestre della scuola elementare il suo sbalordimento fu davvero grande: non c’era niente alle finestre, nemmeno un piccolo disegno.

  • Ma insomma – disse Babbo Natale, anche un po’ seccato – che modo é questo di ricevermi?
    Babbo Natale fu preso dallo sconforto e cominciò a pensare che si fossero dimenticati di lui. Subito bussò ad una porta. […]

L’aspide e l’Icneumone, una favola di Leonardo da Vinci

L’aspide e l’Icneumone, una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una favola donata da Mamma Tiziana e Papà Nino alla piccola Bianca.

L’aspide è un serpentello pericolosissimo per il suo veleno mortale. Al morso dell’aspide non c’è altro rimedio che di tagliare subito le parti morsicate. Eppure, questo pestifero animale ha un tale desiderio di compagnia che si muove sempre insieme a qualcuno della sua specie, maschio o femmina che sia.
Se, per disgrazia, uno dei due viene ucciso, l’altro, con incredibile velocità, corre dietro all’uccisore: da quel momento egli non ha che uno scopo, vendicare il compagno, e per sete di vendetta vince ogni avversità. Se l’uccisore è un soldato, l’aspide passa in mezzo all’esercito senza far male a nessuno finché non trova il colpevole; non c’è ostacolo che possa fermarlo, supera ogni difficoltà, e da lui scampa soltanto chi fugge
velocissimo o chi si butta al di là di un corso d’acqua.
Ha gli occhi infossati nella testa e grandi orecchi; più che la vista è l’udito finissimo che lo aiuta a muoversi.
Come ogni animale pure l’aspide terribile ha un suo mortale nemico: è un topo, un grosso topo che vive sulle rive del fiume Nilo, in Egitto, che si chiama Icneumone.
Quando vede un aspide vicino alla sua tana, l’icneumone corre fino alla sponda del fiume e s’immerge nel fango. Ma non è per paura o per nascondersi alla vista dell’aspide. No. Dopo essersi completamente immerso nel fango, l’Icneumone, riemerge e dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso. Appena il fango s’asciuga e secca, l’icneumone si immerge nuovamente nel fango lasciando la piccola testa fuori, poi riemerge e ancora dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso, sopra l’altro fango secco, e poi lo fa ancora, e si fa seccare, e ancora si tuffa nel fango. Così, uno sull’altro, si fa fare dal fango e dal sole, tre o quattro vestiti di fango secco, che diventano duri come una corazza di bronzo.
A quel punto l’icneumone affronta l’aspide a testa alta, e come un eroe in battaglia, tiene testa ai suoi attacchi, restando in attesa del momento propizio all’attacco finale. Quando il serpente spalanca le fauci enormi per uccidere l’icneumone coi denti pieni di veleno, il topo, con un balzo veloce, gli schizza dentro fin giù nella gola, e si piazza lì, proprio, in mezzo alla gola dell’Aspide, e lo soffoca.

Il minuto vagabondo nella notte di Natale. Una fiaba

Il minuto vagabondo nella notte di Natale. Una fiaba
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Era la sera di Natale. Tutti aspettavano la mezzanotte: i bambini più piccoli dormivano già sognando i regali, mentre i più grandi non staccavano gli occhi dall’orologio: undici e mezzo, undici e tre quarti, undici e cinquantacinque, ancora pochi minuti alla mezzanotte! Fu allora che quel minuto, prima della mezzanotte, pensando che non facesse male a nessuno, uscì dalla sua ora e se ne andò via, da solo. Scomparve. Dove? Nessuno poteva saperlo. […]

La storia del piccolo abete. Una fiaba sul Natale

La storia del piccolo abete. Una fiaba sul Natale
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una storia donata al piccolo Tommaso da Nonna Franca

Era l’autunno e gli alberi del bosco perdevano le foglie. E non erano affatto contenti di rimanere nudi e spogli, coi rami che parevano fantasmi stecchiti.
Per questo non badavano al pianto di un uccellino che si trascinava per terra perché aveva un’ala spezzata. L’uccellino si fermò al piede della quercia e le disse:

  • Oh, quercia grande potente, fammi rifugiare tra i tuoi rami! Ho un’ala spezzata e il freddo che sta per arrivare può farmi morire.
  • Non ho voglia di esser buona! – rispose la quercia. – Quando perdo le foglie sono di malumore!
    L’uccellino si trascinò al piede di un castagno. […]

Il granchio ingannatore e i pesciolini. Una favola di Leonardo da Vinci

Il granchio ingannatore e i pesciolini. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una favola donata ai piccoli Gabriele e Federico dalla nonna Adriana e dal nonno Graziano

Il granchio ingannatore e i pesciolini
Un granchio si accorse che molti pesciolini, anziché avventurarsi nel fiume, preferivano aggirarsi prudenti intorno ad un masso. L’acqua era limpida come l’aria, e i pesci nuotavano tranquilli godendosi l’ombra e il sole.
Il granchio attese la notte, e quando fu sicuro che nessuno lo avrebbe visto, andò a nascondersi sotto il masso.
Da quel nascondiglio, come un orco dalla sua tana spiava i pesciolini, e quando gli passavano vicino li acciuffava e li mangiava.
Non è bello ciò che stai facendo – brontolò il masso – Approfitti di me per uccidere questi poveri innocenti.
Il granchio non ascoltò nemmeno. Felice e contento seguitava a catturare i pesciolini trovandoli di un sapore prelibato.
Ma un giorno, all’improvviso, venne la piena. Il fiume si gonfiò, investì con grande forza il masso, che rotolò nel letto del fiume, schiacciando il granchio che gli stava sotto.

I dodici cacciatori. Una fiaba dei fratelli Grimm

I dodici cacciatori. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un principe di nome Crisponzio che aveva una fidanzata di nome principessa Gertrude, e l’amava tanto.
Un triste giorno giunse al principe la notizia che il padre re stava in fin di vita, e per questo voleva vedere il proprio figliuolo prima di morire. Subito il principe Crisponzio ordinò che si sellasse i suo cavallo, ma prima di partire disse alla sua fidanzata:
— Mia dolce amata Gertrude, devo purtroppo partire e lasciarti per qualche tempo, ma voglio che tenga con te, ben custodito, questo mio anello, quale mio ricordo. Quando sarò nominato nuovo re, tornerò a prenderti e ti condurrò come sposa nel mio castello. Sarai tu la mia regina. […]

I tre desideri del taglialegna. Una fiaba di Charles Perrault

I tre desideri del taglialegna. Una fiaba di Charles Perrault
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba donata da Mamma Paola e Papà Gigi a Sofia e Alessandro

C’era una volta un taglialegna di nome Crisponzio, che era stanco della vita — così almeno diceva — e aveva una grande voglia di andarsene all’altro mondo. Da quando era nato, a sentir lui, il cielo spietato non aveva mai voluto esaudire uno solo dei suoi desideri.
Un giorno, mentre si trovava nel bosco, e si lamentava sempre più della sua vita, gli comparve Zeus, con in mano un fulmine. Figurarsi la paura del povero tagialegna!

  • Oh Zeus, dio onnipotente, io non voglio niente, niente! – Gridò il taglialegna spaventato, gettandosi a terra. – Nulla desidero, per carità, non colpirmi con i tuoi fulmini, non incenerirmi, qui siamo tutti felici! […]

Il ragno e l’ape. Una favola di Leonardo da Vinci

Il ragno e l’ape. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fresca mattina di primavera un’ape operaia andava in un prato rigoglioso svolazzando di fiore in fiore, in cerca di polline. All’improvviso, uscendo dalla corolla di una campanula, finì intrappolata nella rete di un ragno. Nascosto dietro una grande foglia di fico, il piccolo ragno si rallegrò e corse verso la sua preda.
— Sei un traditore! — gli gridò l’ape. — Tendi le tue trappole per uccidere chi lavora! —
Il piccolo ragno si avvicinò ancora di più, e l’ape, voltandosi, cercò di infilzarlo sfoderando dall’addome il lungo e pericolosissimo pungiglione.
Ma il ragno si scansò appena in tempo e saltando addosso all’ape le disse tenendola ben stretta.
— Ape, ma con quale diritto osi tu giudicarmi? — Tu sei come l’inganno e la frode: hai il miele in bocca, ma di dietro porti il veleno con il tuo pungiglione.

Una fresca mattina di primavera un’ape operaia andava in un prato rigoglioso svolazzando di fiore in fiore, in cerca di polline. All’improvviso, uscendo dalla corolla di una campanula, finì intrappolata nella rete di un ragno. Nascosto dietro una grande foglia di fico, il piccolo ragno si rallegrò e corse verso la sua preda.
— Sei un traditore! — gli gridò l'ape. — Tendi le tue trappole per uccidere chi lavora! —
Il piccolo ragno si avvicinò ancora di più, e l’ape, voltandosi, cercò di infilzarlo sfoderando dall’addome il lungo e pericolosissimo pungiglione.
Ma il ragno si scansò appena in tempo e saltando addosso all’ape le disse tenendola ben stretta.
— Ape, ma con quale diritto osi tu giudicarmi?  — Tu sei come l’inganno e la frode: hai il miele in bocca, ma di dietro porti il veleno con il tuo pungiglione.

In quella notte di tanti anni fa. Una fiaba del primo Natale

In quella notte di tanti anni fa. Una fiaba del primo Natale
Fiabe

 
 
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Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

[…] Giuseppe e Maria, obbedienti al volere dell’onnipotente, da poco tempo avevano unito la loro vita in matrimonio. Era stato l’arcangelo Gabriele, in una dolce mattina di primavera, ad annunciare a Maria il felice evento. Gabriele era apparso in una figura di luce, splendente come l’ambra, per annunciare alla giovane donna d’essere stata prescelta da Dio. Avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Gesù, cioè, il salvatore del mondo: il messia. Dio, l’Onnipotente, lo avrebbe chiamato figlio suo.
Maria accolse la notizia straordinaria senza esitare: Sia fatta la sua volontà.
Ma un giorno i due sposi furono costretti ad abbandonare la loro casa di Nazareth. Giuseppe e Maria raccolsero le poche cose che possedevano, le strinsero in un sacco di juta, e partirono. […]

Il compare ciarlatano, re dei defunti. Una fiaba dei fratelli Grimm

Il compare ciarlatano, re dei defunti. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba donata da Mamma Sabrina e Babbo Manuel a Susanna e Francesco

In un piccolissimo villaggio del nord della Gallia viveva un pover’uomo che si chiamava Crisponzio. Egli aveva una famiglia numerosissima, tanti erano i figli che mise al mondo che quasi tutti gli abitanti del villaggio oramai, tra nipoti e cugini, furono impegnati a far da padrini. Venne poi un giorno in cui la moglie del pover’uomo ebbe un altro figlio, ma, ahimé, la povera donna non riuscì questa volta a superare il parto e morì, tra sofferenze atroci, mentre metteva al mondo l’ultimo figliuolo, che fu chiamato per l’occasione proprio Ultimo. […]

Sei piccole camicie per sei fratelli. Una fiaba dei fratelli Grimm

Sei piccole camicie per sei fratelli. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una volta ci fu un re, che se ne andava a caccia in una foresta grande. Mentre braccava una volpe, d’improvviso, s’accorse d’essersi perso nel bosco.
D’improvviso vide avvicinarsi una vecchina, curva e con la testa che tremava: era una perfida strega. Al suo fianco camminava una bella ragazza. Il re le rivolse la parola dicendole:
Signora, perdonatemi, sono un re, e vorrei chiedervi se potreste indicarmi il sentiero per trovare la strada del ritorno?
Oh sì, maestà, io posso indicarvi la strada del ritorno, ma…
Ma?
A una condizione.
Ah sì, e quale?
Che sposiate mia figlia, facendo di lei una regina. […]

I dragoni e le anatre. Una favola di Leonardo da Vinci

I dragoni e le anatre. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In quella palude, d’improvviso, tutte le anatre si levarono in volo: qualcuno le aveva avvertite appena in tempo, prima che i dragoni le attaccassero.
Dall’alto, esse videro infatti, sulla riva, un gran numero di serpenti: avevano tutti una cresta e grosse zampe munite di artigli.
I dragoni decisero di attraversare la palude per andare in cerca di cibo sull’altra sponda; ma non sapevano nuotare.
Allora incrociarono e intrecciarono gli uni agli altri i loro lunghi corpi, si disposero come la trama di una rete, facendo una sola superficie che sembrava un enorme trappola, e tenendo tutti la testa fuori dall’acqua attraversarono insieme la palude come se fossero su una zattera prodigiosa.
“Lo vedete?” gridò l’anatra più anziana alle compagne. “Vedete che cosa si può fare stando uniti?” Tutti per uno, uno per tutti!

Il giusto giudice e il re dell’Algeria, un racconto di Lev Tolstoj

Il giusto giudice e il re dell’Algeria, un racconto di Lev Tolstoj
Racconti

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un racconto donato da Mamma Anna Maria e Babbo Danilo al piccolo Niccolò

Un re di Algeria, Bauakas, volle assicurarsi di persona se fosse vero ciò che gli avevano detto, che cioè in una delle sue città viveva un giudice giusto che sapeva subito riconoscere la verità, e al quale nessun imbroglio poteva sfuggire. Bauakas si travestì da mercante e si diresse a cavallo verso la città in cui viveva il giudice.
All’entrata della città gli si avvicinò uno storpio per chiedergli l’elemosina. Bauakas gliela fece, e volle proseguire, ma lo storpio si afferrò al suo abito. […]

L’imperatore vanitoso e i suoi nuovi vestiti. Una fiaba di Hans Christian Andersen

L’imperatore vanitoso e i suoi nuovi vestiti. Una fiaba di Hans Christian Andersen
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Un giorno arrivarono due sarti impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere e cucire la stoffa più sottile, più resistente e bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare del tutto invisibili a quegli uomini che non fossero capaci della loro carica e soprattutto a quelli molto sciocchi. […]

Una fiaba di DragoSauri dell’isola di Sandalia

Una fiaba di DragoSauri dell’isola di Sandalia
Fiabe

 
 
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Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Tanto tempo fa, quando il tempo non aveva ancora tempo, nel mezzo di un grande e chiarissimo mare, stava un’isola di nome Sandalia.
Sandalia, che poi si chiamerà Sardegna, aveva una foresta rigogliosa, piena di animali fantastici e terra di piante d’ogni specie.
In quell’isola viveva una famigliuola di Dragosauri, piccini piccini. Erano un babbo, una mamma e un figlio, giunti sull’isola attraverso il mare, da dove non si sa.
Ma non erano solo dinosauri, erano pure draghi, cioè, un po’ dinosauri e un po’ draghi, insomma, dinosauri quasi draghi, o Dragosauri: alti poco meno di un palmo di mano. […]

Le scarpette di Natale. Fiaba

Le scarpette di Natale. Fiaba
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba donata alla piccola Emma da Mamma Giovanna e Babbo Nicola.

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Era la notte Santa. Un povero calzolaio lavorava ancora nella sua unica stanza, dove viveva insieme alla moglie. Entro la mattina successiva, avrebbe dovuto consegnare un paio di scarpe per il figlio di un ricco signore.

  • Hai già pensato a quello che potremo comprarci con il guadagno di questo lavoro? Chiese il calzolaio alla moglie.
  • Sono piccole: ci daranno ben poco! – scherzò la donna.
  • Beh, quest’anno è andata così. […]

Il Natale di Martìn, un racconto di Lev Tolstoj

Il Natale di Martìn, un racconto di Lev Tolstoj
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In una grande città viveva un calzolaio di nome Martìn. Lavorava nella stanzetta di un seminterrato, con una finestretta che dava sulla strada. Da quella finestretta il calzolaio Martìn poteva vedere i piedi delle persone che passavano, ed egli riconosceva molti di loro dalle scarpe, che lui stesso, infatti, aveva riparato.
Martìn aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, e non si faceva pagare troppo. Anni prima, ahimé, gli erano morti la moglie e i figli, e Martìn si era disperato tanto da rimproverare persino il buon Dio.

Una festa di Natale, un racconto di Carlo Collodi

Una festa di Natale, un racconto di Carlo Collodi
Racconti

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Ci fu una vedova che si chiamava Contessa Maria, ed era rimasta con i suoi tre figli: due maschi e una bambina.
Il maggiore, di nome Luigino, aveva otto nove anni, Alberto, il secondo, ne finiva sette, e Ada, la minore, aveva appena compiuti i sei anni, sebbene ne dimostrasse di più, essendo alta, sottile e veramente aggraziata.
La contessa passava molti mesi all’anno in una sua villa per amore de’ suoi figlioletti, che erano gracilissimi e di una salute molto delicata. […]

Il ricamo delle tre Janas.

Il ricamo delle tre Janas.
Fiabe

 
 
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Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Una volta c’erano, nell’antico paese di Nuragus, in Sardegna, tre sorelle janas, che tutti sapevano d’essere fate. Da quelle parti la gente le chiamava, le signore di Perdalenza. Erano donne piccine piccine, e tutt’e tre bellissime ma, dato che con le loro arti magiche potevano bruciare vivo chiunque, senza pietà, con comodo e con piacere, la gente le temeva, anzi, ne aveva un grande terrore, e perciò se ne stava alla larga, lontana lontana. Le signore Janas di Perdalenza non si preoccuparono, né si dispiacquero, perché erano oltretutto di mala natura, antipatiche e scorbutiche. […]

L’Angelo. Una fiaba di Christian Andersen

L’Angelo. Una fiaba di Christian Andersen
Fiabe

 
 
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Dovete sapere che ogni volta che un bambino buono s’addormenta per sempre, scende sulla terra un angelo del Signore, prende in braccio il bimbo addormentato, allarga le grandi ali bianche e vola in tutti quei posti che il bambino ha amato, poi raccoglie una manciata di fiori, che porta a Dio, affinché essi fioriscano belli assai più che sulla terra. Il buon Dio tiene i fiori sul suo cuore, ma al bimbo rapito dal sonno eterno, a quello che ha più caro di tutti dà un bacio. Appena il bimbo riceve il bacio, subito apre gli occhi e prende in dono la voce soave e può cantare con il coro dei beati. […]

Leonardo da Vinci, breve racconto di un genio sognatore fuori dal tempo

Leonardo da Vinci, breve racconto di un genio sognatore fuori dal tempo
Racconti

 
 
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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Ho appena concluso la stesura di questo breve racconto sulla vita e sulle opere di Leonardo da Vinci. Già solo il nome incute rispetto, grande rispetto, e difatti, non è stata un’impresa facile, ovviamente. Allora ho deciso di mettere insieme un po’ di storia e un po’ di vicende, almeno quelle che mi hanno più coinvolto, insieme alle impressioni e le suggestioni, che ho ricevuto durante lo studio e la preparazione di uno spettacolo prodotto per il Festival della Scienza di Cagliari: “Favole di Storie Fantastiche, dal genio di Leonardo da Vinci”. Eh sì, perché Leonardo, tra le tante capacità, era anche un grande inventore di storie, di favole. Spero che mi perdoniate. Buon ascolto.

Ascolta pure: Favole di storie fantastiche, dal genio di Leonardo da Vinci

Il nibbio. Una favola di Leonardo da Vinci

Il nibbio. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un nibbio, che aveva fatto un nido sulla cima di un altissimo pino, ruotava nel cielo ad ali aperte facendosi condurre dal vento.
Con la sua vista acutissima egli scorgeva i pesci guizzare a fior d’acqua nello stagno luccicante come uno specchio: ma, anche quel giorno, decise di lasciare a digiuno i suoi figlioli. Ma non era egoismo o cattiveria. No. Il nibbio, infatti, quando tornò nel nido, i piccoli affamati spalancarono come sempre il loro becco, ma lui li beccò forte sulle
costole e li guardò adirato negli occhi.
— No, cari figliluoli, oggi non vi darò nulla da mangiare — disse. — Siete troppo grassi. Siete ingordi. Sappiate che il nibbio, la nostra razza, è un uccello che batte poco le ali e deve cercare sempre il corso favorevole o contrario del vento; se il vento regna in alto, il nibbio deve salire in alto; se il vento domina in basso, il nibbio deve scendere in basso. Ma se il vento non c’è, il nibbio deve fluttuare in alto a forza di battere le ali e, di lassù, poi, planare lento, e poi tornare su in alto, con fatica, e discendere
ancora.
E chi è grasso come voi non ce la può fare, di sicuro, e rischierà di morir di fame. E dunque, ecco perché pure oggi, vi terrò a digiuno! Per il vostro bene.

Il diavolo cervo. Oliena. Una fiaba leggenda scritta da Grazia Deledda

Il diavolo cervo. Oliena. Una fiaba leggenda scritta da Grazia Deledda
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] C’era dunque un pastore di Oliena, molto devoto e pio e perciò malvisto dal demonio che, riuscitegli vane tutte le tentazioni per condurlo al male, si vendicò di lui in questo modo. Nei giorni un po’ tranquilli il pastore, affidata la greggia ad un suo compagno, si recava alla caccia del cervo e del muflone su per i monti. Un bel giorno d’inverno, mentre cacciava, vide un magnifico cervo poco distante da lui: lo sparò, e lo ferì leggermente, ma non poté pigliarlo. E si mise ad inseguirlo. […]

Il gigante cattivo, una fiaba di Oscar Wilde

Il gigante cattivo, una fiaba di Oscar Wilde
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una fiaba adottata da I.B.I.S. Associazione di Promozione Sociale Nuoro

Facebook paginaibisnuoro@gmail.com – Tel. 0784-441402

[…] Ma un giorno il Gigante tornò. Erano trascorsi un bel po’ d’anni, o qualcosa di più, o qualcosa di meno, non importa, erano comunque tanti.
Quando il Gigante giunse nel suo paesello i paesani lo riconobbero subito. Senza nemmeno salutare i compaesani, curvo e con un respiro di belva, il Gigante si diresse verso casa. Appena giunto di fronte al cancello estrasse di tasca le grandi chiavi ferrose e aprì. Un rumore assordante di ferraglia rugginosa invase l’aria. Laggiù, sul fondo, stava il Castello, con la sua torre imponente, e intorno il giardino, il suo grande giardino. Ma subito si accorse con stupore che il giardino era pieno di bambini, sì, erano proprio bambini. Ed erano tanti. Corrugò la fronte e… «Ehi, voi, che cosa ci fate nel mio giardino?» gridò il Gigante con una voce che pareva un tuono pauroso prima di un temporale. «Questo è il mio giardino! ». […]

Sapo Pipa Kururù, detto il figlio del Sole. Una fiaba dall’Amazzonia

Sapo Pipa Kururù, detto il figlio del Sole. Una fiaba dall’Amazzonia
Fiabe

 
 
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Scritta e messa in voce da Gaetano Marino

Una fiaba adottata da CasaRosas Nuoro

Siamo a Nuoro, in via Lamarmora, 145 Abbiamo creato un mondo in movimento, dinamico, innovativo, che prende forma dalla necessità della semplicità, dal desiderio di star bene nel nostro spazio dove regaliamo più secondi, giorni, anni della nostra esistenza: la nostra CASA. "Abitare con gusto" attraverso oggetti preziosi o specifici da regalarci per le azioni che facciamo di continuo. Il nostro obiettivo principale è quello di farvi scegliere in una vasta gamma di prodotti di altissima qualità, dove è impossibile non trovare qualcosa nella quale ci si possa identificare.

Tra quelle fitte e rigogliose foreste, dove animali di innumerevoli specie e fiumi sinuosi che sembrano non avere fine, la grande e immensa Amazzonia racconta fiabe e leggende di straordinaria bellezza.
Guerrieri che si trasformano in pesci o tigri, delfini rosa che incantano donne e bambini, sirene di acqua dolce e addirittura un dio implacabile che protegge la foresta pluviale.
Ebbene, noi, in questa fiaba racconteremo di un animaletto; un piccolo essere comparso molto molto tempo fa, quando ancora il tempo non aveva tempo. Quando ancora l’uomo non c’era.
Ed ecco che nella palude grande della foresta Amazzonica, viveva tra i tanti animali, Sapo Pipa Kururù. Era un rospo. Un rospo verde verde a chiazze scuro scuro, e squamoso, che assomigliava ad un aquilone:

Janas, fate di Sardegna e la storia del povero pastore

Janas, fate di Sardegna e la storia del povero pastore
Fiabe

 
 
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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] Le Janas apparivano solo nella notte, e mai di giorno, perché la luce del sole poteva rovinare la loro pelle delicatissima. Potevi scorgerle dalla luce che il loro corpo emanava, tanto luminescente quanto la luce d’ambra. Si diceva che non amassero stare tra la gente comune, probabilmente perché assai piccole e minute, e soprattutto, timide. Ecco perché abitavano i nuraghi, o tra le rovine dei castelli, oppure dimoravano nelle Domus de Janas, case delle fate, piccole grotte scavate nelle montagne. In Sardegna ce ne sono almeno due o tremila sparse in tutta l’isola. Di solito sono collegate tra loro formando così delle vere e proprie città sotterranee. Si dice che viste da dentro, le Domus de Janas somiglino molto alle nostre case, solo che ogni cosa al loro interno appare minuscola, proprio come le Janas. […]

Atlante, figlio di Poseidone. Nascita e sorte dell’isola di Atlantide. Mitologia

Atlante, figlio di Poseidone. Nascita e sorte dell’isola di Atlantide. Mitologia
Mitologia

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

con il sostegno di Rosas1945 – Nuoro

Gli Atlanti abitavano un’isola che si estendeva davanti alle Colonne d’Ercole, quando si usciva dal Mediterraneo e si entrava nell’Oceano. Allorché gli dei si erano spartiti la terra, Atene era diventata la parte spettante ad Atena ed Efesto, ma l’Atlantide divenne il dominio di Poseidone. Qui, in questa meravigliosa e prospera isola, veniva Clito, una giovane che aveva perduto i genitori, chiamati Evenore e Leucippa. Poseidone se ne innamorò. Clito abitava sulla montagna centrale dell’isola di Atlante. Attorno alla sua casa, il dio del mare edificò una grande muraglia. […]

Filippa, la bambina esploratrice nella notte prima di Halloween, la notte delle paure

Filippa, la bambina esploratrice nella notte prima di Halloween, la notte delle paure
Racconti

 
 

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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] E vissero per sempre felici e contenti! Qualcuno disse. Poi all’improvviso la luce della camera si spense e tutto diventò nero, buio, scuro come la pece. Solo il lumicino della Luna rubava un po’ di buio infilandosi con la propria luce d’argento spettrale. Intorno, nella camera, vi stavano solo un’idea di ombre immobili. Sì, un’idea, o forse, sarebbe meglio dire un ricordo. Perché Filippa, la piccola grande cacciatrice di mostri, conosceva bene quel posto, anche se stava immerso nel quasi buio, e perché quel posto era proprio la sua camera. Per questo sapeva con certezza che là, in fondo, ci stava la sua comodissima Spumalestorie, la poltrona sbrindellata dei viaggi di tutte le storie. Storie di sogni dalle storie di libri, e da divorare. Spumalestorie aveva di fronte, come sempre, il fedelissimo Spumailpiedino, il push push poggiapiedi dai mille colori, consumati e scoloriti. […]

La notte di Halloween e la caccia alle streghe nella casa dei mostri

La notte di Halloween e la caccia alle streghe nella casa dei mostri
Racconti

 
 

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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] Insomma, quella era la notte del 31 ottobre, la famosa notte di Halloween. La misteriosa notte in cui i confini tra il mondo dei vivi e il mondo dei defunti si confondevano. Per una notte sola i morti avevano il permesso di tornare in vita, con il compito di portare scompiglio, e, soprattutto, spaventare a morte, si fa per dire, vero? i vivi. Una specie di vendetta dei defunti, via. Io penso, e forse mi sbaglio, perché a loro, i morti, era toccato il destino di abbandonare il mondo dei vivi – che tutto sommato, diciamolo, non è poi così tanto brutto da buttare via. Ed eccoli dunque, i tre inseparabili amici, rigorosamente vestiti di nero, con gli abiti al rovescio, e soprattutto, dovevano camminare all’indietro; perché solo così si potevano incontrare le streghe. Adriano, portava la zucca scavata, con dentro una lanterna al petrolio. Filippo teneva sulle spalle una ragnatela ricavata dalla grande borsa a rete, che serviva alla mamma per far la spesa di casa. E Marta passeggiava sulla propria mano un ragno gigante che si chiamava Aràcnum Pelòsitum: grande quanto il suo pugno. Ma un ragno vero, pelosissimo, e soprattutto amicissimo, eh sì, perché i due si conoscevano sin da quando la bestiolina stava ancora nel suo piccolo uovo. […]

Notte Paura, Notte di Storie e altre tenere creature. Un racconto di Gaetano Marino

Notte Paura, Notte di Storie e altre tenere creature. Un racconto di Gaetano Marino
Racconti

 
 
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Un racconto donato a Lorenzo da Mamma Viviana e Papà Alessandro

Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Eppure, fu un disastro. Eh sì, perché quella tela di ragno, schifosamente appiccicosa di bava schiumosa – tanto che non aveva mai mancato una preda – si ridusse miseramente in frantumi. Da sempre quella trappola stava ben incastrata tra i battenti della piccola finestra ridotta in frantumi, tra le tante del muro di cinta di quella vecchia casa. Casa buia, dove il silenzio si faceva spettrale ed era l’unico padrone superstite. Oramai un rudere abbandonato, era quella casa. Lugubre e piena di strane ombre, che comparivano improvvise e funeste, così da far venire i peli dritti dalla paura, persino ai lupi mannari, i figli randagi delle notti di luna piena, che infestavano da sempre la contea. E quella era la contea della Marmilla, una bella terra ricca e rigogliosa, posta all’interno dell’isola di Sandalia.

La notte di Halloween nello stagno dei piccoli e grandi amici

La notte di Halloween nello stagno dei piccoli e grandi amici
Racconti

 
 
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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Anche se quella era la notte di Halloween, la piccola rana Amelina e i suoi amici se la spassavano nell’acqua dello stagno come avevano sempre fatto in una qualsiasi notte dell’anno. Quella era una notte che non poteva essere uguale a tutte le altre notti, loro lo sapevano bene, ma nonostante tutto ogni cosa procedeva come sempre, come una solita notte: Bertoldo, il cigno osservava vanitoso il riflesso delle sue piume sullo stagno di mare, mentre Castore, il grande muggine, si srotolava sull’acqua fischiettando, e Cesarina, la piccola vongola, spruzzava di qua e di là i suoi giochi d’acqua. Così trascorreva quella notte. D’un tratto però il muggine Castore si fermò durante le sue giravolte e vide la principessa Berta, insieme alle sue sorelline, raccogliere le grandi zucche che crescevano nel giardino del grande palazzo posto di fronte allo stagno. […]

Storia di Giacomino dai capelli rossi, detto Pilu Arrubiu, e del diavoletto Coiscedda

Storia di Giacomino dai capelli rossi, detto Pilu Arrubiu, e del diavoletto Coiscedda
Racconti

 
 

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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Tanto tanto tempo fa viveva nell’isola di Sardegna un piccolo uomo, scuro e rosso di capelli. Il suo nome era Giacomino, detto Pilu Arrubiu, che vuol dire proprio capelli rossi. Pilu Arrubiu aveva fama d’essere un uomo bugiardo, imbroglione e ladro, e aveva anche la cattiva abitudine di bere troppo; specialmente Abbardente, una grappa tra le più buone e conosciute al mondo.
Una notte Pilu Arrubiu si ritrovò svenuto a terra in aperta campagna, proprio perché aveva bevuto troppo. Ma dopo qualche istante, mentre la sua anima era fuggita per prendere un po’ d’aria e fluttuava libera per l’aria, un diavoletto, che si chiamava Coiscedda, venne da sottoterra rapido rapido a rubargliela. […]

Storia dello zio Tonto, l’Orco Tontolone. Una fiaba scritta da Gaetano Marino. Dalla tradizione popolare degli orchi.

Storia dello zio Tonto, l’Orco Tontolone. Una fiaba scritta da Gaetano Marino. Dalla tradizione popolare degli orchi.
Fiabe

 
 

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Una fiaba donata dal papà Giulio ai piccoli Alessandro e Lorenzo

Una fiaba donata dal papà Giulio ai piccoli Alessandro e Lorenzo

Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Isotta doveva starsene vicino ai piedi della mamma, proprio in fondo alle coperte e guai, guai a dire un solo lamento.
Intanto la notte si faceva ancora più nera e buia. Si sentivano fuori gli ululati dei cani e il richiamo dei gufi, le urla delle civette. Mamma e figliuola stavano lì, nel letto, immobili. Nemmeno fiatavano. Attesero lo zio Tonto, l’Orco Tontolone, sapevano che era capace di ogni cosa, ma erano sicure che non sarebbe riuscito ad entrare perché tutte le fessure erano state chiuse per bene. D’improvviso la mamma ebbe un sospetto: – Il lavandino! Il buco dell’acqua del lavandino, l’hai tappato tu, Isotta?

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Il Cucù di Adriano nella notte dei Mostri. Un racconto scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Il Cucù di Adriano nella notte dei Mostri. Un racconto scritto e messo in voce da Gaetano Marino
Racconti

 
 

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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] E Si lanciarono in ogni parte della stanza, armati e addestrati a rosicchiare come castori qualsiasi cosa. Cominciarono a rosicchiare l’armadio, il letto, lo specchio, le sedie, i cuscini, i vestiti. Spezzavano, frantumavano ogni cosa. Strillavano come fossero brutte arpie stregacce, e il peggio furono le puzzette. Tremende puzze da farti spuntare i capelli grigi e bruciare il pigiama. Avevano un odore di uovo marcio inconfondibile, mischiato con vermi putrefatti di stagno morto in decomposizione, vomito rancido, zolfo di vulcano, e gas di pancia di koala. […]

Katte, la piccola strega e l’incantesimo del ragno Orlando nella notte di Halloween

Katte, la piccola strega e l’incantesimo del ragno Orlando nella notte di Halloween
Racconti

 
 

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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

[…] C’era solo una cosa che a Katte non piaceva per niente: Halloween, la notte dei defunti.
Una volta all’anno, quando le foglie cadevano dagli alberi, e le notti si facevano più lunghe, tutti i bambini della sua scuola cominciavano ad agitarsi e non parlavano d’altro che dei preparativi per la festa. Si preparavano costumi da strega davvero orribili, con nasi storti e muccolosi di puss, verruche pustolose e sanguinanti, dita mozzate o frantumate, colle unghie ricurve zozze e lunghissime, capelli neri arruffati, cresposi e sporchi di sangue raggrumato, finto ovviamente, e manici untuosi di scopa vecchia e consumata. Katte aveva provato a spiegare a scuola che si sbagliavano: – Le streghe non sono così! La mia mamma ad esempio è pulita ed è molto bella. Ma a quelle parole tutti i bambini si mettevano a ridere. […]

Il coccodrillo e l’icnèumone. Una favola di Leonardo da Vinci

Il coccodrillo e l’icnèumone. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un coccodrillo, dopo aver ucciso un uomo che dormiva sotto una palma, versò molte lacrime. – Vedi – disse un icnèumone a suo figlio – il coccodrillo è un ipocrita, perché ora piange e fra poco divorerà la sua vittima. –
Infatti, dopo un po’, il coccodrillo si mise tranquillamente a mangiare la sua preda. Finito il pasto si addormentò sulla sponda del fiume, a bocca aperta, per consentire ad un uccellino suo amico, chiamato Trochilo, di entrar dentro a beccare gli avanzi rimastigli tra identi.
Stuzzicato piacevolmente dal diligente uccellino, il coccodrillo, nel sonno, apri ancora di più le sue poderose mascelle.
Allora l’icnèumone disse a suo figlio:

  • Ora stai bene attento. E così che si uccidono i traditori. –
    E, presa la rincorsa, si precipitò nella bocca del coccodrillo infilandosi alla svelta giù per la gola. Da quella passò nello stomaco, glielo sfondò con i denti aguzzi, quindi entrò nell’intestino facendo altrettanto.
    Il coccodrillo, svegliato di soprassalto, incominciò a rotolarsi per terra in preda al dolore, urlò sentendosi strappare le viscere, finché, dilaniato dall’icnèumone, restò a pancia all’aria, morto e stecchito.

Il Macli, una favola-leggenda di Leonardo da Vinci

Il Macli, una favola-leggenda di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Nella lontana Scandinavia, su, al nord, tanto tempo fa, c’era una bestia piuttosto strana, chiamata Macli. Aveva la forma di un cavallo, ma era più grande. Ed era diverso dal cavallo, perché aveva il collo e gli orecchi straordinariamente lunghi.
Il Macli si nutriva di erbe, ma pascolava andando all’indietro. Proprio così, all’indietro. Perché il suo labbro superiore era lunghissimo, talmente lungo che, se fosse andato in avanti, quel labbro gli avrebbe coperto l’erba e chiuso la bocca.
Il Macli aveva le gambe tutte d’un pezzo, e perciò, quando voleva dormire, stava appoggiato ad un albero.
Correva con una velocità incredibile, slanciando avanti le gambe possenti, lunghe e diritte.
I cacciatori non riuscivano a catturarlo. Avevano provato a inseguirlo con i più determinati cani destrieri, avevano cercato di prenderlo al laccio, con imboscate, al varco, circondando i luoghi dove era solita pascolare, ma senza alcun risultato.
Niente! Quella bestia strana e scontrosa era davvero irraggiungibile.
Una notte di luna, alcuni cacciatori sorpresero il Macli nel sonno, e con grande stupore si accorsero che dormiva in piedi per via di quelle lunghe gambe che non poteva piegare.
Allora, senza farsi udire, si allontanarono.
La mattina seguente segarono quasi tutto il tronco di quella pianta e la sera si nascosero dietro ai cespugli vicini.
Il povero Macli, dopo il tramonto, tornò al suo solito albero; si appoggiò per dormire; il tronco si spezzò, la bestia cadde e i cacciatori lo catturarono.

Occhiolina, Biocchiolina, Triocchiolina. Una fiaba dei fratelli Grimm

Occhiolina, Biocchiolina, Triocchiolina. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una donna aveva tre figlie, una si chiamava Occhiolina perché era nata con un sol occhio in mezzo alla fronte, la seconda Biocchiolina, perché aveva due occhi come tutti e la terza Triocchiolina, perche aveva tre occhi.
Con il passare del tempo le due sorelline, Biocchiolina e Triocchiolina cominciarono a prendere in giro Biocchiolina, perché lei era normale, con due occhi, come tutte le altre bambine, e per questo nessuno l’avrebbe guardata.
La presero in antipatia, la molestarono facendole continui dispetti, e, aizzate dalla madre, perché le sembrava di vedere in Biocchiolina l’unica preferita dalla sorte, le davano gli stracci di casa, prendevano il meglio per loro e le facevano perfino soffrire la fame, dandole soltanto gli avanzi dei loro piatti. […]

Airela che aveva dato il nome al lago dove Jan viveva

Airela che aveva dato il nome al lago dove Jan viveva
Racconti

 
 
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Un racconto di Pier Paola Nonnis. Messa in voce di Gaetano Marino

Si raccontava dal tempo senza inizio la leggenda della principessa Airela e del lago che aveva preso il suo nome; e poi in tempi più recenti si parlava di un medico di nome Jan che viveva in una capanna nei pressi del lago.
Un giorno Jan si era specchiato nelle acque del lago e da allora le sue visite erano divenute frequenti, tanto frequenti da fargli dimenticare la sua casa in città e il lavoro che gli dava lustro e ricchezza.
Si costruì una capanna e divenne il medico dei pescatori del lago. […]

Acquerello di Giovanni Nonnis
Acquerello di Giovanni Nonnis
  • Pier Paola Nonnis medico chirurgo, si specializza, a Cagliari, con una tesi sulle fiabe della tradizione orale sarda. Si trasferisce a Roma dove esercita la professione medica e prosegue gli studi di fiabistica portando avanti un progetto per creare uno spazio dove raccogliere e raccontare ai bambini le fiabe della tradizione orale europea. Nel 2013 realizza La settimana della fiaba, sostenuta dall’Unicef e ospitata nelle scuole di Nuoro, a cui viene associata La mostra delle fiabe illustrata dalle opere di G.Nonnis. Pubblica il saggio:”Dai guerrieri nuragici agli eroi delle fiabe. Viaggio nella pittura di G. Nonnis”. Insegna fiabistica
  • Quinta classificata al premio Nazionale al premio Nazionale
  • Colosseo 2000 con l’opera:Aspetti psicologici della fiaba sarda e suo utilizzo in psicoterapia
  • Menzione d’onore a premio Nazionale per medici scrittori Il Platano d’oro con il racconto :Aurelia che aveva dato il nome al lago dove Jan viveva. 1998 Cagliari
  • Menzione d’onore al premio Nazionale Città di Ardea con il racconto Il Principe è lo Scemo del villaggio. Ardea 2005

Il pellicano e il serpente. Una favola di Leonardo da Vinci

Il pellicano e il serpente. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quando il pellicano parti per andare in cerca di cibo, un serpente, ben nascosto fra i rami, cominciò a muoversi verso il nido.
I piccoli dormivano, tranquilli.
Il serpente si avvicinò, e con un lampo malvagio negli occhi iniziò la strage. Un morso velenoso a ciascuno, e i poveretti passarono immediatamente dal sonno alla morte. Soddisfatto il serpente ritornò nel suo nascondiglio, per godersi il ritorno del pellicano.
Infatti, di lì a poco, l’uccello ritornò.
Alla vista di quella strage incominciò a piangere, e il suo lamento era così disperato che tutti gli abitanti della foresta lo ascoltavano commossi.

  • Che senso ha ora la mia vita senza di voi? – diceva il povero padre guardando i suoi figli uccisi. – Voglio morire anch’io, come voi! –
    E col becco incominciò a lacerarsi il petto, proprio sopra il cuore. Il sangue sgorgava a fiotti dalla ferita, bagnando i piccoli uccisi dal serpente.
    Ma,’ ad un tratto, il pellicano, ormai moribondo, trasalì. Il suo sangue caldo aveva
    reso la vita ai suoi figlioli; il suo amore li aveva resuscitati. E allora, felice, diede l’ultimo respiro e morì.

Il ritorno di Odisseo a Itaca. La vendetta. Mitologia

Il ritorno di Odisseo a Itaca. La vendetta. Mitologia
Mitologia

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Venne il tramonto e Odisseo stava lì, sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, a raccontare le sue avventure. Il fuoco illuminava su ogni cosa, mentre gli sguardi dei Feaci stavano silenziosi, basiti, e rapiti dall’emozione. Poi, quando la notte spinse il sole oltre l’orizzonte, e le ombre dominarono il buio danzando sui riflessi roventi del fuoco, Odisseo, il triste eroe e sfortunato re di Itaca, concluse il suo racconto con il desiderio di poter rivedere la sua patria. Fu allora che il re dei Feaci, Alcinoo, si alzò e parlò così:
-Odisseo, amico straniero e nostro onorabile ospite, hai sofferto molto, ora però le tue pene sono finite. Noi ti accompagneremo a Itaca, come promesso. Riceverai da noi molti doni preziosi, più di quanto non avessi meritato dopo aver sconfitto la città di Troia. […]

I furbi e i meno furbi. Una fiaba dei fratelli Grimm

I furbi e i meno furbi. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un giorno, un contadino prese il suo grosso bastone di ginepro, chiamò la moglie e le disse: — Moglie, io me ne vado a fare un giro per le campagne, tornerò fra tre giorni. Se nel frattempo passasse da noi il mercante di bestiame e volesse comprare le nostre tre mucche, gliele potrai dare, ma soltanto per una somma di duecento soldi e non un soldo di meno, hai capito?

  • Marito caro, ho capito tutto, vai pure, e stai tranquillo, — rispose la donna, — saprò come comportarmi. […]

Eracle, tra inganni, colpe e schiavitù. Dalla principessa Iole alla regina Onfale.

Eracle, tra inganni, colpe e schiavitù. Dalla principessa Iole alla regina Onfale.
Mitologia

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Per espiare questo delitto esecrabile, in quanto compiuto in casa dall’ospite, Eracle si rivolse all’oracolo di Delfi per chiederne penitenza, ma la Pizia non volle nemmeno ascoltarlo e si rifiutò di dargli responso.
Anche qui Eracle mostrò il suo caratteraccio e si mise a devastare il santuario, tanto che intervenne Apollo e si accese una lotta feroce tra i due.
Ma Apollo era un Dio ed Ercole un semidio, per cui alla fine avrebbe prevalso Apollo, ed Eracle sarebbe dunque morto. Allora Zeus per non perdere il figlio intervenne e fece cessare la lotta, poi pregò la Pizia di fare il suo lavoro e questa a malincuore lasciò il responso. […]

Le tre principesse nere. Una fiaba dei fratelli Grimm

Le tre principesse nere. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una volta una città in oriente era assediata dai nemici, che non volevano togliere l’assedio se prima non venivano dati loro seicento scudi.
Allora la città proclamò che colui che avesse potuto procurarli sarebbe diventato borgomastro. Ora c’era un povero pescatore, che pescava in riva al mare con suo figlio; giunsero i nemici, fecero prigioniero il figlio, e in cambio diedero al padre seicento scudi. Il padre andò a darli ai capi della città, i nemici si ritirarono e il pescatore divenne borgomastro.
Allora fu stabilito che chi non avesse detto -signor Borgomastro- sarebbe stato impiccato. […]

Una volta una città in oriente era assediata dai nemici, che non volevano togliere l'assedio se prima non venivano dati loro seicento scudi. 
Allora la città proclamò che colui che avesse potuto procurarli sarebbe diventato borgomastro. 
Ora c'era un povero pescatore, che pescava in riva al mare con suo figlio; giunsero i nemici, fecero prigioniero il figlio, e in cambio diedero al padre seicento scudi. Il padre andò a darli ai capi della città, i nemici si ritirarono e il pescatore divenne borgomastro. 
Allora fu stabilito che chi non avesse detto -signor Borgomastro- sarebbe stato impiccato.

I tre capelli d’oro del diavolo. Una fiaba dei fratelli Grimm

I tre capelli d’oro del diavolo. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una povera donna che diede alla luce un maschietto: e poiché‚ il neonato aveva indosso la camicia della fortuna, gli predissero che a quattordici anni avrebbe sposato la figlia del re. Dopo pochi giorni il re in persona giunse nel villaggio e, senza farsi riconoscere, domandò che cosa vi fosse di nuovo. “Oh,” gli risposero, “è nato un bambino con la camicia della fortuna: a quattordici anni sposerà la figlia del re.” Al re la notizia non piacque, così andò dai poveri genitori e domandò se volessero vendergli il loro bambino. Dapprima questi rifiutarono, ma poi, siccome lo sconosciuto insisteva tanto offrendo oro in quantità e loro non avevano neanche il pane quotidiano, finirono con l’accettare e pensarono: E’ un figlio della fortuna, non gli mancherà nulla. […]

Sirenetta, principessa del mare. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Sirenetta, principessa del mare. Una fiaba di Hans Christian Andersen
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Là, in mezzo al mare, nelle profondità proibite all’uomo, abita gente del mare sconosciuta al mondo. Nel punto più lontano del fondo si trova il castello del re del mare. Le mura sono di corallo e le grandi finestre sono fatte con ambra chiarissima, il tetto è formato da conchiglie ricche di perle giganti e meravigliose. II re del mare era vedovo da molti anni, pur avendo perso la moglie gli rimasero sei figlie. Tute belle e soavi. Ma chi governava il castello era la vecchia madre del re. Ella voleva molto bene alle piccole principesse del mare, le sue nipotine, ed esse ricambiavano con devozione e affetto. Le principesse del mare erano sirene. Avevano la pelle bianca come l’avorio e delicata come un petalo di rosa bianca, gli occhi erano azzurri come il mare, ma non avevano piedi, perché il loro corpo era per metà pesce e per metà fanciulla. E al posto dei piedi possedevano una grande pinna. […]

Il Basilisco. Una favola di Leonardo da Vinci

Il Basilisco. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Nella lontana Cirenaica vive un animale pericolosissimo che si chiama basilisco. è un piccolissimo animale. Non è più lungo di dodici dita e ha una grande macchia bianca sulla testa cresposa che sembra un diamante. Al temuto Basilisco basta anche solo un fischio per mettere in fuga ogni serpente, anche se molto più grande di lui.
Invece di muoversi strisciando a spirale, come tutti i serpenti, il Basilisco corre veloce e dritto sollevando in aria il busto. Come fosse un guerriero fiero e possente.
È un animale terribile e velenosissimo. Accadde un giorno che un cavaliere tornasse al suo castello dopo un faticoso torneo, quando, all’improvviso il suo cavallo, s’imbizzarrì. Scansò da un lato, e si mise a nitrire spaventatissimo: veva visto il terribile Basilisco. Il cavaliere, che aveva la lancia in mano, subito colpì il velenoso serpente e lo uccise. Ma il Basilisco, prima di morire ebbe appena il tempo di mordere la lancia del cavaliere. Subito il veleno potentissimo del rettile incominciò a salire su per le fibre dell’asta, raggiunse la mano del cavaliere, e l’uomo e il cavallo morirono in un istante tra terribili sofferenze.
In quel momento arrivò un altro Basilisco, il quale, non potendo più uccidere nessuno, soffiò contro l’erba e contro i cespugli: così che l’erba e i cespugli inaridirono e seccarono, e i sassi si sbriciolarono come fosse sabbia.

La donna che riuscì a mettere nel sacco i folletti. Una fiaba Celtica

La donna che riuscì a mettere nel sacco i folletti. Una fiaba Celtica
Fiabe

 
 

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] I folletti cominciarono a pensare di avere la fornaia a loro completa disposizione, per mangiar quando e come volevano le prelibatezze che lei sola sapeva sfornare. Finché decisero di rapire la fornaia, e l’occasione non tardò. Spiando una notte dal buco della serratura della casa della fornaia, un folletto scoprì che la donna era stata incaricata di preparare i dolci per una festa di matrimonio che si sarebbe tenuta al castello. Si trattava di una celebrazione importante, con centinaia di invitati, per cui la fornaia avrebbe trascorso l’intera giornata nelle cucine del palazzo, e solo all’imbrunire sarebbe tornata a casa. I folletti organizzarono così il rapimento. […]

La tua donazione ci aiuterà a raccontare nuove storie, che potranno restare libere e gratuite.

 

I tre piccoli uomini nella casa del bosco. Una fiaba dei fratelli Grimm

I tre piccoli uomini nella casa del bosco. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] La povera Beatrice obbedì. Indossò il vestito di carta e uscì col cestino. E fuori era tutto bianco, la neve era bianca, c’era neve, tanta neve.
Quando la fanciulla Beatrice giunse nel bosco, vide una piccola casetta verde, dalle cui finestrette sbirciavano tre ometti. Beatrice diede loro il buongiorno e bussò alla porta. Gli ometti gridarono: “Avanti!” e la fanciulla entrò.
C’era una stanza ben calda con un grande camino, dove ardeva un bel po’ di legna, e Beatrice, che era assai infreddolita, chiese il permesso di potersi sedere accanto al fuoco. Gli ometti acconsentirono e la fanciulla si sedette su una panca accanto al grande camino, scaldò la colazione se la mangiò con garbo. […]

Il testamento dell’aquila. Una favola di Leonardo da Vinci

Il testamento dell’aquila. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Una vecchia aquila reale, che viveva da molti anni solitaria sopra un’altissima roccia, sentì che l’ora della morte era vicina. Con un grido possente chiamò i suoi figli che vivevano sulle rocce sottostanti, e quando furono tutti riuniti intorno a lei li guardò uno per uno e disse:

  • Io vi ho nutriti ed allevati perché, fino da piccoli, siete stati capaci di guardare il sole. Ho lasciato morire di fame i vostri fratelli che non sopportavano la sua vista. Perciò voi siete degni di volare più in alto di tutti gli uccelli. Chi non vuol morire non si accosti mai al vostro nido. Tutti gli animali devono temervi, e voi
    non farete alcun male a chi vi rispetta, ma gli lascerete mangiare gli avanzi delle vostre prede.
    Ora io sto per lasciarvi, ma non morirò qui nel mio nido. Volerò in alto, fin dove mi porteranno le ali; mi protenderò verso il sole come se dovessi andare da lui. I suoi raggi infuocati bruceranno le mie vecchie penne, precipiterò verso la terra, cadrò dentro l’acqua.
    Ma da quell’acqua, per miracolo, rinascerò un’altra volta, ringiovanita, pronta a ricominciare una nuova esistenza. Così è la natura delle aquile, il nostro destino. –
    Detto questo l’aquila reale spiccò il volo: maestosa e solenne ruotò intorno alla roccia dove stavano i suoi figli; poi, all’improvviso, puntò diritta verso l’alto, per bruciare nel sole le sue ali ormai stanche.

Il vecchio usuraio fra le spine. Una fiaba dei fratelli Grimm

Il vecchio usuraio fra le spine. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un ricco contadino aveva un garzone, di nome Crisponzio, a lavoro da ben tre anni. Il garzone era sempre stato un buon lavoratore e fedele, nonostante il contadino non gli avesse ancora dato un solo mese di salario. Quel povero ragazzo finalmente si stancò di faticare per per nulla e un bel giorno decise di recarsi dal padrone contadino e gli disse:
— Padrone, io vi ho servito bene per tutti questi anni e spero che prima o poi che mi darete quanto merito.
Il contadino che era uno furbo senza bontà, sapendo quanto fosse semplicione quel giovanotto, gli dette tre soldi.
— Tieni: – gli disse col tono e col gesto di chi avesse messo fuori un sacco di monete d’oro – uno per anno.
Il garzone Crisponzio credette d’avere in mano una bella somma e disse fra sé: — Ora, almeno, non avrò bisogno di lavorar tanto e potrò godermi un poco la vita anch’io. – Mise i tre soldi in un sacchetto e se ne andò a girare per monti e per valli, tutto contento.
Quand’ecco che […]

dai nove anni

I tre poltroni. Una fiaba dei fratelli Grimm

I tre poltroni. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un re, che si chiamava Crisponzio, ed era sovrano di un regno immenso, aveva tre figli. Era felice e li amava tutti allo stesso modo. Ma non sapeva a chi dover lasciare il regno. Molti ministri e consiglieri gli suggerirono di trovare subito un successore, così da assicurare la continuità del regno senza litigi tra fratelli. Così una bella mattina di primavera il re chiamò a se i suoi tre figliuoli‚ e disse:
-Carissimi e amati figli principi, in questi giorni ho pensato a voi, al regno e alla pace, ho una cosa che voglio dirvi.

  • Ma certo amato padre e re sovrano, siamo qui per ascoltarti e ubbidirti in tutti i tuoi ordini. Risposero i tre figliuoli.
  • Bene, figliuoli cari ho pensato che è giunta l’ora di trovare tra di voi il successore al mio trono: dunque, il più pigro di voi diventerà re alla mia morte, e il sonno eterno mi vorrà con se-. […]

Indovina chi è la moglie giusta. Un fiaba dei fratelli Grimm

Indovina chi è la moglie giusta. Un fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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una fiaba adottata da Marinella Picasso

Picass galleria d'arte, via 4 novembre, n°19 - Nuoro
Via 4 novembre, 17 – Nuoro

C’erano una volta sei donne bellissime che erano state trasformate da un mago, brutto come la fame, cattivo e invidioso, come il vento di tramontana, in sei fiori straordinari e profumati. Stavano tutte in mezzo a un bel giardino, conosciuto come il giardino degli asfodeli, dove vi stava una campana di bronzo; e a ciascuna di loro il mago aveva concesso di poter tornare per un solo giorno nelle proprie famiglie, per stare con i loro figli e il proprio marito, ma solo per un giorno. […]

Il chiodo. Una fiaba dei fratelli Grimm

Il chiodo. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un mercante aveva fatto grandi buoni affari alla fiera: aveva venduto tutta la sua mercanzia e la sua borsa era piena di monete d’oro e d’argento. Siccome voleva mettersi in viaggio in modo da arrivare a casa prima che facesse notte, per paura di perdersi o subire furti da parte dei briganti, chiuse in fretta il denaro nella valigia, la caricò dietro la sella, legò per bene ogni cosa, montò a cavallo e s’avviò verso casa.
A mezzogiorno si fermò in una città per desinare e, al momento di ripartire, lo stalliere gli disse:

  • Signore, al suo cavallo manca un chiodo nel ferro posteriore sinistro.”
  • pazienza,- rispose il mercante, non mi pare così grave, […]

La vecchia casa. Una fiaba di Hans Christian Andersen

La vecchia casa. Una fiaba di Hans Christian Andersen
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Era proprio una casa degna di essere ammirata! e vi abitava un vecchietto che portava calzoni all’antica, una giacca con grossi bottoni di metallo e una parrucca che era proprio una vera parrucca, e lo si vedeva bene.
Ogni mattina andava da lui un vecchio domestico per fare la pulizia e le compere; altrimenti il vecchio con quei calzoni divertenti restava tutto il giorno solo nella vecchia casa; ogni tanto si avvicinava al vetro della finestra e guardava fuori, così il bambino gli faceva cenno e il vecchio gli rispondeva nello stesso modo, quindi
diventarono conoscenti e infine amici, sebbene non si fossero mai parlati, ma tanto quello non contava. […]

Gratitudine. Una favola di Leonardo da Vinci

Gratitudine. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Quella mattina le due vecchie ùpupe, un maschio e una femmina, una coppia di uccelli che vivevano da sempre insieme, non se la sentirono proprio di volare. Non avevano più forze. Un velo davanti agli occhi impediva loro di guardare il mondo; il cielo era sereno, ma loro vedevano una specie di nebbia bianca che le disorientava. Erano vecchie e malate. Le penne delle ali e della coda incominciavano a intristire, perdevano il colore e la luce, si inaridivano come rami secchi e cadevano.
Le due ùpupe decisero, così, di non muoversi più e di aspettare insieme la morte, che tanto non avrebbe tardato ad arrivare.
Ma, invece, arrivarono i loro figli. Giovani e forti ùpupe della foresta. Prima uno, che passava di lì per caso; si accorse subito che i suoi genitori erano gonfi e stavano male, e ripartì immediatamente in cerca dei suoi fratelli.
Quando furono tutti lì, il maggiore di essi disse:
— Noi abbiamo ricevuto da nostro padre e da nostra madre il dono meraviglioso della vita; essi ci hanno protetti, nutriti e allevati, dedicandoci tutto il loro affetto. Ora sono malati, son diventati quasi ciechi e non possono più volare per andare in cerca di cibo. Spetta a noi ora nutrirli e curarli.—
A queste parole senza nemmeno un cinguettare, tutti si mossero. Alcuni si misero a fare un nido nuovo, altri andarono in cerca d’insetti, altri, ancora, partirono verso la foresta.
In breve tempo il nido fu pronto e i genitori vi furono adagiati con delicatezza; per riscaldarli, alcuni figli li coprirono col loro corpo come fanno le femmine quando covano le uova; altri li imboccarono, altri, col becco, li ripulirono staccando le vecchie e tristi penne inaridite.
Finalmente tornarono anche quelli che erano andati nella foresta a cercare una foglia curatrice capace di rendere la vista. Masticarono la foglia curatrice e col succo di quella foglia medicarono gli occhi inariditi e spenti dei genitori. Poi attesero con pazienza. Poco dopo il padre e la madre aprirono gli occhi, si guardarono intorno e riconobbero tutti i loro figlioli. Li aveva guariti il loro affetto, la loro gratitudine.

Mastro Punteruolo va in Paradiso. Una fiaba dei fratelli Grimm

Mastro Punteruolo va in Paradiso. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Mastro Punteruolo era un ometto magro magro, e seppure magro aveva una grande forza e vitalità. La sua faccina, da cui si vedeva uscire solo il naso rivolto all’insù, era tutta butterata, piena di buchi cavernicoli e bianca pallida, i capelli grigi e arruffati; gli occhi erano piccoli piccoli, quasi non si vedevano più, ma si divertivano veloci e rapidi a guardare di qua e di là, spiando e lanciando fuochi e fulmini.
Mastro punteruolo guardava ogni cosa, criticava e contestava tutto, ma sapeva tutto meglio di chiunque, e il guaio è che aveva sempre ragione. […]

Il ragno e l’uva. Una favola di Leonardo da Vinci

Il ragno e l’uva. Una favola di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Il ragno e l’uva
Un ragno, dopo essere stato per molti giorni ad osservare il movimento degli insetti, si accorse che le mosche accorrevano specialmente verso un grappolo d’uva dagli acini grossi e dolcissimi.

  • Ho capito. – disse fra sé.
    Si arrampicò, dunque, in cima alla vite, e di lassù, con un filo sottile, si calò fino al grappolo installandosi in una celletta nascosta fra gli acini. Da quel nascondiglio incominciò ad assaltare, come un ladrone, le povere mosche che cercavano il cibo; e ne uccise molte, perché nessuna di loro sospettava la sua presenza.
    Ma intanto venne il tempo della vendemmia. Il contadino arrivò nel campo colse anche quel grappolo, e lo buttò nella bigoncia, dove fu subito pigiato insieme agli altri grappoli.
    L’uva, così, fu il fatale tranello per il ragno ingannatore, che morì insieme alle mosche ingannate.
    Insomma, chi la fa l’aspetti.

Gli uccelli e la Cerasta. Una leggenda di Leonardo da Vinci

Gli uccelli e la Cerasta. Una leggenda di Leonardo da Vinci
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

— Vieni a vedere! — gridò un uccellino al suo compagno. — Ci sono quattro teneri vermicelli che giocano sopra una foglia! —
Infatti, proprio ai quattro lati di una foglia, stavano quattro piccoli vermicelli, che si drizzavano dimenandosi e contorcendosi.
Quell’uccellino non poté resistere alla tentazione di mangiare quei vermi, tanto teneri e ben nutriti da sembrare squisiti, e così si precipitò giù per catturarli, beccarli e divorarli.
L’altro uccellino lo vide puntare dritto e deciso verso la foglia, poi lo sentì cinguettare disperato; e subito vide le penne del suo compagno arruffate, le sue ali sbattere forte forte a vuoto: la foglia si arrotolò a poco a poco intorno all’uccellino suo compagno, finché, di sotto la foglia, apparve la terribile Cerasta.
La Cerasta è una vipera, assai feroce e spietata. Ha gli occhi su quattro piccole corna mobili, e quando si vuol sfamare, nasconde sotto le foglie tutto il corpo, tranne quei minuscoli quattro cornetti; e muovendoli fa credere agli uccelli che siano vermicelli saporiti, e quando quei poveretti pennuti ignari si precipitano giù per catturarli, subito la Cerasta li stringe forte a se e li divora.

L’audace soldatino di stagno. Una fiaba di Christian Andersen

L’audace soldatino di stagno. Una fiaba di Christian Andersen
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Christian Andersen

I soldatini erano tutti uguali, ma l’ultimo della fila aveva una sola gamba. Chissà, forse non bastò lo stagno per essere fuso come i suoi compagni. Eppure, anche se con una gamba sola, il soldatino stava ben piantato in piedi, come tutti gli altri. Sul tavolo dove erano stati appoggiati c’erano molti altri giocattoli, ma quello che più attirava l’attenzione era un fantastico castello di carta. Sulla porta aperta stava una fanciulla carinissima, dai colori vivacissimi, ed era fatta anche lei di carta. La bella fanciulla aveva le braccia che cingevano la testa come fosse un arco, e aveva una gamba sollevata così in alto che il soldatino di stagno, non vedendola, credette che anch’ella avesse una gamba sola, proprio come lui. Ma la fanciulla era una ballerina. […]

Tre piume, una fiaba dei fratelli Grimm

Tre piume, una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

E perché‚ non litigassero fra di loro, li condusse davanti al castello, tolse da una scatola tre piume: una gialla, che affidò al più grande; una rossa che affidò al secondo genito; ed infine, una bianca, che destinò al più piccolo. Dopo di che, lanciò le piume in aria e soffiando forte le lasciò andare ciascuna libera nella direzione che il caso avesse voluto, poi caddero per terra: “Ecco, figliuoli, vi invito ad andare per il mondo nella direzione che la vostra piuma prenderà dopo il volo.”

Una storia fantastica. Una fiaba di fila e strocca dai fratelli Grimm

Una storia fantastica. Una fiaba di fila e strocca dai fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Ho visto due polli in arrosto di mare
volare e crepitare nel sale di fuoco,
volavano rapidi e svelti
come le dune con le pance rivolte
dal cielo futuro spargevano ali
sulle schiene che guardano giù
son montagne che sanno di mare; […]

I tre porcellini. Una fiaba dei fratelli Grimm

I tre porcellini. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’erano una volta tre piccoli porcellini che se ne andavano in giro per il mondo soli e soletti a cercar fortuna e una casa dove poter dormire. Il primo porcellino trovò un contadino che trascinava una grande balla di paglia. “Per favore contadino. Per favore contadino… contadino per favore… oh, contadino! o’ contadino ma c’hai la paglia nelle orecchie?” “eh, sì che c’è?” rispose il contadino. “per favore contadino, me la daresti quella balla di paglia?, vorrei costruirmi una casa calda e bella, tutta di paglia” E l’uomo contadino, che era buono e generoso, che fece? gliela regalò. Il porcellino allora si costruì una casetta tutta di paglia e andò a dormire al calduccio. La mattina dopo, appena spuntò il sole, il porcellino sentì bussare alla porta. […]

La grande e deliziosa pappa. Una fiaba dei fratelli Grimm

La grande e deliziosa pappa. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Doveva dirgli: -Cuoci la pappa, pentolino!- e il pentolino cuoceva una buona pappa dolce di miglio; e quando diceva: -Fermati, pentolino!- il pentolino smetteva di cuocere. La fanciulla lo portò a casa a sua madre: la loro miseria e la loro fame erano ormai finite, ed esse mangiavano pappa dolce ogni volta che volevano. Un giorno che la fanciulla era uscita, la madre disse: -Cuoci la pappa, pentolino!-.

La pagliuzza, il carbone e il fagiolo. Una fiaba dei fratelli Grimm

La pagliuzza, il carbone e il fagiolo. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In un villaggio abitava una povera vecchia che aveva raccolto un piatto di fagioli e voleva cuocerli. Preparò il fuoco nel camino, e perché bruciasse più in fretta l’accese con una manciata di paglia. Mentre versava i fagiuoli nella pentola, gliene sfuggì distrattamente uno, che cadde a terra accanto a una pagliuzza; e subito un pezzetto di carbone ardente saltò anch’esso dal focolare e si mise accanto a loro. Allora la pagliuzza disse: “Carissimi amici, da dove venite?” Rispose il carbone: “Acciderbolone, io che son carbone, per una gran fortuna sono fuggito dal fuoco, e se non ci fossi riuscito a viva forza, sarebbe stata morte sicura e terribile perché sarei stato incenerito.” Disse il fagiuolo: “Acciderbuolo, io che son fagiuolo, pure l’ho scampata bella bella, ma se la vecchia mi avesse messo in pentola, sarei stato ridotto in pappa pappetta e senza pietà, come i miei compagni, ecco. […]

Il farfallone. Una fiaba di Hans Christian Andersen

Il farfallone. Una fiaba di Hans Christian Andersen
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un farfallone che voleva una fidanzata. E naturalmente doveva essere un grazioso fiorellino. Guardò tutti i fiori, ciascuno se ne stava tranquillo e piegato sul proprio stelo, come una signorina deve stare quando non è ancora fidanzata. E ce n’erano tanti tra cui scegliere, ed era difficile, e il farfallone non aveva voglia di stare a cercare; così volò dalla margheritina. […]

Agnellino e pesciolino. Una fiaba dei fratelli Grimm

Agnellino e pesciolino. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Maarino

[…] C’era una volta un fratellino e una sorellina che si volevano molto bene. Ma la loro mamma era morta ed essi avevano una matrigna che li odiava e faceva loro, di nascosto, tutto il male che poteva. Un giorno essi giocavano con altri bambini su di un prato davanti a casa, e accanto al prato c’era uno stagno che arrivava a lambire un lato della casa. I bambini giocavano a rincorrersi, e ogni tanto riprendevano la conta:
“Lasciami, lasciami, ti lascerò,
all’uccellino io poi ti darò,
e lui la paglia mi cercherà,
che alla vacchina io poi darò,[…]

Bella e la Bestia, di Charles Perrault

Bella e la Bestia, di Charles Perrault
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

In un tempo lontanissimo c’era una volta una città abitata quasi esclusivamente da mercanti. Quando dai porti vicini e lontani giungevano le navi cariche di merci era una festa per tutti. Uomini, donne, bambini si vestivano con gli abiti più belli, si ornavano con gioielli e ghirlande di fiori e si radunavano in piazza.
Nel centro della città, una grande casa si distingueva dalle altre; qui viveva un ricco mercante con la sua unica figlia Bella, una fanciulla semplice e buona. Sul suo bellissimo viso splendevano due occhi chiari e dolci, sull’ampia fronte cadevano riccioli bruni, il suo corpicino era snello e flessuoso. Fu perciò soprannominata da piccola «la bella bambina». E Bella fu il suo nome anche quando divenne più grande.

Anfione, il cantore delle sette porte di Tebe

Anfione, il cantore delle sette porte di Tebe
Mitologia

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] La vita del musico poeta Anfione sarebbe potuta trascorrere tranquilla se la moglie Niobe non avesse commesso l’imprudenza grave di offendere la dea Leto, che aveva dato a Zeus due figli potenti e vendicativi: Apollo e Artemide. Ma Niobe, orgogliosa di aver partorito ben quattordici figli, sette maschi e sette femmine, un giorno, malauguratamente osò confrontarsi con la dea: — Se a Leto, che ha partorito solo due figli, sono riconosciuti tutti gli onori di una dea, che cosa dovrei aspettarmi io, che sono madre di ben quattordici figli?
Offesa dal paragone, Leto chiese ai figli di vendicarla: — Apollo, uccidi i figli maschi di Niobe, mentre tu, Artemide, uccidi le femmine! […]

La nascita del dio Dioniso, Mitologia

La nascita del dio Dioniso, Mitologia
Mitologia

 
 

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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Zeus, travestito da uomo mortale, ebbe una segreta avventura d’amore con Semele, figlia del re Cadmo di Tebe. Venuta a conoscenza del tradimento, la dea Hera – sotto le sembianze di una vecchia nutrice di Semele – finse di non credere che il padre del bimbo nel grembo della principessa (incinta ormai di sei mesi) fosse proprio Zeus, a meno che la giovane non convincesse il suo amante a rivelarsi nel suo vero aspetto. […]

La storia di Icaro e di suo padre Dedalo, il grande inventore. Mitologia

La storia di Icaro e di suo padre Dedalo, il grande inventore. Mitologia
Mitologia

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Mitico figlio di Dedalo e di Naucrate, schiava di Minosse. Rinchiuso con il padre nel labirinto di Creta, fuggì volando con le ali che Dedalo aveva adattato con la cera al proprio corpo e a quello del figlio. Ma, avvicinatosi troppo al Sole, la cera si sciolse e Icaro cadde nel mare.

I sette piccoli corvi. Una fiaba dei fratelli Grimm

I sette piccoli corvi. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Un uomo aveva sette figli maschi e neanche una bimba, per quanto la desiderasse.
Finalmente la moglie si trovò ad essere di nuovo incinta e diede alla luce proprio una femminuccia.
Era una bimbetta molto bella, ma, ahimé, troppo piccola e fragile, tanto che dovettero battezzarla subito.
Il padre inviò di fretta uno dei ragazzi alla fonte a prendere l’acqua per il battesimo, ma anche gli altri sei fratelli corsero con lui.
E dato che ciascuno voleva essere il primo ad attingere l’acqua, la brocca sfuggì di mano e cadde nella fonte.
Allora i sette fratelli se ne stettero là con lo sguardo confuso, senza sapere cosa fare. Nessuno osava tornare a casa. Intanto il padre si domandava perché‚ i ragazzi tardassero tanto. -Sicuramente- diss’egli -si saranno messi a giocare!- e dato che tardavano a non venire, il padre, adirato, disse: -Vorrei che diventassero tutti corvi!-. […]

L’anatra bianca e la strega. Una fiaba dalla Russia.

L’anatra bianca e la strega. Una fiaba dalla Russia.
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta uno Zar grande e potente, che sposò una bellissima principessa. Non c’era al mondo una coppia più felice di loro, ma la loro luna di miele fu ben presto interrotta, poiché lo Zar fu chiamato in una spedizione di guerra contro un paese nemico, ed essi furono costretti a separarsi. La giovane sposa pianse amare lacrime, e il marito cercò di consolarla e prepararla al distacco dandole dei consigli. Le raccomandò sopratutto di non allontanarsi mai dal castello, di non dare confidenza agli estranei, di guardarsi sempre dai cattivi consiglieri e specialmente dalle donne strane. […]

Il figlio irriconoscente. Una fiaba dei fratelli Grimm

Il figlio irriconoscente. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…]Era l’ora del pranzo e avevano sulla tavola davanti a loro un pollo arrosto, caldo e fumante, e volevano mangiarlo insieme. Ma d’un tratto l’uomo vide avvicinarsi alla tavola il suo vecchio padre. Allora, svelto come il vento, prese il pollo e lo nascose immediatamente, perché‚ non voleva darne al povero genitore.[…]

Il contadino e il diavoletto. Una fiaba dei Fratelli Grimm

Il contadino e il diavoletto. Una fiaba dei Fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta un contadino furbo di nome Crisponzio, tanto astuto che proprio, come suol dirsi, sapeva dove il diavolo tiene la propria coda. Di lui, del contadino Crisponzio, se ne raccontavano parecchie, perché non vi era nessuno che potesse stargli alla pari per LA sua astuzia. Ma la più bella fra tutte fu la burla d’imbroglio che fece al diavolo. Sì, proprio al diavolo in persona. […]

I regali degli gnomi. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino

I regali degli gnomi. Una fiaba dei fratelli Grimm. Messa in voce di Gaetano Marino
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

[…] Era già sorta la luna, quando i due arrivarono ad una collina, sulla quale videro una folla di piccoli uomini e piccole donne che danzavano allegramente in un girotondo, tenendosi per mano. Era una tribù di gnomi, che cantava con una voce soave e melodiosa.
Stava nel mezzo del girotondo un vecchio piccolo gnomo, un po’ più alto dei compagni, con indosso una veste variopinta di tantissimi colori e con una barba bianca che gli scendeva sul petto.
Il sarto e il fabbro gobbo stettero a guardare a bocca aperta. Appena li vide il vecchio gnomo fece loro cenno di avanzare, e gli gnomi che stavano in cerchio fecero largo per farli entrare nel girotondo.
Il fabbro gobbo entrò nel cerchio senza esitare un momento; aveva la schiena alquanto curva ed era temerario come tutti quelli che posseggono la gobba. Il sarto invece, spaventato e diffidente, si tenne indietro, ma quando vide che tutti ridevano e se la spassavano, si fece coraggio ed entrò anche lui nel girotondo. […]

La rosa, una fiaba dei fratelli Grimm

La rosa, una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

C’era una volta una povera donna che aveva due bambini. Vivevano tutti in una casa di campagna, e in quel tempo, era calato l’inverno, e faceva tanto freddo.
La mamma badava alla casa e il più piccolo andava andare tutti i giorni nel bosco d’intorno a fare legna.
Una volta il piccolo fanciullo si era spinto molto lontano per cercar legna, quando d’improvviso gli si avvicinò un bambino piccino. Quel bambinello, che era tutto bello e luminoso, lo aiutò con cortesia e gentilezza a raccogliere la legna. Tanto gentile e premuroso che gliela portò fino a casa.
E appena ebbe appoggiato la legna alla porta, in un attimo, così com’è comparso, il bambinello caro sparì… […]

La signora Trude, ovvero, Gertrude. Una fiaba dei fratelli Grimm

La signora Trude, ovvero, Gertrude. Una fiaba dei fratelli Grimm
Fiabe

 
 
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Adattamento e messa in Voce di Gaetano Marino

* dai 9 anni in su


C’era una volta una fanciullina biricchina, prepotente e curiosona. Quando il papà e la mamma le chiedevano qualcosa, lei non obbediva mai, anzi, faceva finta di non sentire. Un giorno la fanciulla disse ai suoi genitori: – Ho sentito parlare della signora Gertrude. Dicono che la sua casa sia tanto tanto strana e assai curiosa, piena di cose straordinarie, oh, quanto mi piacerebbe andare a farle visita. Il papà e la mamma subito si fecero preoccupati in viso e le dissero che la signora Gertrude era una donna malvagia e terribile. Così proibirono alla fanciulla di andarci, e che se lo avesse fatto non l’avrebbero più voluta come figlia.

Le Arpie, serve di Zeus. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Le Arpie, serve di Zeus. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino
Mitologia

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Le Arpie sono rappresentate come donne provviste d’ali, oppure come uccelli dalla testa di donna. Hanno artigli aguzzi e assai velenosi. Si diceva che abitassero le isole Strofadi, nel Mar Egeo.
Queste creature vengono considerate demoni della tempesta, si cibano delle anime delle persone, dopo averli rapiti. Portavano con se l’odore terribile della morte.
Più tardi, il poeta Virgilio le pose nell’anticamera degli Inferi, in compagnia d’altri mostri feroci.

Le Arpie sono dunque rapinatrici, il loro nome deriva dal greco proprio dal significato di Ghermire, portare via. In particolare di bambini morti prematuramente e di anime suicide. Si affiggeva spesso la loro immagine sulle tombe dei defunti, nel gesto di trasportare l’anima del morto afferrata e sicura fra i loro artigli. […]

Teseo, l’eroe degli eroi. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino

Teseo, l’eroe degli eroi. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino
Mitologia

 
 
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Scritto e messo in voce da Gaetano Marino

Teseo fu l’eroe più famoso e conosciuto di tutta l’Attica. La sua fama superò persino quella di Eracle. Le sue gesta ebbero luogo principalmente nel Peloponneso. Teseo appartenne alla generazione che precedette la guerra di Troia, alla quale però presero parte i suoi due figli, Demofonte e Acamante. Teseo era più giovane dell’invincibile Eracle. Si disse anche che i due eroi fossero stati compagni di viaggio nella famosa spedizione degli Argonauti, la grande impresa allestita dal principe Giasone, in viaggio sulla nave Argo alla ricerca del Vello d’oro. Teseo fu anche tra i principali protagonisti della guerra contro le Amazzoni.
Per quanto riguarda le sue origini, vi sono due ipotesi: la prima si riferisce ad una origine terrena, la seconda a una divina. […]

Antiope, l’Amazzone

Il bruco e la virtù. Una favola da Leonardo da Vinci.

Il bruco e la virtù. Una favola da Leonardo da Vinci.
Favole

 
 
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Adattamento e messa in voce di Gaetano Marino

Eppure, stava lì, in attesa, fermo e ben saldo sul palmo di una foglia, il piccolo teneroso bruco. Il vermicello dai tanti e tanti piedini guardava con i suoi occhietti in ogni parte e in ogni dove, e girava intorno nei suoi pensieri. C’era chi sorrideva, chi salutava, chi cantava, chi saltellava, chi correva in ogni dove, e soprattutto c’era volava. Tutto era gioioso intorno, ogni cosa si muoveva e vibrava di vita felice. Solo lui, povero bruchino, non riusciva quasi più a muovere il suo corpo, non aveva mai avuto voce, né poteva muoversi veloce come gli altri, ma soprattutto, non sapeva cosa volesse dire volare. Ogni suo passaggio da una foglia all’altra gli pareva un lungo stanco e infinito viaggio.
Eppure non invidiava nessuno. Sapeva di essere un bruco, e che i bruchi devono imparare a filare una bava sottilissima per tessere, con grande arte maestra, preziosa e meravigliosa, la propria piccola casa. Perciò, con molta pazienza e dedizione, iniziò il suo ultimo lavoro.
In breve tempo il bruco, stanco e lento, si trovò chiuso in un banco, tiepido bozzolo di seta, una crisalide, assai lontana e isolata dal mondo.
“E adesso che faccio?” si domandò.
“Ora devi saper aspettare, mio dolce bruchino” gli rispose una vocina segreta e misteriosa, dolce voce di una mamma mai conosciuta. “Ancora un po’ di pazienza e vedrai, e sentirai”.
E il bruco attese, attese con fiducia il prodigio di madre natura.
Poi fu il suo giusto momento, e senza che suonasse la sveglia, il bruco aprì gli occhi, e sentì che non era più un bruco stanco e lento. Sentì qualcosa di morbido e candido che lo teneva al caldo, avvolto in un tenero abbraccio. Aprì con le nuove zampette raschiose e taglienti un varco nel bozzolo, si sbrigliarono fuori due grandi veli leggeri leggeri. E uscì fuori alla luce del sole. Non aveva più i suoi mille piedi, non aveva più quel corpo ingombrante, né cadde pesante al suolo. Ora s’accorse di avere due ali grandi, leggere e bellissime, ricche di mille colori variopinti e luminescenti al sole. Come d’istinto, come madre natura volle, il nuovo essere batté le ali, e subito si librò nell’aere, su, in alto in alto, nel cielo infinito.
Così appare la virtù, leggera e maestosa, e se ben paziente essa attende ad ogni cosa e premia la pazienza.